Can Yaman al BCT Festival: “Dopo Sandokan voglio mettermi in gioco con un ruolo completamente diverso. Le piattaforme oggi decidono tutto” – intervista

Can Yaman
Ph. Antonio Guastafierro

Can Yaman guarda già al futuro. Ospite del BCT Festival di Benevento, l’attore ha raccontato i prossimi progetti in partenza, soffermandosi sul nuovo ruolo che lo vedrà protagonista accanto a Giovanni Nasta. Un personaggio lontano dagli stereotipi che lo hanno reso celebre e che gli permetterà di mostrare un lato inedito, più ironico e autoironico. Nel corso dell’incontro, Yaman ha parlato anche dell’esperienza di Sandokan, dell’evoluzione della sua carriera, del rapporto con il cinema e dei cambiamenti che l’industria audiovisiva ha vissuto negli ultimi anni.

Intervista a Can Yaman a Benevento

Le riprese del nuovo progetto sono ormai imminenti. Hai raccontato di voler prendere le distanze dai ruoli che il pubblico è abituato a vederti interpretare. Il tuo passato da studente di Giurisprudenza ti sarà utile per questo personaggio? E com’è tornare a lavorare con Giovanni Nasta dopo l’esperienza di Viola come il mare?

«Con Giovanni Nasta ho una sintonia davvero particolare. Mi diverto tantissimo con lui. Durante Viola come il mare eravamo molto limitati dalle esigenze narrative legate alla parte poliziesca. Le battute erano tecniche, dovevano essere dette in un certo modo e c’era pochissimo spazio per l’improvvisazione. Anche modificare una singola parola diventava complicato.

Questa cosa un po’ mi dispiaceva perché credo che un attore debba avere anche la libertà di interpretare e personalizzare ciò che dice. Così, nei momenti di pausa, io e Giovanni ci divertivamo a stravolgere i nostri personaggi, inventandone altri completamente diversi. Era un gioco che ci faceva ridere molto.

L’idea di questo nuovo progetto nasce proprio da lì. Durante una proiezione di Sandokan a Londra, i produttori mi chiesero che cosa avrei voluto fare dopo. Risposi che desideravo qualcosa di totalmente diverso. Dopo Sandokan mi sentivo pronto a mettermi alla prova con una commedia, magari insieme a Giovanni, con la possibilità di improvvisare e di lavorare anche in un’altra lingua.

Mi piacerebbe interpretare un personaggio goffo, autoironico, lontano dall’immagine che il pubblico ha di me. Giovanni, invece, potrebbe essere quello più sicuro di sé. L’idea è piaciuta subito e gli sceneggiatori hanno costruito questi due personaggi, entrambi avvocati.

Da questo punto di vista, i miei studi di Giurisprudenza mi aiuteranno. Dovrò recuperare quella parte di me che da ragazzo era molto studiosa. Ho frequentato il liceo italiano, poi Giurisprudenza: sono stati oltre dieci anni di studio intenso. Ero molto concentrato sui libri e poco sulla vita sociale. Per interpretare questo ruolo dovrò ritrovare quel Can Yaman. Allo stesso tempo, però, dovrò essere leggero, prendermi in giro e divertirmi. Sarà qualcosa che non ho mai fatto prima.»

Quando inizieranno le riprese?

«Tra circa venti o ventisette giorni. Ormai ci siamo.»

Guardando alla tua carriera, che tipo di attore sognavi di diventare agli inizi? I tuoi obiettivi sono cambiati nel tempo?

«Credo che ogni attore attraversi delle fasi. A vent’anni sei ancora un ragazzo e magari fai commedie romantiche. A trent’anni inizi a cercare ruoli più maturi, magari d’azione. A quaranta anni cambierai ancora e così via.

Quando interpretavo commedie romantiche sapevo già che un giorno avrei voluto cambiare genere. Non avevo fretta, però. Ero convinto che sarebbe arrivato il momento giusto.

In effetti è andata proprio così. Quando sono arrivato in Italia avevo trent’anni e ho iniziato a sperimentare cose nuove. Oggi ne ho trentasei, ho fatto Sandokan e sento che questo è il periodo ideale per affrontare una nuova sfida. Tra qualche anno magari avrò altri obiettivi. L’importante è capire qual è il momento giusto per ogni scelta.»

C’è un personaggio storico della televisione o del cinema che ti piacerebbe interpretare?

«Tutti i personaggi di successo sono affascinanti. In America esiste una tradizione diversa: pensiamo a James Bond o ai grandi eroi che vengono reinterpretati da attori differenti nel corso degli anni.

In Europa abbiamo meno figure di questo tipo. Per me Sandokan rappresenta già una fortuna enorme. Sono un attore turco che arriva in Italia e si confronta con un personaggio iconico, amatissimo dal pubblico e interpretato magnificamente in passato da altri attori. È una grande responsabilità.

Ci sono però serie che amo molto. Ad esempio Banshee, una serie action americana che adoro. Guardandola ho spesso pensato che sarebbe stato bellissimo interpretare quel personaggio. A volte, quando guardo un film o una serie, mi capita di immaginare come avrei affrontato un determinato ruolo.»

Hai lavorato nelle soap, nelle fiction e nelle produzioni internazionali come Il Turco e Sandokan. Quando ti vedremo al cinema?

«Non sono mai stato ossessionato dal grande schermo. Dopo il Covid il settore è cambiato moltissimo. Oggi le produzioni investono soprattutto nelle serie televisive perché rappresentano un modello economico più sostenibile.

Una serie può durare diverse stagioni e garantire continuità. I film esistono ancora, naturalmente, ma spesso restano poco tempo nelle sale prima di approdare sulle piattaforme. Non è una critica, è semplicemente un’osservazione.

Se un giorno arriverà una proposta cinematografica interessante la prenderò certamente in considerazione. Per esempio stiamo valutando un progetto per il Brasile che richiederebbe persino l’apprendimento del portoghese. Però, ad oggi, circa il novanta per cento delle offerte che ricevo riguarda le serie televisive.»

Abbiamo visto la tua crescita artistica fino ad arrivare a Sandokan. Dove vuoi arrivare adesso? C’è un ruolo o un regista con cui sogni di lavorare?

«La domanda sul regista me la fanno spesso. La verità è che non ho un nome preciso. In passato ho sognato di lavorare con alcuni registi e, dopo averli conosciuti, mi sono reso conto che la realtà era diversa da come l’avevo immaginata.

Al contrario, ci sono professionisti che non conoscevo affatto e che mi hanno conquistato. È successo con Jan Michelini in Sandokan. Ho scoperto una persona straordinaria, molto presente e attenta a ogni dettaglio.

Oggi il settore funziona diversamente rispetto al passato. Le piattaforme hanno un ruolo centrale: decidono i budget, scelgono i progetti, spesso influenzano anche la scelta degli attori e dei registi. Per questo non ha molto senso sognare un singolo regista.

Piuttosto, mi piacerebbe lavorare in una grande produzione internazionale, con budget importanti e tutte le condizioni necessarie per realizzare un progetto di alto livello. Oggi conta l’insieme degli elementi che rendono possibile un grande lavoro.»