ADV

Sayf a Sanremo 2026 con “Tu mi piaci Tanto”: “Tenco, Cannavaro e l’Italia di oggi nella mia canzone. Non difendo ideologie, racconto quello che vedo”

ADV

“Tu mi piaci Tanto” è il brano che Sayf, all’anagrafe Adam Viacava, giovane prodigio del panorama musicale attuale, porterà in gara al Festival di Sanremo 2026. Il giovane artista capace di mixare rap e melodie, strofe serrate e ritornelli apertissimi, momenti d’amore, situazioni leggere e racconti introspettivi e impegnati, per la serata delle cover duetterà con Alex Britti e Mario Biondi. sulle note di una reinterpretazione di “Hit the Road Jack”.

Sayf a Sanremo 2026 con “Tu mi piaci Tanto”

Durante la conferenza stampa che si è tenuta qualche giorno fa a Milano, Sayf, parlando del suo percorso musicale e del cambiamento che qualcuno gli fa notare, viste anche le strofe del brano che porterà a Sanremo racconta:

“Dal mio punto di vista no c’è nessun cambiamento, anzi. Trovo le strofe molto coerenti con quello che faccio di solito. L’unica vera accortezza è stata sulla struttura del brano: ho dato più spazio al ritornello, al pre-ritornello, favorendo un ascolto più immediato anche alla prima volta. Di solito avrei fatto un ritornello più cantautorale, meno “aperto”. Musicalmente però per me è coerente: la chitarra, quell’atmosfera, fanno parte del mio mondo. Forse è più tradizionale in senso italiano, non mainstream”.

Quello di Sayf è un brano con richiami al mondo del jazz, ma che lui stesso ci tiene a precisare:

“Non mi sento un jazzista né voglio essere associato solo a quel mondo. A me piace la musica in generale. Il jazz è una delle influenze, soprattutto a livello di approccio musicale. L’esperienza al Jazz mi è stata preparata apposta, riarrangiando i brani in quella chiave. È stato un gioco, reso possibile anche dai musicisti incredibili che ho accanto. Se mi presentassero come “jazzista”, direi anch’io: che c’entra?”. 

Il Jazz ritroviamo anche nella scelta della cover: 

“Sì, a livello di performance sicuramente. Però non voglio incasellarmi. Fa parte della mia poliedricità, come lo sono le influenze sudamericane, la bossa nova, la cumbia. Io ascolto di tutto. Poi magari arrivo in studio, provo a fare una cumbia e nel mio non riuscirci esce qualcosa di mio. È così che nascono le canzoni”.

Nel testo l’artista cita il grande Luigi Tenco, ed è proprio lui stesso a spiegarne il motivo: 

“Spero che Tenco venga riconosciuto, ma so che non è scontato. Il mio approccio nasce dalla curiosità e dallo studio: mi piace ascoltare musica di ogni epoca, studiare la storia italiana, la Prima Repubblica, i cantautori genovesi e non solo. Se con una canzone riesco ad avvicinare un ragazzo a Rino Gaetano o una persona più grande ad artisti più giovani, per me è una vittoria. Non è una citazione “iconica”, ma personale. Serve a raccontare uno stato d’animo: la paura di non essere capito, la pressione, il conflitto tra l’arte, che è empatica, e il mercato, che è cinico. Viviamo in una società dove spesso il valore è legato solo al profitto. Così si impoveriscono le arti, la cultura, il linguaggio. E senza parole non si possono esprimere concetti”.

Tra le citazioni anche quella a Cannavaro: “L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro”. Su questa citazione nel brano sanremese l’artista spiega:

“È uno dei ricordi più felici e spensierati che ho. Il clima estivo, quell’azione, il senso di unione. C’è anche un filo di sarcasmo sull’Italia, certo, ma nasce da un ricordo positivo, da un’emozione vera”.

Sul brano poi l’artista aggiunge: “Il brano ha due livelli. All’inizio è più sarcastico, giocoso. Nel finale invece è sincero, quasi infantile. Serve a spezzare immagini più dure e riportare al bello delle piccole cose: il mare, la famiglia, una persona di riferimento. Anche se il mondo crolla, se hai quei piccoli centri, continui a girare”.

Il paragone con Ghali

Tra i tanti argomenti affrontati in conferenza stampa c’è anche il paragone con Ghali.

“Io non sono Ghali e non sto facendo “Ghali 2.0”. Lo rispetto molto, lo conosco, gli voglio bene. Mi ha emozionato a Sanremo, anche nella serata cover. Ma io porto una canzone che racconta tante cose, non una causa specifica. Se poi nel mondo succede qualcosa che richiede una presa di posizione, io ci sono, ma non per imitazione”.

La scelta della cover

Durante la serata del venerdì, quella dedicata alle cover, Sayf ha deciso di farsi accompagnare da Alex Britti e Mario Biondi:

“L’idea della canzone c’era già. Poi casualmente abbiamo visto online un video recente di Britti e Mario Biondi che cantano insieme. Ci è sembrata una coppia perfetta per come stavamo immaginando la performance. Mi piace anche l’idea di comunicarla in modo un po’ meme. Sono contento di lavorare con loro”.

Il rapporto con Sanremo e con i fan

Su Sanremo Sayf dichiara: “Non l’ho mai seguito tantissimo da piccolo, ma l’ho sempre percepito come un evento, un po’ come i Mondiali. C’è anche una componente culturale: mia madre tunisina, come molte famiglie del Mediterraneo, guardava Rai 1. Negli ultimi anni è tornato molto forte anche mediaticamente. È come andare in nazionale: che fai, non ci vai?”.

“Mentalmente non mi spaventa Sanremo, eticamente nemmeno. Fisicamente forse sì: l’ansia c’è, vomito prima di cantare. Davanti al pubblico non sono in imbarazzo, ma lo scontro con la realtà un po’ lo patisco” – e sul fatto che nel brano ci siano riferimenti politici e sociali spiega – “Non mi spaventa portarli su quel palco, perché non difendo partiti o ideologie. Racconto riflessioni spontanee su ciò che vedo. La canzone è nata in un periodo di tensioni sociali, manifestazioni, notizie forti. Non è una strategia, non è una mossa. Non ho doppi fini, non ho nulla da nascondere”.

A chi gli chiede se teme il giudizio dei tuoi fan dice: “No. Chi mi segue non lo fa da così tanto tempo da pensare che Sanremo sia uno snaturamento. Cinque anni fa mi ascoltavano io e mio cugino. Se qualcuno storce il naso, pazienza”.

“Il pubblico credo scoprirà durante questo festival la mia parte più fragile legata alla paura di non essere capito. Di solito non metto sullo stesso piano le difficoltà del mio lavoro con problemi più grandi, un po’ per orgoglio, un po’ per rispetto. Qui invece c’è una piccola spaccatura, ed era giusto mostrarla”. – Racconta l’artista.

A chi gli chiede cosa spera che il pubblico dica di lui dopo Sanremo, Sayf risponde: 

“Niente in particolare. Chi guarda si intratterrà quella settimana. Se qualcuno si rivede in quello che faccio e ha voglia di approfondire, bene. Da artista l’arte vale a prescindere. Da imprenditore, invece, spero di fare bene… così mi ritiro in una villa sul monte”.

Missione FantaSanremo

“Sì parteciperò al FantaSanremo, senza prenderlo troppo sul serio. Se c’è qualcosa di divertente che mi rappresenta, lo faccio volentieri”. – Dice Sayf sul gioco che appassiona ogni anno milioni di italiani.

La religione

Il canta te poi affronta l’argomento della fede e del rapporto con la religione?

“È una cosa molto personale. Ho uno spirito religioso, prego a modo mio. Sono cresciuto soprattutto con mia madre, quindi alcune pratiche mi appartengono: non mangio maiale, faccio il Ramadan. Ma non voglio etichettarmi: la fede è fuori dal giudizio degli altri”.

ADV
Articoli correlati