E’ stato presentato alla 21esima Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public ed è atteso nelle sale il 5 novembre 2026 per la distribuzione di Notorious Pictures “Se domani non torno”, il film liberamente tratto dal libro “Cara Giulia” di Gino Cecchettin scritto con Marco Franzoso e pubblicato da Rizzoli. La pellicola, prodotta da Notorious Pictures in collaborazione con Mediaset e Sky, ricostruisce i tragici giorni seguiti alla scomparsa di Giulia Cecchettin avvenuta l’11 novembre 2023, poco prima della sua laurea, trasformando un dramma privato in una profonda riflessione collettiva. Al centro della narrazione vi sono i familiari della giovane, con Filippo Timi che veste i panni del padre Gino, Tecla Bossi nel ruolo della sorella Elena e Tommaso Allione in quelli del fratello Davide, mentre Sabrina Martina dà il volto a Giulia, la cui memoria continua a vivere attraverso i ricordi, gli oggetti personali e i suoi disegni. Il racconto si sviluppa focalizzandosi sulla reazione della famiglia e sull’impegno civile di Elena, che denuncia apertamente la connessione tra femminicidio e cultura patriarcale, spingendo lo stesso Gino a interrogarsi sul ruolo degli uomini nella società contemporanea. Attraverso un percorso che unisce la rievocazione dolorosa dell’assenza alla presa di coscienza collettiva, l’opera supera i confini del racconto intimo per farsi portavoce di un messaggio universale contro la violenza di genere, ponendosi come un appuntamento cinematografico di forte impatto civile ed emotivo.
“Se domani non torno”, intervista esclusiva a Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione. Vestire i panni di Giulia Cecchettin ha rappresentato un percorso umano prima ancora che professionale per Sabrina Martina, chiamata a dare corpo a una figura che è rimasta nel cuore di tutti: “È stata una responsabilità a più livelli. Mi ha lasciato un’emozione profonda e istintiva, che non conoscevo prima, e mi ha cambiato molto. Ero sensibile a questo tema anche prima, ovviamente, ma avere il compito di rappresentare Giulia — che era una persona ma è diventata anche un simbolo — è stato intensissimo. È una responsabilità che accolgo con grande gioia, perché è forse il motivo profondo per cui faccio questo mestiere; poter anche solo contribuire a parlarne è qualcosa che non dimenticherò mai”. Nel tratteggiare l’architettura familiare e le dinamiche tra i fratelli, l’attrice si è mossa con grande rispetto del presente e della memoria: “Con Davide non abbiamo ripercorso le settimane drammatiche o la storia del suo rapporto con Giulia, ma ho cercato di esplorare il suo presente per raccogliere elementi da mettere nel personaggio. Oggi Davide è quasi un uomo, quest’anno compie vent’anni, mentre nel film la sua dimensione è ancora quella dell’adolescente. Il suo arco narrativo mostra proprio il momento in cui, da ragazzo, inizia a ridefinire il proprio ruolo all’interno di un nucleo familiare che sta radicalmente cambiando”.
A prestare il volto a Elena Cecchettin — diventata un punto di riferimento nella lotta contro la violenza di genere — è Tecla Bossi, che racconta con delicatezza l’approccio avuto prima di calarsi nel personaggio e il primo fondamentale confronto con la vera Elena: “Anche io ho incontrato Elena, e per me la cosa più importante era stabilire uno scambio umano e conoscitivo. Se a me fa già uno strano effetto interpretare una persona che ha la metà dei miei anni e vive la sua vita, immagino quanto possa essere surreale per lei vedersi impersonata da qualcuno che neanche conosce. Più che attingere materiale, volevo che lei vedesse me: dirle “io sono qui, faccio questo lavoro con immensa ammirazione e gratitudine, ma è giusto che tu conosca chi ti sta dando il volto”.
Il film si fa farsi promotore di una presa di coscienza collettiva che riguarda soprattutto le giovani generazioni. Le due giovani attrici si soffermano infatti sulla necessità irrinunciabile di scardinare la cultura patriarcale e di introdurre percorsi strutturati all’interno delle scuole: “Il coinvolgimento degli uomini è fondamentale, ma bisogna chiarire che il sistema patriarcale non è una lotta contro gli uomini: è un sistema che li privilegia, ma di cui spesso sono vittime anche loro. Per questo l’educazione affettiva, relazionale e sessuale nelle scuole non è solo importante, è fondamentale. Va a educare sulle dinamiche relazionali e apre spazi di dibattito e condivisione. Non si tratta di un insegnamento calato dall’alto — “le cose funzionano così e te le spiego” —, ma di un percorso per capire insieme come funzionano le relazioni con i coetanei, con i genitori e tra generi diversi. Veniamo tutti da questo contesto culturale, non parliamo da una posizione di superiorità. Facendo questo film e iniziando a informarmi e a studiare, mi sono resa conto che a un certo punto ti si aprono gli occhi, come se indossassi occhiali con un filtro diverso. Condividere e approfondire questi aspetti, soprattutto tra i banchi di scuola, è decisivo per cambiare le cose”, ha dichiarato Sabrina Martina.