Jeremy è un ragazzo al suo ultimo anno di liceo con una grande passione per il cinema. Il protagonista di Driver’s Ed ha una questione sentimentale in sospeso in quanto la sua fidanzata, di qualche mese più grande, si è da poco trasferita all’università di Chapel Hill e la relazione a distanza mette in lui dei forti dubbi.
Proprio per questo Jeremy, che sta prendendo lezioni al volante per conseguire la patente, decide di rubare la macchina della scuola guida e partire insieme a suoi tre compagni, tra cui vi è la migliore amica Evie, per attraversare mezzo Paese e far visita all’amata. Sarà l’inizio di un viaggio paradossale e ricco di imprevisti, mentre un poliziotto imbranato cerca di fermarli e nuovi amici e nemici si frappongono durante il percorso.
Driver’s Ed – Guida contromano: una strada conosciuta – recensione
I cento minuti di visione sono terreno fertile per la lunga serie di episodi e incontri che costituisce l’ossatura classica del road movie. Gattini da salvare, spacciatori imbranati, autotrasportatori di pellicce, coming-out e chi più ne ha più ne metta in un film che ricicla un immaginario conosciuto per offrire un atipico coming-of-age. Dietro la macchina da presa troviamo d’altronde Bobby Farrelly, che insieme al fratello Peter ha firmato cult del cinema comico / demenziale come Scemo & più scemo (1994) e Tutti pazzi per Mary (1998), che qui prova ad ammorbidire lo stile che tanta fortuna gli ha dato in passato.
Terzo film in solitaria dopo il gradevole Campioni (2023) e il mediocre Dear Santa (2024), Driver’s Ed si rivela un prodotto sì godibile ma incapace di dire qualcosa di effettivamente nuovo in un filone già di per sé affollato, con la premessa del viaggio che poco aggiunge al classico racconto per teenager: la parte finale, con la classica festa, è un tipico riciclo di un immaginario ampiamente consumato.
Questione di feeling
La sceneggiatura schiva la volgarità ma al contempo paga l’assenza di gag effettivamente incisive, tanto che le risate sono appena abbozzate in mezzi sorrisi. Si cerca di costruire la simpatia invece che l’effetto esilarante, puntando sull’alchimia tra il giovane cast e su una storia dove il romanticismo è destinato a seguire quell’epilogo già scritto in partenza, pur con qualche parziale deviazione nella gestione dei personaggi secondari.
Pieno zeppo di citazioni cinefile, alcune riuscite e altre più gratuite, grazie al protagonista interpretato da un ottimo Sam Nivola – figlio d’arte già visto nella serie cult White Lotus in un ruolo ben diverso – Driver’s Ed a tratti sembra avere timore di spinge definitivamente sull’acceleratore, di dare quella sterzata in grado di far uscire la narrazione da quella routine costante.
L’operazione offre il meglio nei passaggi più semplici e spontanei, quando si limita a piazzare i quattro ragazzi in macchina e a lasciarli interagire, mettendoli alle prese con situazioni surreali o grottesche; quando invece cerca uno scavo adolescenziale o emotivo paga dazio a una prevedibilità di fondo che diventa sì ancora di sicurezza ma al contempo limite autoimposto.
Conclusioni finali
Non ci troviamo di fronte a un film fallimentare, ma la sensazione è che si sarebbe potuto fare di più per aggiornare gli stereotipi del coming-of-age adolescenziale in salsa on the road, limitandosi invece a un compitino senza infamia né lode. Con Driver’s Ed Bobby Farrelly trova qualche gag discreta e ha dalla sua la simpatia di un cast eterogeneo e ben amalgamato, ma non riesce mai a pungere a dovere.
Una relazione a distanza diventa la premessa per inscenare questo viaggio al volante di quattro amici, prossimi ad affrontare situazioni bizzarre, emozioni inaspettate e immancabili siparietti comici, diretti verso quel finale già “spoilerato” dalle dinamiche iniziali. Tra amori che vanno e altri che nascono, le risate corrono però a velocità ridotta.