Damiano Gavino: “Un Professore mi ha cambiato la vita, ma vivo questo lavoro giorno per giorno. Ferzan Özpetek non mi ha mai trattato come un esordiente” – Intervista

Damiano Gavino

Dal successo di Un Professore all’esperienza cinematografica con Ferzan Özpetek in Nuovo Olimpo, Damiano Gavino si conferma uno dei volti più interessanti della nuova generazione di attori italiani. In occasione del BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento, l’attore si è raccontato ai microfoni di SuperGuidaTV, parlando della popolarità arrivata con la serie Rai, del rapporto con grandi professionisti come Alessandro Gassmann e Ferzan Özpetek, della passione per la musica e delle sfide di un mestiere affascinante quanto precario.

Intervista a Damiano Gavino al BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento

Damiano Gavino, benvenuto al BCT Festival di Benevento e su SuperGuidaTV. Sei il protagonista di Un Professore e vieni considerato uno dei giovani attori italiani più promettenti. Ti fa piacere questa definizione o preferisci non pensarci?

«Entrambe le cose. Fa piacere sapere che le persone la pensino così, però preferisco non soffermarmi troppo su queste definizioni. Questo è un lavoro molto instabile e imprevedibile, quindi cerco di vivere giorno per giorno e di concentrarmi su ciò che arriva.»

Quanto ha cambiato la tua vita Un Professore e cosa ti ha lasciato questa esperienza?

«Me l’ha cambiata completamente, in positivo. È stata un’esperienza che ha segnato un prima e un dopo nella mia vita. Mi ha lasciato soprattutto una grande consapevolezza. Questo lavoro ti porta a confrontarti con persone che hanno molta più esperienza di te e ti insegna a lavorare come parte di una squadra. Credo che la capacità di relazionarmi con persone provenienti da realtà diverse sia una delle cose più importanti che mi ha lasciato non solo Un Professore, ma questo mestiere in generale.»

Puoi anticiparci qualcosa sul futuro della serie?

«Assolutamente nulla. Ho visto che anche Alessandro Gassmann ha detto di non poter rivelare niente, quindi figuriamoci io! Non posso davvero anticipare nulla.»

Parliamo di Nuovo Olimpo. Sei stato scelto da Ferzan Özpetek per questo progetto. Quanto ha rappresentato una svolta nella tua carriera?

«Moltissimo. È stata una cosa talmente inaspettata che probabilmente, mentre la stavo vivendo, non mi rendevo nemmeno conto della portata dell’esperienza. Oggi, guardandomi indietro, la considero qualcosa di meraviglioso che mi ha insegnato tantissimo. Ho avuto la fortuna di incontrare artisti straordinari come Ferzan Özpetek e colleghi meravigliosi come Luisa Ranieri, Greta Scarano, Andrea Di Luigi e tutto il resto del cast. È stata davvero un’esperienza incredibile.»

C’è un consiglio di Ferzan Özpetek che porti ancora con te?

«Più che un consiglio esplicito, porto con me il suo modo di rapportarsi alle persone. Nonostante la sua esperienza e il suo percorso, non mi ha mai fatto sentire un nuovo arrivato. Mi ha sempre trattato alla pari e questa è una cosa che ho apprezzato enormemente. Lo ringrazierò sempre per questo.»

C’è un ruolo con cui ti piacerebbe confrontarti?

«Ce ne sono tanti. Mi piacerebbe esplorare diverse sfaccettature di me stesso attraverso i personaggi. Però, se devo scegliere, rispondo sempre allo stesso modo: vorrei interpretare un musicista. La musica fa parte della mia vita da sempre e mi piacerebbe riuscire a unire queste due passioni.»

Quanto influenza il tuo modo di recitare?

«Moltissimo. Non sono una persona che ascolta musica continuamente sul set, però associo sempre ogni progetto a una canzone o a un album particolare. La musica è una delle arti che più riesce a raccontare il momento che stai vivendo. Probabilmente influenza il mio lavoro in modo inconsapevole, ma molto profondo.»

Seguirai il prossimo Festival di Sanremo? Stefano De Martino sarà direttore artistico e conduttore. Cosa pensi di questa scelta?

«La trovo giustissima. Sono assolutamente favorevole all’idea di portare una ventata nuova al Festival. Credo che Stefano De Martino possa proporre una visione più inclusiva e sono molto curioso di vedere le sue scelte artistiche.»

Tra le novità annunciate c’è anche la possibilità che il vincitore del Festival non rappresenti automaticamente l’Italia all’Eurovision. Cosa ne pensi?

«Negli ultimi anni abbiamo visto che non tutti i vincitori hanno poi avuto la possibilità o la volontà di partecipare all’Eurovision, spesso per impegni professionali già programmati. Per questo motivo credo che sia una scelta sensata e coerente con quanto accaduto recentemente.»

Molti tuoi coetanei parlano della precarietà del lavoro dell’attore. Qual è la tua opinione?

«È sicuramente un mestiere instabile e bisogna metterlo in conto fin dall’inizio. Io stesso ho scoperto tante cose strada facendo. Fa parte del gioco. È una frase che mi sono sentito dire spesso e che oggi mi ritrovo a ripetere a chi mi chiede consigli su questo percorso.

Spero che la situazione del cinema possa migliorare. Per fortuna il settore delle serie televisive sta ripartendo, ma resta un momento di transizione. Sono curioso di vedere cosa accadrà. Forse più insicuro che spaventato. C’è una frase di un film che dice: “Sono insicuro del futuro, ma non sono spaventato”. Ecco, mi ritrovo molto in queste parole.»

Facciamo alcune domande botta e risposta

Il set più divertente?

«Un Professore.»

Il collega da cui hai imparato di più?

«Claudia Pandolfi.»

Un personaggio che vorresti interpretare?

«Un musicista.»

Una serie TV o un film che stai guardando in questo periodo?

«Sto finendo la quinta stagione di The Bear.»

Un film che tutti dovrebbero vedere?

«C’era una volta in America.»

Il complimento più bello ricevuto da un fan?

«“Grazie”. Per me vale più di tante altre parole.»

Il sogno nel cassetto che puoi svelarci oggi?

«No, quello resta nel cassetto.»

Se potessi parlare al Damiano che stava per affrontare il suo primo provino importante, cosa gli diresti?

«Gli direi semplicemente: entra in quella stanza. Ricordo di aver avuto tanti dubbi e tanti pensieri prima di quel provino. Oggi gli direi di entrare e basta, perché non succede nulla di terribile. Anzi, in qualsiasi modo vada, sarà comunque una bella esperienza.»