Contact – Opinioni e recensione del film

Contact film

Contact è un film del 1997 di genere Fantascienza/Drammatico, diretto da Robert Zemeckis, con protagonisti Jodie Foster, Matthew McConaughey, James Woods, Tom Skerritt, William Fichtner, John Hurt, Angela Bassett, Rob Lowe, Jake Busey, David Morse. Il film ha una durata di circa 149 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

La dottoressa Ellie Arroway, astronoma, è sempre stata interessata a conoscere terre lontane, un amore instillatole dal padre Ted, morto quando era solo una bambina di nove anni. Oggi Ellie, ormai donna e al lavoro per il progetto SETI, scandaglia lo spazio in cerca di segnali di possibile origine aliena.

I risultati però scarseggiano e il rischio della chiusura delle operazioni diventa concreto, almeno fino quando una sera la protagonista si imbatte in uno strano messaggio (composto da rumori ripetuti, sequenze di numeri primi, e un messaggio video con un discorso di Adolf Hitler) che sembrerebbe provenire dalla costellazione di Vega: quando questi viene decodificato, gli scienziati si trovano davanti ad un incredibile progetto relativo alla costruzione di un avveniristica e gigantesca macchina.

La struttura, dopo la realizzazione, potrebbe condurre un singolo passeggero in un viaggio interdimensionale verso luoghi sconosciuti e l’intera comunità scientifica si mette al lavoro, supportata dall’interesse mondiale, per far sì che il progetto diventi realtà. Ma chi sarà il fortunato/a ad essere scelto come potenziale ambasciatore dell’umanità? Ellie, autrice della scoperta, è tra i candidati ma la sua mancanza di fede in qualsiasi religione rischia di metterle i bastoni tra le ruote.

La recensione del Film

Una fantascienza impegnata, ideale anticipatrice delle affascinanti epopee umanistiche dei più recenti Intestellar (2014) e Arrival (2016), è quella proposta sul finire dello scorso millennio da Robert Zemeckis che, adattando l’omonimo romanzo di Carl Sagan, realizza una delle opere più sottovalutate di quel determinato periodo cinematografico.

Il contatto extraterrestre serve al regista per raccontare molto di più sull’umanità rispetto al puro concetto di genere, lasciando al visionario finale una sorta di pulsante ambiguità su quanto realmente accaduto alla protagonista.

Contact si concentra in primis su tematiche terrene, come lo scontro / abbraccio tra fede e religione che trova ideale campo di sfida tra i personaggi di Jodie Foster (splendida e intensa al punto giusto per un ruolo più difficile di quanto appaia) e Matthew McConaughey, quest’ultimo nei panni di un atipico uomo di Chiesa.

Le due ore e mezza di visione si basano su un magnetico senso di attesa sull’evento clou, e l’evoluzione sempre più incalzante degli eventi accende la curiosità dello spettatore fino alla definitiva “resa dei conti”, in cui dramma e misticismo di stampo new-age convivono magnificamente in sequenze di straniante bellezza, supportate dagli ottimi effetti speciali.

Il film procede con il corretto equilibrio narrativo e tutto avviene per gradi, dando modo alla storia di crescere e progredire con naturalezza tra vittorie e delusioni, favorendo lo slancio empatico da parte del pubblico.

La sci-fi è così al servizio d’altro, convivendo come gradevole elemento scatenante all’interno di un contesto più ampio e dai diversi livelli d’interpretazione, garantendo al contempo un sano spettacolo a tema e vari spunti di riflessione tali da rendere l’intero insieme un’opera preziosa e stratificata che, viste anche la linea intrapresa da produzioni recenti (non solo quelle citate precedentemente), ha fatto da fonte ispiratrice per il futuro del filone a venire.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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