The Crash: un documentario true-crime da una drammatica storia vera – Recensione

The Crash

Il 31 luglio 2022 una Toyota Camaro si schiantò a oltre 160 chilometri orari in un viale di Strongsville, nello stato dell’Ohio. Nell’impatto persero la vita Dominic Russo e Davion Flanagan, mentre alla guida dell’auto si trova la diciassettenne Mackenzie Shirilla, sopravvissuta all’incidente e fidanzata con una delle vittime.

Come scopriremo in The Crash, quello che inizialmente sembrava essere il risultato di un tragico incidente si è trasformato rapidamente in un caso giudiziario alquanto controverso. Per le indagini da parte dell’accusa infatti si è aveva a che fare con un duplice omicidio volontario commesso dalla sola superstite. Attraverso filmati d’archivio, interrogatori, testimonianze e ricostruzioni mediatiche, il documentario ripercorre una vicenda dove il confine tra disagio adolescenziale e premeditazione criminale si fa sempre più ambiguo.

The Crash: nessuna verità – recensione

Negli ultimi anni il true crime ha spesso trasformato il dolore reale delle persone in un meccanismo da binge-watching compulsivo, sospeso tra intrattenimento e pornografia emotiva. Il mercato dello streaming ha enfatizzato ulteriormente questa sensazione e The Crash, pur tentando a tratti di evitare la trappola, rischia invece di ricadervi in molteplici occasioni nel corso della sua ora e mezzo di visione.

Visione che si concentra sull’atmosfera quasi irreale di una storia che sembra uscita da un incubo connotato pienamente nella provincia americana. Un incubo che ha visto per protagonisti dei ragazzi giovanissimi, alle prese con le insidie di relazioni tossiche e di quell’estetica da social media che consuma tutto, dai classici odiatori del web fino a quell’atteggiarsi davanti allo schermo, che nasconde o meno il vero Io. Un gioco di apparenze che, vero o fasullo che sia, finisce per ritorcersi contro la principale indiziata, comparente in prima persona davanti alle telecamere per raccontare anche la sua versione dei fatti.

Il gioco delle parti

Il regista Gareth Johnson ha costruito un documentario freddo e metodico, che si fa forza dell’ambiguità morale di un caso che continua tuttora a tenere banco tra l’opinione pubblica d’Oltreoceano, con le varie fazioni di chi crede Mackenzie innocente o chi ancora la ritiene una subdola manipolatrice. Tagliamo subito la testa al toro dicendo che The Crash non offre verità assolute o giudizi di sorta, lasciano allo spettatore stesso lo scomodo compito di farsi una propria idea e di siglare o meno egli stesso la condanna di colpevolezza.

Il film convince soprattutto quando lascia emergere il senso di vuoto dietro una generazione cresciuta tra social network, dipendenza emotiva e incapacità di elaborare il dolore. Eppure, nonostante il tentativo di distinguersi dalle decine di produzioni omologhe, The Crash finisce per cadere proprio nel medesimo ingranaggio che vorrebbe osservare criticamente, tra interviste, filmati di repertorio e le riprese del processo che scavano nel torbido con crudele insistenza.

Conclusioni finali

The Crash cerca di interrogarsi sul peso delle immagini, sull’ossessione da social network e su come ciò che pubblichiamo online possa trasformarsi in un armadio pieno di scheletri, pronto a spalancarsi quando l’opinione pubblica decide di voltarti le spalle e un’indagine comincia a scavare nel tuo passato, alla ricerca di prove e ambiguità.

Innocente o colpevole? L’imputata al centro di questo documentario true-crime viene sottoposta al giudizio del pubblico, chiamato nei novanta minuti a confrontarsi con una giustizia americana che sembra aver già trovato la propria risposta, nonostante le numerose zone grigie che restituiscono il ritratto di una società profondamente divisa e di una gioventù in cerca del proprio posto nel mondo.