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“Rosa Elettrica”, intervista a Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli

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Nel ruolo di una giovane infiltrata alle prese con decisioni più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta guida il cast di Rosa Elettrica, un thriller in fuga firmato Sky Studios e Cross Productions. La storia segue Rosa, agente del programma di protezione testimoni incaricata di accompagnare un giovane boss deciso a collaborare con la giustizia, interpretato da Francesco Di Napoli. Quando emergono anomalie nell’operazione, la protagonista decide di disobbedire agli ordini e scappare insieme al ragazzo. Da quel momento entrambi si ritrovano braccati e senza punti di riferimento, costretti a muoversi attraverso l’Italia diffidando di chiunque. La serie è diretta da Davide Marengo e si ispira liberamente al romanzo di Giampaolo Simi pubblicato da Sellerio Editore. Composta da sei episodi, l’opera unisce tensione e azione in un racconto serrato. Il debutto è previsto l’8 maggio con i primi due episodi su Sky Atlantic. Successivamente, ogni settimana verranno rilasciati due nuovi episodi fino al 22 maggio.

“Rosa Elettrica”, intervista esclusiva a Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli. Maria Chiara Giannetta ha svelato come si è preparata per entrare in questo ruolo e cosa lo distingue dagli altri personaggi finora interpretati: “La prima persona che ho contattato è stata Melissa Sipala, che per me è stata la prima referente quando mi preparavo a interpretare il Capitano dei Carabinieri in Don Matteo. Siamo rimaste in ottimi rapporti, quindi mi è sembrato naturale rivolgermi subito a lei. Anche se si tratta di contesti diversi rispetto all’Arma dei Carabinieri, avevo bisogno di capire meglio come funziona, nella pratica, la protezione dei testimoni. Melissa mi ha poi messo in contatto con un’altra persona, con cui ho potuto approfondire diversi aspetti concreti: da come si bonifica una stanza, al tipo di rapporto che si deve instaurare — e anche evitare — con le persone coinvolte. Rosa, a differenza di altri personaggi, è una figura che tende a sottrarsi, a rimanere in disparte. Proprio questa caratteristica, però, mi ha dato la possibilità di costruire un’evoluzione più marcata nel corso degli episodi successivi, portandola a rivelare gradualmente il suo vero carattere, nel bene e nel male”. 

Francesco Di Napoli veste i panni di Cociss, baby boss di camorra deciso a collaborare: “La cosa che mi piace di più di Cociss è, prima di tutto, l’amore profondo che prova per le persone a cui tiene davvero. Mi colpisce anche il legame che ha con i cani, un aspetto in cui mi ritrovo molto. In generale, però, ciò che trovo più interessante è il modo in cui si nasconde dietro una sorta di maschera: andando avanti negli episodi e grazie all’incontro con Rosa, emergono la sua fragilità, le sue paure e le sue insicurezze. È proprio questo lato che ho amato di più del personaggio, perché lo rende estremamente umano. La difficoltà maggiore, invece, è stata trovare un equilibrio tra la sua parte più oscura e aggressiva e quella più vulnerabile, riuscendo a far emergere entrambe in modo credibile”. 

L’incontro tra Rosa e Cociss è l’incontro tra due mondi opposti. Rosa rappresenta la bussola morale mentre Cociss vive in una zona d’ombra: “Si incontrano perché, in realtà, hanno molto più in comune di quanto possa sembrare inizialmente, e questo lo scopriranno poco alla volta. Entrambi sono in qualche modo due disadattati, persone che non si sentono davvero parte di nessun mondo. Rosa, infatti, è divisa tra la famiglia, la vita privata e il lavoro nelle forze dell’ordine, senza riuscire a trovare un equilibrio o un posto in cui sentirsi davvero a casa. Allo stesso modo, anche Cociss vive una frattura tra la sua famiglia d’origine e quella acquisita, senza appartenere completamente a nessuna delle due realtà. Proprio questa condizione condivisa diventa il punto di contatto tra loro. Per Cociss, inoltre, Rosa rappresenta una delle poche persone capaci di ascoltarlo davvero e di comprenderlo fino in fondo. Ed è anche questo che, nel tempo, contribuisce a creare un legame profondo tra i due personaggi”, ha spiegato la Giannetta.

Per la prima volta, Maria Chiara Giannetta è stata diretta sul set da Davide Marengo, suo compagno di vita da otto anni. “Siamo sempre stati molto affini e complici, e questo ci ha aiutato tantissimo durante le riprese. Davide è un regista estremamente calmo e tranquillo, ma anche capace di portare leggerezza sul set. Questo approccio ci ha permesso di vivere l’esperienza con più serenità e anche di divertirci, nonostante la fatica. Girare la serie, infatti, è stato impegnativo: ogni settimana cambiavamo location, preparavamo le valigie e partivamo senza sapere esattamente quando saremmo tornati a casa. Per circa tre mesi e mezzo siamo stati sempre in movimento, senza vere pause. Proprio per questo, il clima che Davide è riuscito a creare è stato fondamentale: ci ha aiutato a vivere il lavoro quasi come un gioco, un’avventura, mantenendo sempre concentrazione e professionalità, ma con uno spirito leggero e positivo”, sono state le parole dell’attrice.

Rosa ha sempre il timore di non essere all’altezza, si sente insicura. Anche Maria Chiara Giannetta nella vita soffre della sindrome dell’impostore: “Sì, dipende molto dai contesti e dalle situazioni. Credo però che chi fa questo mestiere, anche chi magari non si sente davvero un attore, debba in qualche modo confrontarsi con questa sensazione. Qualunque cosa si trovi a fare, anche le cose più leggere o apparentemente banali, finisce per scontrarsi con questa sorta di “sindrome”, che accompagna spesso il lavoro e il percorso personale”. 

Sulla scena più difficile da girare, Francesco e Maria Chiara non hanno dubbi: “La scena verso il finale non è una scena d’azione e non ha elementi thriller. È piuttosto un momento intimo, particolare ed emotivo, che si concentra sul rapporto tra i due personaggi. Si tratta quindi di una sequenza più recitata che fisica, in cui la dimensione emotiva prende completamente il sopravvento sull’azione”. 

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