A quasi trent’anni dalla sua uscita nelle sale, La Gabbianella e il gatto torna a emozionare il pubblico grazie a un importante lavoro di restauro. Ospite del Giffoni Film Festival, Enzo D’Alò ha raccontato la rinascita di uno dei film d’animazione italiani più amati di sempre, riflettendo sull’eredità lasciata da Luis Sepúlveda e sull’attualità di temi come inclusione, rispetto delle diversità e tutela dell’ambiente, ancora oggi al centro del dibattito sociale.
Intervista a Enzo D’Alò al Giffoni Film Festival
Enzo D’Alò, benvenuto su SuperGuidaTV e benvenuto al Giffoni Film Festival. Siamo qui per parlare del restauro de La Gabbianella e il gatto. Ci racconta questo progetto?
«La Gabbianella e il gatto nasce ormai quasi trent’anni fa. In realtà il progetto è ancora precedente, ma il film uscì nelle sale nel 1998. Racconta una storia che molti conoscono già: il rapporto, apparentemente paradossale, tra un gatto e una piccola gabbiana. Al centro del racconto c’è il legame che si crea tra Zorba e la gabbianella, un rapporto che accompagna il piccolo gabbiano verso la scoperta della propria identità e, infine, verso il volo. La gabbianella cresce tra i gatti e per questo potrebbe pensare di essere una di loro. Ma il senso della storia è proprio un altro: non vogliamo che creda di essere un gatto, vogliamo che diventi pienamente ciò che è, un gabbiano, e che sia orgogliosa della propria natura e della propria capacità di volare. Questo è il cuore del film, un racconto che affronta temi importanti e che, sorprendentemente, continua a essere molto attuale anche a distanza di quasi trent’anni. Per il restauro abbiamo lavorato per trasformarlo in una nuova esperienza visiva e sonora. Abbiamo ricolorato molte sequenze, migliorato la qualità cromatica e valorizzato aspetti che nel 1998 erano limitati dai processi tecnici dell’epoca e dai passaggi in pellicola. Abbiamo inoltre rinnovato il comparto audio e rivisto il formato dell’immagine per renderlo più vicino alla sensibilità cinematografica contemporanea. L’obiettivo era restituire al pubblico, soprattutto alle nuove generazioni, un’opera luminosa, brillante e capace di continuare a raccontare una storia che oggi è attuale esattamente come lo era allora.»
Durante il lavoro di restauro ha scoperto qualcosa che all’epoca le era sfuggito?
«In realtà no. Non ci sono stati particolari segreti o dettagli nascosti emersi durante il restauro. Piuttosto è stato un viaggio molto romantico nella memoria. Ogni film appartiene a un momento preciso della vita e va considerato anche per questo. Rivedere La Gabbianella e il gatto mi ha riportato a tutto ciò che è accaduto durante la realizzazione del progetto: il rapporto con Luis Sepúlveda, il lavoro delle decine di artisti che hanno contribuito alla sua riuscita e l’impegno collettivo che ha reso possibile un risultato così importante. Ancora oggi parliamo del film d’animazione italiano più visto di sempre e questo continua a emozionarmi.»
Se oggi potesse mostrare questa nuova versione a Luis Sepúlveda, quale pensa sarebbe la sua reazione?
«Credo che ne sarebbe entusiasta. L’obiettivo di Sepúlveda era raccontare una storia semplice ma capace di far riflettere. E non soltanto i bambini. Io penso che i film non siano mai esclusivamente per i più piccoli: i film sono per tutti e spesso sono proprio gli adulti ad aver bisogno di riflettere maggiormente. Questa nuova edizione, disponibile anche sulla piattaforma Mediaset Infinity, offre una nuova opportunità di visione sia a chi non conosce il film sia a chi lo aveva visto quasi trent’anni fa. Mi auguro che molti spettatori possano rivederlo e rendersi conto che temi come la solidarietà, il rispetto delle diversità e la tutela dell’ambiente sono ancora incredibilmente attuali. Purtroppo, sotto molti aspetti, non è cambiato molto.»
Quanto è importante che progetti di questo tipo vengano sostenuti da piattaforme come Mediaset Infinity?
«È molto importante perché oggi le piattaforme rappresentano uno dei principali strumenti di fruizione audiovisiva e, in molti casi, vengono utilizzate anche più delle televisioni generaliste. Detto questo, tengo a sottolineare che il film avrà anche una distribuzione cinematografica. Sarà proposto attraverso eventi speciali nelle sale grazie al lavoro di un distributore che ha creduto nel progetto. Oggi non si parla più di pellicola nel senso tradizionale del termine, perché tutto è digitale e il formato utilizzato è il DCP, ma l’emozione del cinema resta la stessa.»
Nel film si affrontano temi come l’inquinamento, l’ambiente, l’accoglienza e la diversità. Oggi sembrano questioni ancora più urgenti. Si aspettava una tale attualità?
«Sinceramente avrei preferito di no. Purtroppo ho vissuto questi ultimi trent’anni osservando il mondo e mi rendo conto che molte delle problematiche che raccontavamo allora sono ancora presenti. In alcuni casi si sono addirittura aggravate. Per questo ritengo importante che il pubblico comprenda il valore metaforico della storia. I protagonisti sono animali, ma il film non parla soltanto di loro.
Attraverso Zorba, la gabbianella e gli altri personaggi racconto il modo in cui vorrei che si comportassero gli esseri umani: con maggiore solidarietà, rispetto, apertura verso chi è diverso e attenzione nei confronti del mondo che ci circonda. Se il film continua a parlare alle persone dopo quasi trent’anni, forse è proprio perché quei valori restano ancora fondamentali.»









