Un tirchio quasi perfetto – Opinioni, analisi e recensione del film

FILM Un tirchio quasi perfetto

Un tirchio quasi perfetto è un film del 2016 di genere Commedia, diretto da Fred Cavayé, con protagonisti Dany Boon, Laurence Arné, Noémie Schmidt, Patrick Ridremont, Karina Marimon, Nicolas Lumbreras. Il film ha una durata di circa 89 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Un tirchio quasi perfetto

François Gautier è talentuoso violinista che ha un enorme difetto: è infatti avaro come pochi. Al supermercato acquista solo prodotti super-scontati e prossimi alla scadenza e per pagare meno le bollette riduce al minimo indispensabili i consumi di acqua, gas e corrente elettrica.

Il suo unico amico è un banchiere ma tutto nella sua vita è destinato a cambiare quando irrompono la sedicenne Laura, figlia che non sapeva di avere, e la bella Valérie, di cui si innamora. Per lui sarà l’inizio di parecchi problemi.

Il protagonista deciderà di mentire alla nuove “donne” della sua vita, ma il far finta di poter spendere quantità di denaro che mai aveva messo in conto prima gli causerà diversi problemi, spingendolo a fare i conti con la propria particolare patologia e a riscoprire i veri valori, anche economici, della vita.

La recensione e analisi del film “Un tirchio quasi perfetto”

Grande successo di pubblico nella patria francese, dove ha esordito conquistando il primo posto ai botteghini nazionali con il titolo originale Radin!, la quarta prova dietro la macchina da presa di Fred Cavayé è anche la sua prima incursione nella commedia.

Il regista infatti aveva firmato tre interessantissimi thriller (i primi due anche oggetto di deboli remake hollywoodiani) come Pour Elle (2008), Point Blank (2010) e Mea Culpa (2014), che avevano ripreso e aggiornato le atmosfere del classico polar transalpino. In quest’occasione, in un genere mai prima bazzicato, il cineasta non è invece perfettamente a suo agio e Un tirchio quasi perfetto risente di limiti narrativi e strutturali che ne hanno compromesso l’effettiva riuscita.

I momenti di divertimento non mancano nel corso dei novanta minuti di visione, ma l’impianto complessivo è troppo leggero e prevedibile per suscitare un reale coinvolgimento da parte del pubblico, sempre pronto ad intuire dove la vicenda voglia andare a parare: perché a dispetto di risvolti parzialmente scomodi, gli eventi sono ovviamente destinati al più conciliante epilogo, come d’altronde nella maggior parte delle produzioni del filone.

Qualche spunto visionario, prologo in primis, e un paio di citazioni ai classici provano a speziare la banale messa in scena, ma ben presto la retorica e il sentimentalismo spiccio prendono il sopravvento risucchiando anche i lati più scomodi del personaggio principale, interpretato ad ogni modo più che dignitosamente da Dany Boon, vera e propria star comica del cinema d’Oltralpe.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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