BEBE VIO – La stella delle Paralimpiadi

Ve la ricordate Beatrice Vio detta Bebe? La dolce ragazzina bionda che fu protagonista di una puntata di Invincibili con Marco Berry? Era il 2010 e all’epoca Bebe aveva 13 anni…e 4 protesi.

Eh sì, perché a 11 anni un’inaspettata meningite fulminante (scambiata inizialmente per una banale influenza) le causò una brutta infezione che le portò via gli arti. Ma mai il sorriso.

Mamma e papà dovettero decidere di farle amputare braccia e gambe per salvarla, anche se comunque le percentuali di sopravvivenza erano molto basse (ma si sbagliavano!). Sapete cosa disse lei a riguardo?

Se per guarire mi dovete tagliare i piedi e le mani fatelo subito.

Una grande prova di coraggio e maturità per questa giovane ragazza che subì molte operazioni in 3 mesi e mezzo di ospedale. La malattia lasciò dei segni evidenti anche sul volto.

E una volta fuori è stata costretta a portare una maschera in plastica con delle cinghie per appiattire le cicatrici. Tutte le notti. Per diversi anni. “Odio quella maschera” confidò a Berry durante la visita del conduttore nella sua casa a Mogliano Veneto.

Ricordo bene quella intensa puntata, come fosse ieri. Momenti passati insieme ad una famiglia normalissima, alle prese con tre figli, la scuola, le faccende domestiche…lo SPORT.

Lo sport, una salvezza

Bebe fece dello sport la sua ancora di salvezza, la sua resurrezione, la sua vita. Ci si aggrappò con tutte le sue forze.

Per me lo sport è tutto. E’ stato importante quando ero bambina e lo è stato con la malattia. Lo sport mi ha dato la voglia di uscire dall’ospedale, grazie al mio amore per lo sport mi sono data da fare.

Quando mi alleno sto bene e sono felice. Fatico a capire chi decide di non fare sport. Da quando faccio sport mi godo la vita…

A 5 anni era già una piccola schermitrice in miniatura. A 11, appena tornata a casa dopo l’ospedale, riprese subito la scuola. A 12 lo scherma, allenandosi con due protesi fatte apposta per lei, in modo da sostenere il fioretto.

Ispirandosi alla storia di Bebe e rendendosi conto dell’assoluta mancanza di supporto da parte del SSN italiano, i suoi genitori fondarono nel 2009 art4sport. Si tratta di un’associazione benefica con lo scopo di aiutare economicamente e psicologicamente i bambini portatori di protesi e le loro famiglie.

Una ONLUS che mira allo sport come terapia di recupero per tutti quei bambini che hanno vissuto la storia di Bebe. Qui di seguito riporto le parole della ragazza di qualche anno fa, che sicuramente spiegano meglio di me la situazione:

A 11 anni volevo diventare una campionessa di scherma, ma poi a causa di una brutta malattia hanno dovuto amputarmi le gambe e le braccia, urlavo: che sfiga!

Uscita dall’ospedale volevo ricominciare a tirare ma lo stato purtroppo non aiuta i bambini disabili a fare sport…pensavo: che bestie!

Ma per fortuna è nata art4sport, un’associazione che aiuta i bambini amputati come me a riconquistare la vita attraverso lo sport. Mi hanno comprato le protesi da scherma e ho subito ripreso a divertirmi.

Oggi ho 14 anni e voglio diventare una campionessa di scherma in carrozzina! Grazie ad art4sport adesso posso urlare: la vita è una figata!

E una campionessa lo è diventata davvero!

  • nel 2011 è stata campionessa italiana under 20
  • nel 2012 e 2013 si è proclamata campionessa italiana assoluta
  • 2 ori nei Campionati Europei Paralimpici di Strasburgo, nel fioretto categoria B individuale e a squadre
  • altra medaglia d’oro nel fioretto individuale under 17 ai Campionati Mondiali Paralimpici di Varsavia

I Giochi Paralimpici 2016 di Rio erano d’obbligo per un talento così. Ma come si sentiva la nostra giovane atleta prima della gara?

Ero molto agitata, non riuscivo a tirare bene, negli ultimi giorni facevo proprio schifo. Allora con la mia compagna di stanza Andreea Mogos abbiamo deciso di fare una serata Jovanotti, pop corn, divanetti sul balcone…Siamo partite da La mia moto fino a L’ombelico del mondo. Abbiamo cantato come pazze per due ore e scaricato la tensione.

E sembra che proprio Jovanotti, di cui è fan sfegatata, le abbia dato quella carica che serviva!

Bebe si è classificata al primo posto sul podio nella scherma individuale, il 14 settembre. Due giorni dopo ha vinto la medaglia di bronzo nella scherma a squadre, con le compagne Andreea Mogos e Loredana Trigilio.

Urla di liberazione ma soprattutto urla di gioia, per una giovane atleta col mito di Valentina Vezzali che ha coronato il suo sogno.

E se nel 2012 fu tedofora alle Paralimpiadi di Londra, ora sarà portabandiera nella cerimonia di chiusura dei Giochi Paralimpici di Rio.

Il mio articolo è in chiusura, spero vi sia piaciuto ricordare o conoscere insieme a me Bebe Vio.

Mi è sembrata una bella cosa scrivere di lei, della sua storia e del suo percorso sportivo. Spero, anzi credo, che con la sua forza e con la sua gioia di vivere sia di aiuto a tante persone. Sia quelle che hanno vissuto la sua vicenda, sia quelle che osservano da fuori come me.

Una giovane ragazza, una piccola-grande eroina, un esempio di positività da seguire.

Brava Bebe! Hai tutta la mia stima. E da mamma quale sono, voglio dirti che ho tanta ammirazione anche per i tuoi meravigliosi genitori e per il loro grande cuore.

Per chi volesse conoscerla meglio, Bebe ha scritto un libro (pubblicato anno scorso) dal titolo Mi hanno regalato un sogno. La scelta del titolo è un riferimento ad una parte della canzone del suo mito Jovanotti: “Sono un ragazzo fortunato ” (perché mi hanno regalato un sogno…”).

Risultati immagini per mi hanno regalato un sogno copertina
Sul retro della copertina proprio una dedica del cantante:
Tu sei pazzesca Bebe. Quando qualcuno ti conosce succede che vuole essere migliore
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