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Federica Abbate torna con il nuovo singolo “Superman”: «Da adolescente mi sentivo invisibile, salvo i piccioni perché non sopporto l’indifferenza. “Per Sempre si” di Sal Da Vinci piace perché parla di un sentimento universale» – Intervista

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Federica Abbate torna a raccontarsi su SuperGuidaTV con “Superman”, un brano che mescola ironia, vulnerabilità e immaginario pop per raccontare qualcosa di profondamente autentico. Tra finti matrimoni, come quello che accompagna il video del brano, ricerca di sé e piccioni salvati per le strade di Milano, l’artista si mette completamente a nudo, parlando di insicurezze, sogni e del coraggio di imparare a salvarsi da soli senza l’aiuto di nessuno. In questa intervista Federica ci racconta la nascita del singolo, il significato del videoclip e il suo modo tutto personale di vivere il pop.

Intervista a Federica Abbate: “vi presento Superman”

Bentornata su SuperGuidaTV, Federica. Siamo qui per il lancio del tuo nuovo brano Superman. Com’è nata questa canzone e perché questo titolo?

“Questo brano è nato in un momento in cui tante persone mi dicevano: ‘Federica, tu non puoi fare la pop star perché sei goffa, sei buffa’. E io ho pensato: cavolo, forse hanno ragione. Mi sono chiusa in studio e ho riflettuto sul fatto che io vengo dal pop, sono cresciuta nel pop e ne conosco tutti i codici. Però quei codici non posso usarli per costruire un personaggio da diva irraggiungibile, perché non mi appartiene. Allo stesso tempo, però, il pop è la cosa che mi diverte di più al mondo.

Allora mi sono chiesta: perché non usare quei codici non per inventare un personaggio, ma per mettermi completamente a nudo?

Da lì è nata l’idea del finto matrimonio: un’immagine molto pop, costruita, quasi da campagna marketing. Però dietro quella finzione c’è una storia vera. C’è Federica che, appena si spegne la telecamera, si mette gli stivali, va in campagna e piange delle proprie sfighe con le amiche. Superman parla proprio di questo: di quando cerchiamo negli altri la validazione, la salvezza, le conferme. Ma la verità è che Superman non esiste. Superman siamo noi. Siamo gli unici che possono salvarsi davvero”.

Superman è sempre stato il tuo supereroe preferito?

“No, da bambina mi piacevano i cavallini e tante altre cose! Però Superman, per me, rappresenta il bisogno di diventare il supereroe di se stessi. Vale soprattutto per noi donne, ma anche per gli uomini. Nessuno può realmente risolverci la vita. Quando iniziamo a stare bene con noi stessi, allora cambiano anche le situazioni intorno a noi. E se qualcuno non ci vede o non ci apprezza, non bisogna farne un dramma. C’è chi ci vede e chi no. Fa parte della vita. Per me essere Superman significa anche trovare il coraggio di inseguire un sogno nonostante tutte le difficoltà. Ed è un atto eroico quotidiano”.

Nel brano mostri anche molta vulnerabilità. È stato difficile raccontarti così?

“In realtà il mio superpotere è l’autoironia. Nel video ci sono io vestita da sposa, perfetta, truccata benissimo, apparentemente impeccabile. Ma attraverso l’autoironia si capisce che quella pop star perfetta non esiste. Io sono buffa, goffa, e proprio per questo tutto è venuto fuori in maniera molto naturale. Quando si spegne la telecamera, torno a essere semplicemente Federica che ride delle proprie sfighe. Mi piacerebbe che chi guarda il video non pensasse: ‘Che diva’. Vorrei piuttosto che dicesse: ‘Federica è come me’”.

Nel videoclip compaiono anche tanti tuoi amici, tra cui Sal Da Vinci, Clara e Sarah Toscano. Come sono nate queste collaborazioni?

“È nato tutto in modo molto spontaneo. Appena ho scritto il pezzo, ho pensato subito a raccontarlo attraverso un finto matrimonio. Per collegare Per Sempre Sì a Superman c’è un filo conduttore: da una parte il sogno romantico dell’amore eterno, dall’altra la fuga dall’altare. Sono due visioni che possono convivere. Così ho pensato: chi potrebbe celebrare questo matrimonio? E la risposta è stata subito Sal Da Vinci. L’ho chiamato e lui ha accettato subito. Poi ho coinvolto Clara e Sarah Toscano come damigelle, oltre a Rovazzi e Fred. E naturalmente serviva anche uno sposo: ho chiamato Francesco Monte. Alla fine abbiamo creato questo matrimonio finto ma divertentissimo”.

Quando sono uscite le foto in abito da sposa, molti hanno davvero pensato che ti stessi sposando. Che effetto ti ha fatto?

“Era proprio quello che volevo mostrare: quanto il pop si basi anche sulle sovrastrutture. Io faccio parte del sistema pop e conosco bene quei meccanismi. Così ho deciso di prenderli e usarli a modo mio, quasi smascherandoli. Tutta quella costruzione, quell’immagine da diva, in realtà era una messa in scena. Però dietro c’era una verità autentica”.

Mi hai raccontato che salvi tantissimi piccioni a Milano. Da dove nasce questa passione?

“Nasce probabilmente dal fatto che non accetto l’indifferenza. Se vedo qualcosa che può essere migliorato o aiutato, sento il bisogno di intervenire. Il piccione è un animale invisibile, che nessuno considera. Forse perché in qualche modo mi sono sentita invisibile anche io. Vivo a Milano e ne trovo tantissimi feriti o in difficoltà. Così ho iniziato a curarli e col tempo sono diventati più di cento”.

Hai detto che da adolescente ti sentivi invisibile. Ti pesa ancora oggi quella sensazione?

“Da adolescente ero un po’ la ‘weirdo’: quella che scriveva canzoni, salvava piccioni ed era molto sensibile. Piangevo tanto, ridevo tanto, vivevo tutto in maniera intensa. E spesso questa cosa veniva vista come qualcosa di strano. Col tempo ho capito che quel lato di me non andava cambiato, ma solo educato. Però ognuno di noi si porta dentro qualcosa dell’adolescente che è stato”.

Oggi sei una delle firme più importanti della musica italiana. Che effetto ti fa questo riconoscimento?

“Io faccio ancora fatica a percepirmi così. Mi sento sempre Federica, quella dei piccioni e degli stivali in campagna. Sono però orgogliosa di essere riuscita a fare nella vita quello che amo. C’è chi dice che ho scritto canzoni bellissime e chi pensa che abbia rovinato la musica. Ma io non mi sento superiore a nessuno: sono semplicemente un’amante del pop. Credo che il bello del pop sia riuscire a raccontare emozioni universali in modo semplice e immediato. A volte si piange, a volte si ride, a volte si balla. E va bene così”.

Un’ultima domanda: com’è nato Per Sempre Sì per Sal Da Vinci?

“Con Sal è nato un rapporto umano molto forte. Volevo davvero trovargli il pezzo giusto per Sanremo. Ci siamo messi a scrivere insieme a Marco Cremona, Alessandro La Cava, Francesco — il figlio di Sal — e naturalmente Sal stesso. La melodia è arrivata subito, molto velocemente. E spontaneamente è emerso il tema del matrimonio, raccontato però in una forma romantica e leggera. Credo che il brano sia arrivato a tante persone proprio perché parla di un sentimento universale. Poi certo, c’è anche chi, come me in Superman, a un certo punto decide di scappare dall’altare e bastarsi da solo”.

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