Caso Barbara D’Urso-Mediaset, l’azienda respinge tutto: “Ricostruzione strumentale, pretese infondate”

Pier-Silvio-Berlusconi-Mediaset

Si compatta la linea difensiva di Mediaset sul contenzioso avviato da Barbara D’Urso. Dopo le indiscrezioni sulla causa promossa dall’ex conduttrice, è arrivata prima la presa di posizione ufficiale del legale dell’azienda, il professor Andrea Di Porto, e poi anche una ricostruzione rilanciata da ANSA attraverso fonti vicine a Cologno Monzese. Il quadro che emerge va in una direzione precisa: il gruppo respinge ogni addebito, contesta radicalmente la versione dei fatti attribuita alla conduttrice e rivendica la piena correttezza del proprio operato.

Il comunicato del legale Mediaset: “Pretese del tutto infondate”

A fissare la posizione ufficiale dell’azienda è stato il professor Andrea Di Porto, avvocato di Mediaset, con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni.

“L’Azienda respinge ogni addebito mosso dalla signora D’Urso. L’azione legale contiene una ricostruzione dei fatti strumentale e non corrispondente alla realtà. Le pretese risarcitorie della conduttrice sono del tutto infondate. Mediaset ha sempre agito nel rispetto degli obblighi assunti e in conformità con la propria linea editoriale, pertanto è fiduciosa sull’esito positivo della controversia”.

Parole nette, con cui il Biscione non si limita a smentire singoli punti del contenzioso, ma mette in discussione l’intero impianto dell’azione legale. Il cuore della replica è tutto qui: per Mediaset, la narrazione proposta dall’ex conduttrice non fotografa la realtà dei fatti e le richieste economiche avanzate non avrebbero alcun fondamento.

Anche ANSA rafforza la linea dell’azienda

A consolidare ulteriormente la posizione di Mediaset è poi arrivata anche la ricostruzione diffusa da ANSA, che cita fonti vicine a Cologno Monzese informate sulla vicenda. Anche in questo caso, il messaggio è molto chiaro: la versione alla base dell’iniziativa giudiziaria di Barbara D’Urso “non corrisponde alla realtà dei fatti”.

Secondo quanto riferito dalle fonti, nel 2023, in fase di rinnovo contrattuale, a D’Urso sarebbe stata proposta la prosecuzione di Pomeriggio 5. Il rinnovo, però, non si sarebbe concretizzato per una precisa ragione: la richiesta, da parte della conduttrice, di ottenere anche la conduzione di due prime serate, soluzione che non sarebbe stata ritenuta compatibile con le esigenze di palinsesto dell’azienda.

Un passaggio rilevante, perché sposta il baricentro della vicenda da una presunta esclusione immotivata a una trattativa che, secondo la ricostruzione vicina a Mediaset, non si sarebbe chiusa per divergenze su richieste editoriali e organizzative.

Nessun legame con il cambio della linea editoriale

Sempre secondo quanto riferito, un altro punto che Mediaset intende chiarire riguarda il presunto legame tra l’uscita di scena della conduttrice e il cambio di linea editoriale del gruppo.

Le fonti vicine a Cologno Monzese escludono infatti che l’allontanamento di Barbara D’Urso abbia avuto a che fare con questo elemento. Anche su questo fronte, dunque, l’azienda prende le distanze da una lettura che in questi mesi è stata spesso evocata nel dibattito mediatico e nei retroscenismi televisivi.

La linea del Biscione appare quindi coerente: nessuna epurazione, nessuna manovra punitiva, ma scelte aziendali e di palinsesto rivendicate come legittime e fisiologiche nell’ambito della gestione editoriale.

Il nodo economico: i contratti e i compensi

Tra i fronti citati nelle indiscrezioni sul contenzioso ci sono anche i compensi, i diritti d’autore e il format Live – Non è la D’Urso. Ma anche su questo terreno, la risposta rilanciata da ANSA punta a ridimensionare drasticamente la narrazione delle rivendicazioni.

Secondo le fonti vicine all’azienda, Barbara D’Urso “solo grazie ai contratti ha raggiunto una cifra vicina ai 35 milioni di euro per i suoi anni di collaborazione con Mediaset”, a cui andrebbero aggiunti anche gli introiti ricevuti dagli investitori pubblicitari, definiti non quantificabili.

Si tratta di un elemento che Mediaset, evidentemente, considera centrale per contestare l’idea di una collaborazione penalizzante o non adeguatamente valorizzata. Anzi, la ricostruzione offerta dalle fonti va in direzione opposta: quella di un rapporto professionale lungo, economicamente molto rilevante e sostenuto negli anni con investimenti consistenti da parte dell’azienda.

Il precedente del Grande Fratello e la fiducia accordata dall’azienda

C’è poi un altro passaggio che ha un peso simbolico e politico nella ricostruzione vicina a Mediaset. Le fonti ricordano infatti che nel 2003 Pier Silvio Berlusconi e l’azienda affidarono a Barbara D’Urso la conduzione del Grande Fratello, programma di punta della rete, offrendole l’opportunità di tornare in onda in un momento in cui, secondo questa versione, era ferma da anni.

Anche questo dettaglio viene utilizzato per rafforzare la tesi di Mediaset: l’azienda non solo respinge le accuse attuali, ma rivendica di aver investito sulla conduttrice in momenti cruciali della sua carriera, affidandole nel tempo spazi centrali e programmi di primo piano.

Le indiscrezioni restano tali, Mediaset rivendica la propria correttezza

Restano sul tavolo le ricostruzioni giornalistiche circolate in queste ore: dal post social del marzo 2023 attribuito all’epoca a un hackeraggio, fino ai presunti mancati riconoscimenti economici, passando per le ipotesi su rapporti interni all’azienda e su presunti vincoli nella scelta degli ospiti. Ma, allo stato, Mediaset respinge in blocco tutto questo impianto e insiste su un punto: la realtà dei fatti sarebbe diversa da quella descritta nell’azione legale.

È qui che la linea difensiva del gruppo si fa più solida e riconoscibile. Da una parte c’è il clamore mediatico di una vicenda destinata a far discutere; dall’altra c’è un’azienda che, con il suo legale e con fonti vicine a Cologno Monzese, contesta radicalmente l’impostazione del contenzioso e ribadisce di aver sempre agito nel rispetto degli obblighi contrattuali e della propria autonomia editoriale.

Il Biscione non arretra: piena fiducia sull’esito della controversia

Alla fine, il messaggio che arriva da Mediaset è uno solo: nessuna ammissione, nessuna apertura, nessun riconoscimento delle pretese avanzate da Barbara D’Urso. Il gruppo parla di ricostruzione “strumentale”, di accuse “non corrispondenti alla realtà” e di richieste risarcitorie “del tutto infondate”.

Una posizione durissima, ma anche estremamente lineare. In attesa che la vicenda trovi il suo sviluppo nelle sedi opportune, il Biscione mostra di credere fino in fondo alla tenuta della propria versione e di considerare pienamente legittime le scelte compiute. Non a caso, il comunicato del legale si chiude con una dichiarazione di fiducia sull’esito positivo della controversia: segnale evidente di un’azienda che non si sente sulla difensiva, ma convinta di avere dalla propria parte fatti, contratti e coerenza editoriale.