Enrico Nigiotti racconta “Maledetti Innamorati”: “I miei figli mi hanno dato più sensibilità. Sanremo? Un’epifania. Il duetto con Olly è l’inno alla nostra amicizia” – Intervista Video

Enrico Nigiotti
Enrico Nigiotti

Enrico Nigiotti reduce dal Festival di Sanremo dove ha partecipato in gara con il brano “Ogni volta che non so volare”, lo scorso 13 marzo ha pubblicato il suo nuovo album dal titolo “Maledetti Innamorati”. Il nuovo disco raccoglie 11 canzoni e prende forma a partire da brani scritti nell’arco degli ultimi due anni, in cui la vita di Nigiotti ha attraversato una profonda trasformazione dopo la nascita dei suoi due figli.

Intervista a Enrico Nigiotti: “vi presento il mio album”

All’interno della tracklist trova spazio anche “L’amore è / L’amore va”, l’unico pezzo con un ospite del disco. Nato dall’unione di una canzone già edita di Olly e di una di Nigiotti, proprio quella grazie alla quale i due si sono conosciuti e poi ritrovati. Forte del successo della sua ultima tournée teatrale completamente sold out, Nigiotti ha annunciato un nuovo e importantissimo traguardo della sua carriera: il primo concerto in un palazzetto. Un evento speciale, dal profondo valore simbolico ed emotivo, che non poteva che avere un nome altrettanto evocativo: “A casa”. Il concerto si terrà a Livorno, la sua città, il 21 novembre 2026 al Modigliani Forum. Prima di questo importante appuntamento, Nigiotti girerà l’Italia con “Maledetti Innamorati Summer Tour 2026”. Il tour estivo, organizzato da A1 Concerti, prenderà il via il 13 giugno 2026 e accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso le tappe più significative della carriera del cantautore.

Bentornato da Sanremo. Eri in gara con il brano “Ogni volta che non so volare”. Che esperienza è stata quella di quest’anno?

È stata una bellissima esperienza, quasi un’epifania per me. Mi sono ritrovato molto concentrato sulla canzone e su Sanremo, ero davvero super focalizzato. È stata anche una sorta di scuola: trovarsi in un contesto così importante e viverlo bene mi ha fatto crescere molto. Sono contento anche della canzone che ho portato, perché è stata una scelta particolare. Forse è il brano più particolare del disco: una canzone senza ritornello. È stata una scelta precisa, volevo presentarmi con qualcosa che mi rappresentasse davvero, qualcosa di molto autoriale, fare il mio percorso senza fare la gara degli altri. Io credo che Sanremo sia soprattutto promozione e visibilità, e questa è la cosa più bella del Festival, al di là della gara in sé.

Torni con il nuovo album “Maledetti innamorati”. Chi sono oggi, secondo te, i maledetti innamorati?

I maledetti innamorati sono quelli come me: quelli che sono nati senza un santo in paradiso e continuano a camminare in salita nonostante i temporali della vita. Però “maledetti” non è da intendere come qualcosa di negativo. È un po’ come diciamo noi in Toscana: “maledetto” può essere anche un aggettivo positivo. Gli innamorati possono essere innamorati della vita, dei sogni. Sono un po’ i sognatori.

Le canzoni dell’album le hai scritte nell’arco di due anni che hanno cambiato molto la tua vita: sei diventato padre. Com’è cambiato il tuo modo di scrivere dopo la nascita dei tuoi figli?

Credo che i miei figli mi abbiano dato più sensibilità. Non nel senso che sono diventato più buono, ma è come se avessi trovato più parole per raccontare cose che avevo già vissuto. Come se mi avessero dato un vocabolario emotivo più ampio. So che può sembrare banale, ma è quello che mi è successo: mi hanno calmato, mi hanno cambiato il respiro, il ritmo, la camminata. E siccome io scrivo quello che sento, automaticamente questa cosa è finita anche nelle canzoni. Sono diverse, anche se magari parlano sempre delle stesse grandi cose: l’amore, la vita, i sogni. Però ho trovato nuove parole per raccontarle. È stata una scoperta anche per me e sono molto felice di questo album.

Nel disco c’è anche un incontro speciale con Olly. Com’è nata questa collaborazione e parlaci del brano che vi unisce.

Il duetto con Olly è praticamente l’inno alla nostra amicizia, tra me, lui e Juli. Tutto è nato quattro anni fa, in tempi non sospetti. Juli mi scrisse su Instagram chiedendomi di incontrarci in studio per fare delle session, perché erano in vacanza in Sardegna e ascoltavano in loop “L’amore”. Da lì è nata l’amicizia. Il pezzo che abbiamo fatto insieme, “L’amore va”, in realtà è nato proprio quattro anni fa a casa di Juli, in una serata di primavera. Facemmo una braciata: io portai carne e vino dalla Toscana. Tra una risata e l’altra ho iniziato a cantare il pezzo e Olly ha attaccato con la strofa. Nel suo disco poi è uscita un’altra nostra collaborazione, ma io gli avevo detto: “Ricordati che mi devi una canzone”. E così è stato. È come se fosse un piccolo tatuaggio del viaggio che abbiamo fatto insieme dall’inizio. Per me è un motivo di orgoglio, perché è un artista che stimo molto, ma soprattutto è un amico vero. Un’amicizia nata prima del successo. Di quelle persone che se hai un problema le chiami e loro ci sono. Quando condividi qualcosa con persone a cui vuoi bene è sempre una festa. Ecco, questa è stata la mia piccola festa con loro.

Nella tua carriera ci sono collaborazioni importanti con Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Gianna Nannini. Che insegnamento ti hanno lasciato?

Tutti mi hanno lasciato qualcosa, perché sono artisti da cui c’è solo da imparare. Gianna Nannini è stata il mio primo duetto, con “Complici”. Ma soprattutto nel 2015 mi fece aprire tutta la sua tournée nei palazzetti. Io ero praticamente uno sconosciuto: chitarra e voce, davanti a 14 mila persone al Forum che avevano pagato il biglietto per lei. Entrare lì a 25 anni e cantare le tue canzoni che nessuno conosce è una grande scuola. Però è stato un viaggio bellissimo. Gianna per me è un po’ come Vasco: qualcosa che va oltre la musica. Con Laura Pausini ed Eros Ramazzotti invece è stato il mio primo vero passo da autore.

Ho scritto “Le due finestre” per Laura, che è finita nell’album “Fatti sentire”, che ha anche vinto il Latin Grammy. Per Ramazzotti invece ho scritto “Ho bisogno di te”. Ricordo che appena finito X Factor mi dissero che avevano scelto le mie canzoni: fu una gioia incredibile. Sentire le tue parole cantate da altre voci è un’emozione enorme. E poi sentirle anche in spagnolo è stato ancora più particolare.

Il tuo ultimo tour teatrale è stato tutto sold out. Cosa succede tra te e il pubblico quando sei sul palco?

Il palco è uno dei momenti più belli. Non saprei dirti se è più bello finire di scrivere una canzone o cantarla dal vivo: sono due momenti incredibili. Il palco è fondamentale perché lì capisci davvero cosa è arrivato al pubblico. Quando la gente ti canta la canzone in faccia, capisci cosa hanno sentito dentro quelle parole. Spesso capisci anche di non essere l’unico ad aver vissuto certe emozioni. È un momento bellissimo. Non vedo l’ora di cantare queste canzoni nel tour che partirà quest’estate e che si chiuderà a novembre a Livorno con il mio primo palazzetto. È un momento di empatia, di alchimia. È come essere un gruppo di amici che urla le stesse emozioni. Un po’ come fare l’amore col pubblico.

Le tue canzoni, una volta uscite, diventano personali per chi le ascolta. Che effetto ti fa?

Mi fa sentire meno solo. Ma è anche vero che io sono una persona molto normale: vivo una vita comune, come tutti. Non mi stupisce che le persone si ritrovino in quello che scrivo, perché vivo le stesse strade, le stesse emozioni, gli stessi bar probabilmente. Faccio solo un lavoro diverso. Però sapere che tante persone provano le stesse emozioni è qualcosa di impagabile.

A novembre farai il tuo primo concerto al palazzetto di Livorno, chiamato “A casa”. Perché questo titolo?

Perché Livorno è casa. Io sono livornese e sono orgoglioso di esserlo. Sono nato lì, vivo lì e anche i miei figli sono nati lì. Per me Livorno è tutto, è come una mamma. Fare il palazzetto di Livorno, il Modigliani Forum, è come fare San Siro. È un sogno che non avrei mai pensato di realizzare. Non vedo l’ora che arrivi quel giorno.

C’è anche il “Maledetti innamorati Summer Tour”. Che concerto dobbiamo aspettarci?

Sarà un tour molto suonato. Vengo da un tour teatrale, più intimo, mentre questo sarà all’aperto e quindi con sonorità più forti. Però cerco sempre di mantenere un equilibrio: momenti molto pieni e altri più acustici, più essenziali. La mia musica funziona così: più togli e più arriva il messaggio. E poi la cosa più bella del tour è vedere cambiare il pubblico da città a città. Roma è diversa da Cremona, ogni posto ha la sua energia. E poi, lo ammetto, per me è anche un grande food tour: mi piace mangiare e ogni città è una scoperta!

Chiudiamo con una curiosità: oltre alla musica c’è un’altra arte che ti piacerebbe sperimentare?

Sono un grande amante del cinema. Ho visto una quantità incredibile di film. Spesso finisco per riguardare gli stessi, ma è bello perché ogni volta scopri qualcosa di nuovo. Mi piacciono molto anche i documentari e i contenuti un po’ giornalistici, quelli con atmosfere thriller o investigative. Però sinceramente mi basta avere talento per la musica e vivere di questo. Non credo che farei l’attore: penso che ogni mestiere vada fatto con preparazione. Poi, certo, mai dire mai… magari una serie tv in spagnolo potrei provarla!

(Se volete saper perché Enrico Nigiotti conosce bene lo spagnolo dovete guardare l’intervista video) 

Tour di Enrico Nigiotti: date e luoghi

Queste le prime date del tour organizzato da A1 Concerti:

  • 13 giugno – Voghera Summer Night, Caserma di Cavalleria Voghera (PV) 1
  • 09 giugno – Wave Summer Music 2026, Teatro di Verdura Palermo (PA)
  • 20 giugno – Infinity 1 Arena Estiva, Cremona (CR)
  • 27 giugno – Villa Guidini, Zero Branco (TV)
  • 11 luglio – Connessione Festival, Sordevolo (BI)
  • 25 luglio – Castello Scaligero, Villafranca (VR)
  • 01 agosto – Arena Bianca (Foro Boario), Ostuni (BR)
  • 05 agosto – Arena del Mare, Porto Antico Genova (GE)
  • 12 agosto – Asiago Live, Piazza Carli Asiago (VI)
  • 14 agosto – Arena Beniamino Gigli, Porto Recanati (MC)
  • 18 agosto – Teatro Ariston, Sanremo (IM)
  • 21 novembre – Livorno Modigliani Forum

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