Autumn in New York – Opinioni e recensione del film

Autumn in New York

Autumn in New York è un film del 2000 di genere Romantico/Drammatico, diretto da Joan Chen, con protagonisti Richard Gere, Winona Ryder, Anthony LaPaglia, Elaine Stritch, Vera Farmiga, Sherry Stringfield. Il film ha una durata di circa 103 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Il quarantottenne Will Kean è un ristoratore di successo di New York che non riesce ad avere una relazione stabile. L’uomo, un vero e proprio dongiovanni, ha appena mollato la sua ultima fiamma su un ponticello di Central Park, con involontaria testimone una giovane ragazza che stava sostando su una barchetta nel fiumiciattolo sottostante.

Solo qualche giorno dopo Will rivede la giovane, di nome Charlotte, come cliente del suo ristorante in compagnia di amici e scopre che è la nipote di un’anziana donna sua amica da anni (nonché figlia di una sua vecchia conquista, tragicamente deceduta in un incidente d’auto), facendosela così presentare.

Da quella sera Will e Charlotte iniziano a frequentarsi, ma lui teme che la differenza d’età ponga un serio ostacolo ad una relazione duratura. La ragazza lo informa però di essere gravemente malata al cuore, e che le resta solo qualche mese da vivere: il tempo quindi è dalla loro parte, seppur nel più tragico e beffardo dei modi.

Da quel momento il playboy inizia però a vedere il loro legame in maniera diversa, e riflette su tutti gli errori commessi in passato. Il contemporaneo arrivo della figlia mai conosciuta sarà un ulteriore motivo per ripensare a tutti i suoi sbagli e gli darà la forza per cercare una possibile, e disperata, cura per la condizione di Charlotte che possa salvarle la vita.

La recensione del Film

C’era una volta Love story (1970), classico del cinema romantico diretto da Arthur Hiller candidato a sette premi Oscar, che ha fatto commuovere generazioni su generazioni di pubblico (prevalentemente femminile).

Trent’anni dopo l’uscita del prototipo arriva nelle sale un titolo similare dove la Grande Mela si pone nuovamente come ambientazione ideale: Autumn in New York affida le proprie carte ai due protagonisti, con Richard Gere gigione e sexy al punto giusto (nella parte del seduttore brizzolato spesso vestita nel corso della sua carriera) e Winona Ryder portatrice di una sana freschezza.

La discreta alchimia tra i due interpreti emerge soprattutto nelle fasi più dolci e tenere della storia, con un sentimentalismo forse scontato ma comunque efficace ai fini dell’impatto emotivo, e il substrato drammatico è costantemente pervaso da una quieta malinconia che apre sempre e comunque le porte alla speranza.

Il risultato complessivo non è certo privo di vizi e forzature narrative, con alcuni stereotipi e influenze “canonizzate” di certo cinema alleniano (il grande regista è non a caso citato in uno dei dialoghi), ma l’insieme ha il corretto approccio nei confronti del target di riferimento.

Laddove l’operazione manca di personalità è in particolare nella gestione del relativo background e nelle forzata entrata in scena di figure secondarie il cui ruolo, pur sulla carta aperto a maggiori sfumature, viene sacrificato ai fini della storia d’amore tra Will e Charlotte.

L’attrice di origini cinesi Joan Chen, che aveva esordito dietro la macchina da presa con il sorprendente Tian yu (1997), dirige con diligenza, finendo per diventare suo malgrado schiava di una sceneggiatura che, tra omaggi e citazioni, rischia in più occasioni di scadere in un smielato insieme di banalità trovando una parziale ancora di salvezza nel carisma del cast e nella forza, pur retorica, della struggente love-story.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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