Fantastic 4 – I fantastici quattro | Opinioni e recensione del film

Fantastic 4 - I fantastici quattro film

Fantastic 4 – I fantastici quattro è un film del 2015 di genere Azione/Fantascienza diretto da Josh Trank, con protagonisti Miles Teller, Kate Mara, Michael B. Jordan, Jamie Bell, Toby Kebbell. Il film ha una durata di circa 100 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Fantastic 4 – I fantastici quattro

Nel 2007 Reed Richards è un bambino prodigio che sogna di diventare il primo uomo a teletrasportarsi. Il piccolo ha addirittura progettato un prototipo, che sviluppa nel corso del tempo insieme al compagno di scuola Ben Grimm.

Sette anni dopo i due, ormai ragazzi, presentano il loro dispositivo ad una fiera scientifica e attirano l’interesse del professor Franklin Storm, direttore della Fondazione Baxter, specializzata nel rintracciare giovani talenti. Reed viene così reclutato all’agenzia per lavorare sulla creazione di un portale quantico in grado di condurre in altre dimensioni.

Tra gli scienziati che lavorano al progetto vi sono la bella Sue Storm, nata in Kosovo ma adottata dal professore a capo della compagnia, Johnny Storm (figlio naturale dell’uomo) e Victor von Doom, il genio che ha ideato l’avveniristica invenzione.

L’esperimento, con l’impiego di una cavia, riesce con successo e la NASA ha intenzione di servirsene per raggiungere una realtà parallela nota come “pianeta Zero”, luogo di incredibili fonti energetiche che potrebbero rivoluzionare per sempre la vita sulla terra.

Reed, Victor e Johnny decidono di festeggiare il conseguimento professionale e, dopo qualche birra, pensano di dover essere i primi a mettere piede in quel luogo inesplorato, per arrivare “dove nessuno è mai giunto prima”. Con l’aggiunta di Ben, voluto a tutti i costi da Reed, i protagonisti partono per quel mondo sconosciuto, dando vita ad una serie di eventi che cambieranno per sempre le loro vite…

La recensione del Film

I cinecomics moderni equivalgono al sicuro successo ai botteghini ma vi sono ancora delle eccezioni, capaci di mettere d’accordo critica e pubblico su giudizi negativi: Fantastic 4 – I fantastici quattro appartiene a questa rarissima categoria, confermando le traversie produttive che avrebbero visto il regista Josh Trank litigare furiosamente sia con la Fox che con lo stesso cast, tanto che il risultato finale è stato ampiamente disconosciuto dal cineasta e riscritto e rigirato in fretta e furia da altri prima dell’uscita nelle sale.

L’idea era quella di dar vita ad una vera e propria origin-story, ispirata in quest’occasione alla versione dei popolari personaggi di casa Marvel appartenente all’universo Ultimate (un progetto editoriale che si propone di aggiornare le versione classiche dei supereroi in nuovi contesti). Per tutta la prima parte di visione si assiste all’introduzione dei protagonisti, tentando con scarso successo di cucirgli attorno un background credibile, e solo da metà in poi il film mette in mostra i primi sussulti spettacolari.

I problemi sul set e le successive correzioni last-minute hanno effettivamente influito sulla messa in scena e relativa sceneggiatura, tanto che in più occasioni il racconto sembra non avere idea di dove e come procedere per arrivare all’obbligatoria resa dei conti finale, realizzata con effetti speciali ben al di sotto della media del filone e priva di qualsiasi carica epica o enfatica riguardante il destino dei protagonisti.

Le interazioni umane tra questi sono poco approfondite, nonostante il talentuoso cast (Miles Terrer, Kate Mara, Michael B. Jordan, Jamie Bell e Toby Kebbell) ce la metta tutta per coprire le evidenti falle della narrazione.

Con un finale dai richiami apocalittici che rischia di scadere nel ridicolo e un epilogo aperto a sequel che non verranno mai realizzati si chiude una pellicola da dimenticare, talmente improponibile da far rimpiangere il non certo eccelso dittico realizzato tra il 2005 e il 2007 che vedeva tra le star Jessica Alba nei panni della donna invisibile.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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