Alessandro Greco: “Sogno di condurre Sanremo. Stanno valutando una versione di Furore celebrativa dei 30 anni. Raffaellà Carrà, gratuitamente, mi ha donato un sogno” – Intervista

Alessandro Greco

Alessandro Greco, venerdì 26 giugno 2026, è stato l’ospite di una diretta sul profilo instagram di SuperguidaTv. Il conduttore ha raccontato di quando Raffaella Carrà lo lanciò nel mondo della tv, di un possibile ritorno di ‘Furore‘ e del suo sogno di condurre Sanremo. Vediamo insieme cosa ha rivelato nella lunga chiacchierata con la nostra redazione. Di seguito la nostra intervista.

Alessandro Greco, intervista al conduttore di Uno Mattina Estate 2026

Il 29 giugno parte ‘Unomattina’ che ti vede per il terzo anno alla conduzione del programma.

“Sono contento, contentissimo e sono pronto. L’ultimo contenuto che avete pubblicato, quando avete annunciato su Superguidatv del ritorno di ‘Unomattina Estate’, ha fatto veramente ‘furore’. Nel senso che ha avuto delle interazioni veramente incredibili. In tanti hanno riportato la vostra notizia. Voglio ringraziare il pubblico che non perde occasione per dimostrarmi sostegno. Questo gradimento è innanzitutto alla persona, ma anche a quello che faccio artisticamente con il mio mestiere”.

Tu avevi già fatto ‘Unomattina’.

“Sì, nel ’95, qualche anno prima di Furore che era nel ’97. Cercavo di farmi vedere, di farmi conoscere. A volte i percorsi di vita sono veramente incredibili perché è una delle prime cose che ho fatto in televisione: l’inviato per ‘Unomattina’ proprio d’estate. Tra l’altro ora, come sappiamo, il direttore del daytime Angelo Mellone, il mio concittadino tarantino, ha deciso di bannare la definizione ‘estate’ proprio per dare questa idea di continuità.

Una delle prime cose importanti che ho fatto è stato fare i collegamenti per ‘Unomattina’. Un ritorno un po’ come è successo con Miss Italia. Finita la prima edizione di Furore vengo chiamato per questa grande prima serata in giuria a Miss Italia. E poi mi ritrovo nel 2019 a condurre l’edizione degli 80 anni, la grande edizione celebrativa degli 80 anni in diretta su Rai 1.

E tra l’altro il concorso di Miss Italia è stato importante per me anche privatamente, affettivamente, perché è lì in giuria che poi ho conosciuto mia moglie. È incredibile come a volte le nostre esperienze lavorative e varie esperienze di vita si intersechino tutte insieme”.

Quali tematiche affronterete in questa edizione?

“UnoMattina è una casa molto grande, bella e molto efficiente. Noi siamo gli affittuari del periodo estivo. Non facciamo altro che portare il nostro registro a livello di conduzione. Questo riguarda il primo anno con Greta Mauro, dall’anno scorso Carolina Rey, quest’anno c’è una presenza, una finestra molto più efficace aperta con il Tg1. È arrivata fra noi Paola Cervelli, bellissima e bravissima giornalista del Tg1. Poi ci sarà sempre Domenico Marocchi. È un cambio di spirito, di clima.

Noi siamo diversi ovviamente da Massimiliano e Daniela. Portiamo il nostro registro e cerchiamo di andare ad individuare quegli argomenti, quella televisione di servizio che serve di più alle persone. In estate condito da un po’ di sorriso, un po’ di spensieratezza in più perché vedi, ci sono tante persone che per vari motivi non possono godere di questo periodo. Si sentono ancora più sole. In alcuni momenti dell’anno, come in estate, Natale, Pasqua, ancora di più. L’effetto della compagnia della televisione è molto importante”.

Negli anni è rimasto il mito di Furore che è stato un po’ un fenomeno anche culturale in quegli anni, tra la fine dei ’90 e l’inizio dei 2000. Le persone si riunivano davanti alla tv.

“Questo mi inorgoglisce molto anche se mi dà la percezione del tempo che è passato. Rende l’idea di aver fatto un programma che in qualche modo ha creato uno spartiacque nel modo di fare televisione, intrattenimento in tv. Era un modo entusiastico, informale dove anche l’ospite veniva un po’ spettinato. Questo ha rappresentato una pietra miliare nell’intrattenimento della tv tant’è vero che da anni, e anche in programmi recenti, io trovo Furore spezzettato.

Sto sentendo delle voci di corridoio che, come abbiamo fatto nel 2017 con ‘Furore 20 years’, ci potrebbe essere qualcosa per i 30 anni. La prima puntata di Furore andò in onda il 16 maggio del ’97. Pare che ci sia l’intenzione di fare delle nuove puntate celebrative”.

Al di l’à di Furore, c’è un altro programma del passato che tu oggi riporteresti in televisione, magari con un’altra veste perché i tempi sono cambiati?

“Secondo me bisognerebbe tornare a quella televisione che andava a trovare proprio realmente le persone a casa loro. L’ho detto in questi giorni anche in un’altra intervista. Cito il nome di un programma che mi piace, che forse qualcuno non ricorderà, ma valorizza il territorio, parla di tutte le bellezze dell’Italia. E questo passava attraverso lo svolgersi del programma nei teatri delle varie località. Per esempio nel fine settimana secondo me sarebbe una cosa molto bella, molto forte.

Ci sono alcuni programmi, temi, che rimangono incollati al cuore delle persone, quindi cercano costantemente un ritorno. La tv cambia e anche il pubblico cambia perché non sempre puoi riproporre vecchi programmi che funzionano. Abbiamo visto dei ritorni che hanno avuto un grande successo, altri un po’ meno, però è chiaro che il format giusto, rielaborato nella maniera corretta, non è detto che sia per forza un flop. Anzi, se c’è un pubblico che ama quel programma non è detto che non possa essercene uno nuovo, una nuova generazione che possa innamorarsene, anche perché il rischio della televisione è di essere un po’ autoreferenziale.

Invece, siccome c’è una riscoperta di tutte quelle che sono le nostre bellezze che possono riguardare il territorio, l’arte, la dieta mediterranea… Per esempio il successo della cucina italiana Patrimonio dell’UNESCO, prima volta nella storia. C’è un risveglio, un orgoglio di quelle che sono tutte le nostre eccellenze e allora una televisione che ritorna proprio concretamente a fare un programma itinerante, a portare l’intrattenimento, lo spettacolo anche utilizzando le risorse artistiche di quel territorio — attraverso le orchestre, le bande, i vari artisti di quella zona, invitandoli in teatro con il pubblico dal vivo — secondo me sarebbe una cosa fantastica.

Perché poi è proprio uno dei concetti del servizio pubblico: valorizzare le arti, le bellezze di un certo territorio. E ritrovare l’orgoglio di tutto quello che abbiamo da offrire che fa di noi realmente, non lo diciamo solo per campanilismo, una nazione unica al mondo.
Questo a volte noi facciamo un po’ fatica a considerarlo, a volte ci danno uno schiaffo per svegliarci: ‘Vi rendete conto che voi siete italiani e avete l’Italia che è veramente un paese unico al mondo?’. E poi, essendo una nazione molto antica e anche molto lunga, l’Italia è anche fatta di piccoli borghi, di piccoli centri.

È importante anche che in ogni occasione si possa accendere una luce su queste realtà che altrimenti fanno un po’ fatica ad andare avanti. Parliamo dello svuotamento delle grandi città: trovo che per i mezzi di comunicazione, in particolare la televisione, credo sia un dovere da portare avanti”.

L’Italia è un paese unico al mondo ma unica al mondo era anche Raffaella Carrà. Un utente chiede: com’è stato lavorare con Raffaella Carrà? E se c’è un ricordo speciale che vuoi condividere con tutti noi.

“Mi ricordo che all’inizio, quando l’ho conosciuta, avevo 25 anni, che praticamente è la stessa età che avevo quando poi ho iniziato il programma che abbiamo citato, ‘Furore’, che è stato quello che mi ha fatto entrare in Serie A. Mi ha fatto giocare in nazionale. È una persona che ha contribuito tanto agli esiti della mia vita privata ma anche professionale e artistica, perché è una persona che gratuitamente, e sottolineo gratuitamente, mi ha donato un sogno.

Cioè lei mi ha visto a un provino, a un’audizione, e andando contro tutto e tutti, anche contro la diffidenza e la paura da parte di qualche dirigente che diceva: ‘Ma tu ti rendi conto che questo non lo conosce nessuno, lo conoscono in pochi e c’ha 25 anni?’.
Da questo grande gesto di generosità, che come sempre è soltanto gratuita e disinteressata, si è creato poi un rapporto personale.

Tutto quello che ho imparato da Raffaella, come esperienza umana ma anche come approccio a questo mestiere, il lavoro, la preparazione, lo studio, la dedizione, il grande rispetto per il pubblico (perché è il pubblico che ci permette di esserci e andare avanti) ma soprattutto anche per le tante persone che lavorano per noi.

Si chiamano genericamente maestranze. Pensate che per ogni programma ci sono cento, centocinquanta persone come media che lavorano dietro per permetterci di andare in onda. Io sono contento quando vedo queste persone gratificate, le voglio far star bene, ogni occasione è buona per stare con loro e per ringraziarle”.

Un altro utente chiede quando l’hai sentita l’ultima volta, riferendoci sempre a Raffaella Carrà.

“Non ci vedevamo sempre, non era una frequentazione assidua, però c’era un contatto sempre acceso e l’ho sentita qualche mese prima di apprendere poi la notizia, perché non lo sapevo. Raffaella è sempre stata una persona molto riservata, ha sempre avuto molta cura della sua privacy e quindi, nonostante il rapporto, nonostante mi abbia sempre ritenuto un figlioccio, era riservata. Quella era una sfera che lei voleva tenere per sé e che aveva condiviso con pochissime persone, quindi l’ho sentita qualche mese prima tramite messaggio”.

Negli anni hai partecipato a Tale e quale show, Il cantante mascherato, ma per quanto riguarda i reality, ti interessa come mondo, ti è mai stato chiesto?

“Guarda, io sinceramente mi sono sentito sempre sulla cresta dell’onda, perché quando hai la possibilità di esserci, anche se in cose discontinue o in orari diciamo meno popolari, il fatto di aver continuato sempre a fare il mio mestiere è stato comunque per me significativo e importante. Io non guardo dove l’ho fatto, non guardo l’orario, ma cerco sempre di dare tutto quello che posso dare nel mio mestiere al pubblico.

Per quanto riguarda invece i programmi che hai citato, hanno delle caratteristiche artistiche che sono andate un po’ oltre il racconto e la parola del conduttore. Mi sono tolto delle belle soddisfazioni perché non ho condotto, ma sono andato a contribuire a dei grandi successi di programmi condotti da altri, da colleghi, anche in alcuni casi molto amici, come Carlo Conti per esempio.

Per i reality ho pagato dazio qualche anno fa. Fui contattato da Mediaset per un contratto in esclusiva e questo contratto partiva con la partecipazione da parte mia e di Beatrice, mia moglie, a ‘La Talpa’. Era dal Kenya, nel 2005, e noi fummo la prima coppia conosciuta a partecipare insieme di fatto a un reality. Accettammo perché era un reality game, non c’era lo svilimento della persona come a volte abbiamo visto in alcune dinamiche anche dell’Isola dei Famosi. Era come partecipare a un gioco da tavolo, un gioco di società che passava attraverso delle prove estreme. Si faceva in diretta, è stata un’esperienza indimenticabile e irripetibile, tostissima, e quindi anche l’esperienza del reality io l’ho fatta”.

Sono passati più di vent’anni da quella tua esperienza. Qualcos’altro nel frattempo si è mosso verso Grande Fratello VIP o altri reality?

“Si sono fatti avanti, ho ringraziato molto per il pensiero, ma ho detto appunto, come ti raccontavo e come raccontavo a tutti gli amici, che ho già dato. Sai perché? Perché in questi programmi quello che mi manca molto è il fine comunicativo, artistico. Quindi non disdegno assolutamente chi fa la scelta di farlo, ma ho capito che la mancanza di contenuto artistico per me è una cosa che mi destabilizza, non ce la faccio.

Non riesci a essere semplicemente un personaggio, devi essere un professionista in ogni occasione, lo abbiamo capito. Non basta il nome, serve il talento messo a disposizione del pubblico”.

Invece condurlo, un reality?

“Sai che forse, proprio per lo stesso motivo, quella dinamica lì in termini di conduzione dovrei provare? Mi rendo conto che il conduttore deve cercare di avere anche una capacità di adattamento a seconda del prodotto, quindi non lo escludo. Però per le stesse difficoltà che ho provato a suo tempo, probabilmente non avrei il registro giusto. Forse però dovrei provare, quantomeno testare. Come si dice, mai dire mai”.

Magari viene fuori un format che fa al caso tuo e potresti essere il conduttore perfetto.

“Per esempio, se consideriamo reality uno che è stato molto artistico, molto musicale, tipo ‘Music Farm’, fatto con dei personaggi famosi della musica, la presenza dell’artisticità e la componente della musica forse in quel caso mi farebbero sentire più a mio agio”.

Un paio d’anni fa hai partecipato anche al programma di Fiorello, Viva Rai 2, e facevi degli sketch molto simpatici. Che ricordo hai di quell’esperienza? Quello era uno scherzo, era un gioco ovviamente di Fiorello, e sei stato al gioco.

“Con Rosario c’è sempre stata una bella stima reciproca fin dalle prime volte che ci siamo incontrati, ci siamo apprezzati artisticamente. Non posso dire, purtroppo, di averlo frequentato tantissimo. Quando vedo, per esempio, il rapporto che lui ha con Biggio, si nota che oltre a esserci una sinergia artistica c’è una conoscenza profonda.

Però con Rosario c’è sempre stato molto rispetto personale e molta stima reciproca a livello artistico. Ogni volta lui non perde occasione per nominarmi, e lo stesso faccio io. E soprattutto è un modo di vivere il nostro mestiere in maniera un po’ dissacrante, cioè con grande leggerezza.

Perché quelle scenette nascono dal fatto che lui finiva molto presto, quindi a un certo punto, nella sua genialità, gli è venuto da dire: ‘Ma di questo glass poi nel resto della giornata che ne facciamo? Cerchiamo di venderlo’. Io in quel periodo ero ancora testimonial di un’azienda, lo sono stato per dieci anni, e quindi mi ha chiamato. Abbiamo fatto delle scenette e, credetemi, mentre le facevamo, sia con lui che con Biggio, ci siamo ammazzati dalle risate. E questo è il bello e il privilegio del nostro mestiere, che alla fine è la nostra passione ed è anche il nostro divertimento”.

Con Rosario Fiorello condividi anche un’altra passione, la radio. Cioè entrambi, TV e radio.

“Il percorso con Rosario è stato quasi simile. Lui ha fatto la sua palestra nei villaggi, io invece ho fatto la mia palestra nei live, negli spettacoli itineranti, nelle piazze, che non ho mai abbandonato. Io vengo dalle piazze, dagli spettacoli itineranti in piazza. Poi lui si è formato molto in radio, invece io sono arrivato in radio dopo la televisione. Avevo fatto qualche piccola esperienza, ma veramente piccola, poi dopo qualche anno di televisione invece è arrivata la radio.

E devo dirti che è diventata proprio un’azione sinergica tra la radio e la televisione e viceversa. Quindi, se ti dovessi dire quando mi sento e quando mi vedo, non trovo differenze tra la conduzione radiofonica e la conduzione televisiva, sento soltanto che l’una fa bene all’altra”.

Nella tua carriera hai qualche rimpianto, qualche rimorso?

“No, guarda, vivere di rimpianti non mi piace. Ho cercato veramente di seguire l’onda e di farmi trovare pronto ogni volta che venivo riconosciuto idoneo a un progetto. Mi dispiace per il fatto che, magari contrariamente a quello che può pensare il pubblico o le persone, noi non abbiamo sempre la possibilità di decidere.

Quando uno organizza una festa — se consideriamo un programma come una festa — uno può anche organizzarsela da solo e viversela da solo. La festa funziona quando magari tu sei il promotore, e facendo questo parallelismo, coinvolgi anche altre persone che ti aiutano, così viene bene e te la godi.

Mi dispiace perché magari ci sono state delle occasioni che potevano partire e non sono partite, mio malgrado, o ci sono delle cose che sono partite ma a cui non è stata data continuità. Questo mi dispiace, però vuol dire che doveva andare così, e allora va bene, guardiamo avanti”.

Un utente fa un’altra domanda, ti chiede se c’è un progetto per cui ti senti pronto e vorresti ‘rubare’ a un collega.

“No, assolutamente, però un programma che mi ha gratificato tanto artisticamente, in cui penso di aver dato molto e per cui credo avrei avuto le giuste attitudini, è ‘Tale e Quale Show’. Se fosse capitato a me, penso che avrei avuto le caratteristiche per farlo bene, senza nulla togliere a Carlo Conti”.

Hai un sogno nel cassetto da realizzare?

“Molti non lo dicono per scaramanzia, ma io non sono scaramantico perché sono una persona di fede e la scaramanzia per me non esiste. Ho scritto anche un libro sulla fede. Tutti non lo dicono, ma io lo dico: quando fai un mestiere, lo scopo che dovrebbero avere tutti è quello di voler raggiungere, in quel settore, l’apice più alto. In questo settore, in Italia, ad oggi il momento più alto è la conduzione di quell’evento di musica e spettacolo che è il Festival di Sanremo.

È come uno che ha studiato una vita e raggiunge l’ennesima laurea, o una persona che riceve una laurea honoris causa, un po’ come è successo a Verdone con la medicina o a Gerry Scotti con la laurea in comunicazione. È il punto più alto; è falso non ammettere che, mirando a quell’eccellenza, sia normale avere il desiderio di farlo. Poi uno ci può arrivare o no”.

Che Sanremo ti aspetti da Stefano De Martino, che ha iniziato giovane come te?

“Gli faccio i migliori auguri. Mi aspetto un suo Festival. Gli auguro di portare la sua impronta perché è giusto così. L’evento si modifica e cresce a seconda di chi lo fa. Lui sarà bravo a portare il suo stile, il suo approccio. Sono convinto che farà un gran lavoro, ma già lo sta facendo perché queste sono cose che si preparano molto prima”.

Cosa gli consiglieresti?

“Non sono uno che può dare consigli. Al limite posso solo dargli un suggerimento, che è quello che ho detto prima: attingere da quello che hanno fatto gli altri ma poi tirar fuori se stesso, con i propri pro e i propri contro. Non si può piacere a tutti, fa parte del gioco”.