Black Butterfly – Opinioni e recensione del film

FILM

Black Butterfly è un film del 2017 di genere Thriller, diretto da Brian Goodman, con protagonisti Jonathan Rhys Meyers, Piper Perabo, Antonio Banderas. Il film ha una durata di circa 93 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Black Butterfly

Lo scrittore Paul, un tempo idolatrato (venne assoldato addirittura da Hollywood per delle sceneggiature) e oggi in oblio, vive in ritiro in una fatiscente baita sperduta ai limiti di un piccolo villaggio montano del Colorado: ufficialmente in cerca di quella ispirazione che ormai lo ha abbandonato da anni.

L’uomo, che ha messo la casa in vendita senza trovare acquirenti (situazione che gli ha permesso di conoscere meglio la bella agente immobiliare Laura), trascorre le giornate scrivendo sempre lo stesso messaggio ossessivo che denuncia chiaramente un vuoto creativo incolmabile.

Il giorno in cui un giovane sconosciuto lo difende da una tentata aggressione da parte di un camionista prepotente e lo scrittore si offre di ospitarlo, la vita di Paul si tramuta in un epicentro di tensione e pericolo. Quella che doveva essere una permanenza estemporanea diventa una presenza fissa nella vita del protagonista, costretto a lottare contro i propri demoni per uscire vivo da una situazione sempre più ingarbugliata.

La recensione del film Black Butterfly

Sembra uscito da un qualsiasi libro di Stephen King il personaggio interpretato da Antonio Banderas, scrittore in crisi creativa che si trova all’interno di un contesto pseudo mystery ad alto tasso di tensione psicologica. E invece Black Butterfly è frutto della sceneggiatura scritta a quattro mani da Marc Frydman e Justin Stanley, a sua volta ispirata da un film televisivo di produzione francese del 2008 dal titolo Papillon noir.

Ci troviamo davanti ad un’opera derivativa nelle sue fasi narrative, con diversi risvolti che cedono ai più abusati stereotipi del filone e una serie di colpi di scena / illuminanti rivelazioni nella parte finale che sparigliano ulteriormente tutte le carte in tavola: la ricerca di sorprendere ad ogni costo lo spettatore sembra però più frutto di un artificioso esibizionismo che di una reale necessità del racconto.

Laddove l’operazione si rivela più convincente è nella solida messa in scena, abile nel giostrare i personaggi principali con la corretta dose di suspense emotiva e con un’ottima e progressiva gestione dei rapporti personali fino al succitato “cambio di rotta” dello script.

Il regista Brian Goodman (con una lunga carriera da attore e che si ritaglia qui un piccolo ruolo), alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo l’inedito Boston Streets (2008), mette in campo del solido mestiere e sfrutta ottimamente le performance del cast, con un Banderas più che convincente nei panni del tormentato romanziere e Jonathan Rhys Meyers perfetto nei panni dell’inquieta nemesi.

Per novanta minuti di visione che, a dispetto delle pur sopraccitate sbavature, offrono un godibile intrattenimento di genere.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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