Checco Zalone campione di incassi al Cinema, ma “Buen camino” è davvero così bello? Spoiler: sì e vi diciamo perché. Di seguito la nostra recensione del film.
Buen Camino, la recensione del film di Checco Zalone
Checco Zalone è tornato a fare Checco Zalone, lasciandosi alle spalle l’esperimento “Tolo Tolo”, o meglio addrizzandone il tiro. Il suo unico film da regista non aveva funzionato pienamente e, ma perché aveva fallito? Perché per una vita Checco aveva fatto la parodia dell’italiano medio, ovvero del suo spettatore, senza che questo capisse che fosse lui a essere preso di mira.
Tutte le nefandezze mostrate nei film non appartengono a Checco Zalone, ma alla maschera dell’italiano medio che lui indossa e in cui lo spettatore si immedesima senza capire che quella rappresentazione fosse una critica e non un complimento. Poi però è arrivato “Tolo Tolo”, un film che ha per tema quello dei migranti e che lancia messaggi sociali forti, un film che per la prima volta osa puntare il dito direttamente e non subdolamente.
Critica non accettata dal pubblico che infatti, ancora oggi, critica duramente. In “Buen camino”, come in “Tolo Tolo”, il protagonista è un uomo facoltoso che si ritrova ad affrontare un viaggio di fede e speranza insieme a persone socialmente lontanissime da lui ma rese uguali dalla condizione stessa del viaggio.
Con furbizia, però, Checco stavolta ha scelto un tema più popolare come il rapporto padre-figlia e rovescia il ruolo del protagonista rispetto ai suoi film precedenti: Checco non è più semplicemente l’italiano medio, ma è ciò che l’italiano medio vorrebbe essere ma non sarà mai e per questo lo disprezza.
Il personaggio di Zalone in “Buen camino” è insensibile ai reali bisogni della vita, consumato dal materialismo e noncurante dell’affettività. È un mostro contemporaneo, perché è libero di fare tutto ciò che vuole e che molti al posto suo farebbero. In questo contesto si innestano battute politicamente scorrette che solo lui può fare, fa body-shaming, cita Gaza, l’olocausto, la disabilità e tutto ciò che nessuno oggi si permetterebbe di dire e fare davanti a un pubblico così ampio.
Non lo fa perché lo pensa come persona, ma lo fa come personaggio semplicemente perché lui può. E gli altri no, pur volendolo. È sicuramente un film in cui si ride e tanto, e in questo senso la sala piena stimola ancor di più, ma le risate non sono le uniche reazioni.
In “Buen camino” si riflette, si toccano temi che vanno in profondità, ben oltre la superficiale degli abiti firmati e che portano Zalone (personaggio) a scoprire che sotto il parrucchino color caramello c’è anche un cervello pensante che può imparare a capire, ad amare, a vivere ciò che conta veramente.
Insomma, è un film che si va a guardare per ridere ma che ti fa uscire dalla sala con spunti molto più interessanti della banale ilarità. Buona fortuna a Checco, anzi: buen camino.









