Come l’acqua per gli elefanti – Opinioni e recensione del film

Come lacqua per gli elefanti

Come l’acqua per gli elefanti è un film del 2011 di genere Romantico/Drammatico, diretto da Francis Lawrence, con protagonisti Reese Witherspoon, Robert Pattinson, Christoph Waltz, Paul Schneider, Jim Norton. Il film ha una durata di circa 120 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

La trama di Come l’acqua per gli elefanti. Nel 1931 gli Stati Uniti sono nel pieno della Grande Depressione e la maggior parte della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. Jacob Jankowski, un ragazzo di origini polacche che studia veterinaria alla Cornell University, vede la sua vita cambiare da un giorno all’altro in seguito alla perdita dei genitori, morti in un tragico incidente stradale.

Il giovane era ignaro degli ingenti debiti accumulati dal padre per garantire la sua istruzione e ora si trova sfrattato dal ranch di famiglia e senza un soldo in tasca, diventando di fatto un senzatetto. Jacob decide così di abbandonare la città natale e salta sul vagone del primo treno in movimento che gli passa davanti, che scoprirà poi essere di proprietà del Circo dei Fratelli Benzini.

Il giorno dopo il protagonista incontra il capo addestratore nonché proprietario dell’attrazione, il ricco August Rosenbluth, e la bella moglie di questi, la direttrice e curatrice degli spettacoli con animali Marlena. Jacob, in cerca di lavoro, si spaccia così per veterinario e viene assunto dalla compagnia, ma col passare dei giorni la crescente e reciproca attrazione nei confronti della “donna del capo” diventa sempre più pericolosa per entrambi.

La recensione del Film

Da Freaks (1932) a Trapezio (1956), da Big Fish (2003) al recente The Greatest Showman (2017), i film sul mondo del circo hanno sempre posseduto un loro bizzarro fascino, declinato a seconda delle occasioni su diversi toni e atmosfere. E come nel secondo dei titoli succitati, in cui una donna era l’elemento di contrasto tra i personaggi di Burt Lancaster e Tony Curtis, anche in Come l’acqua per gli elefanti ha luogo un ménage à trois tra le figure principali.

La pellicola, adattamento cinematografico del romanzo Water for Elephants della scrittrice Sara Gruen, lascia così in secondo piano il contorno per focalizzarsi quasi esclusivamente sul rapporto tra il trio di protagonisti impegnati in una ronda amorosa destinata a potenziali risvolti tragici, e i virtuosismi visivi, a tratti gratuiti, si sprecano nella suggestiva messa in scena e nelle relative ambientazioni, con le numerose sequenze in campo aperto impreziosite dalla convincente fotografia di Rodrigo Prieto (candidato in carriera per ben due volte agli Oscar).

La vita circense è in realtà solo un pretesto per raccontare una vicenda “vecchia come il mondo”, nonostante una manciata di scene incentrate sugli show tenuti sotto il tendone posseggano una discreta personalità scenografica e coreografica, in particolar modo per ciò che concerne i numeri con gli animali.

E sono proprio le bestie, dagli elefanti del titolo fino agli splendidi cavalli bianchi, a caratterizzare alcuni dei passaggi chiave della vicenda e a svelare dettagli comportamentali che diventeranno poi fondamentali ai fini della trama.

Christoph Waltz è credibile nei panni del villain di questa love-story in divenire, e sfuma il cinico impresario con note di inaspettata fragilità, e Reese Witherspoon illumina lo schermo con la sua spigolosa bellezza, mentre Robert Pattinson risulta qui ancora poco maturo: se in futuro l’attore britannico darà sfoggio del suo talento in operazioni di maggior livello artistico, in quest’occasione (datata 2011) si rivela mono espressivo e privo di carisma in un ruolo che, sulla carta, gli sarebbe dovuto calzare a pennello.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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