“Domani interrogo”, intervista ad Anna Ferzetti: “Imparo ogni giorno dalle mie figlie. I metal detector? La scuola deve essere un luogo felice e sicuro”

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Negli ultimi tempi, la scuola è diventata sempre di più uno degli spazi narrativi più frequentati da cinema e serie tv. Dopo i boom de “La preside” e “Un professore”, esce al cinema il 19 febbraio “Domani interrogo” con una superlativa Anna Ferzetti nel ruolo di una professoressa. Il film racconta dodici mesi della vita di una docente di inglese che viene destinata a un liceo complesso nella zona periferica di Rebibbia, a Roma, dove l’insegnamento diventa una sfida quotidiana. Gli studenti, spesso etichettati e svalutati, come sottolinea amaramente uno di loro definendosi “spazzatura”, affrontano contesti duri segnati da difficoltà familiari, marginalità sociale, criminalità diffusa e continui stereotipi. La storia mette al centro il rapporto umano e la possibilità di riscatto, mostrando un microcosmo scolastico fragile ma pieno di potenziale. L’opera è prodotta da On Production insieme a Rai Cinema, con la collaborazione di Disney+ e Vision. Tra gli elementi più riusciti spicca un cast giovane e intenso, che dona grande autenticità al racconto. Molti interpreti sono alla loro prima esperienza sul grande schermo, ma mostrano una notevole forza espressiva. Il gruppo comprende Fabio Bizzarro, Zoe Massenti, Sara Silvestro, Yothin Clavenzani, Paterne Sassaroli e Anita Serafini. Completano il cast Morgan Sebastian Wahr, Lorenzo Bagalà, Federico Micheli e Mounir Khlifi, che contribuiscono a rendere il film vivo, realistico e profondamente coinvolgente.

“Domani interrogo”, intervista esclusiva ad Anna Ferzetti

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Anna Ferzetti. Parlando del ruolo che ha interpretato ha dichiarato: “Avevo letto il libro e me ne ero completamente innamorata. Quando mi hanno chiamata proponendomi di interpretare questo ruolo sono stata felicissima e profondamente onorata, anche perché si tratta di un personaggio straordinario, pieno di energia ma anche carico di una grande responsabilità. Insegnare oggi, come sempre, significa avere tra le mani il futuro delle persone. È stato meraviglioso poter incontrare la vera professoressa che ha ispirato la storia, Gaia Cenciarelli, una figura che mi ha illuminato e arricchito molto. Credo davvero che questo sia un film necessario: è sincero, onesto, diretto. Non è un film che parla ai ragazzi dall’alto, ma che parla di ragazzi, insieme ai ragazzi. Spero soprattutto che siano i giovani a vederlo. Anche il modo in cui Umberto Carteni ha voluto girarlo va in questa direzione: uno stile molto vicino al documentario, intimo, capace di seguire i personaggi da vicino. Per questo motivo sono estremamente orgogliosa di questo lavoro”. 

Per Anna immergersi da attrice in questo spaccato giovanile così complesso è stata una sfida: “Ho due figlie e vivo quotidianamente il confronto tra due generazioni molto diverse tra loro. Come tutti i genitori, mi preoccupo: il mondo sta attraversando un periodo complesso, pieno di difficoltà, e inevitabilmente penso al loro futuro. Allo stesso tempo credo che noi adulti abbiamo fatto il possibile, ci abbiamo provato. Loro, però, penso siano persino più bravi di noi. È una generazione forte, consapevole, con idee chiare. Bisogna saper fare un passo indietro, lasciarli vivere, ma soprattutto ascoltarli, perché hanno davvero moltissimo da dire. Io, ogni giorno, imparo tantissime cose dalle mie figlie e per questo le ringrazio”. 

Sulla scia dell’attualità, abbiamo chiesto ad Anna Ferzetti di commentare la proposta di legge sull’uso dei metal detector nelle scuole: “Parlo spesso di ascolto, perché oggi è davvero fondamentale saper ascoltare. Credo che si sia un po’ persa la capacità di comprendere chi abbiamo davanti. Ci battiamo per temi come la sensibilizzazione, l’educazione sessuale ed emotiva, e tutto questo fa parte di un discorso più ampio. Idealmente non si dovrebbe nemmeno arrivare al punto di dover “introdurre” certe cose a scuola, perché la scuola dovrebbe essere prima di tutto un luogo sicuro, sereno, un posto in cui stare bene. Forse dovremmo porci una domanda più profonda: che cosa non ha funzionato, che cosa non sta funzionando? Andrebbe messa al centro la conoscenza dei ragazzi, il tentativo di capirli e ascoltarli, di individuare i problemi prima di intervenire in modo rigido e puramente pratico. Anche sui social credo serva maggiore tutela: eliminarli del tutto mi sembra eccessivo, perché ci sono generazioni cresciute con questi strumenti, così come noi siamo cresciuti con altri mezzi. È più utile insegnare a usarli in modo consapevole, eliminando ciò che è superfluo o dannoso, ma riconoscendone il valore come mezzo di comunicazione. Dovremmo imparare tutti, adulti e ragazzi, e forse proprio i più giovani possono insegnarci come utilizzarli meglio. Alla fine, tutto riconduce sempre alle stesse parole: ascolto e condivisione”. 

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