Roommates: una teen-comedy sospesa tra caos e nostalgia – Recensione

Roommates

Devon Weisz, matricola universitaria del New Jersey, non ha mai avuto molta popolarità a scuola. Pur senza essere mai stata realmente vittima di bullismo, è raramente riuscita a farsi degli amici sinceri. Ora che il college la aspetta, lontana da casa e dagli affetti, si sente prossima ad affrontare anni di solitudine e invisibilità.

La protagonista di Roommates è però ignara di ciò che lo attende. Durante i corsi per l’orientamento ha modo di conoscere Celeste Durand, coetanea di Stamford dal carattere energico, una vera e propria forza della natura come Devon non ha mai incontrato prima. Le due diventano compagne di stanza, e i primi mesi insieme vanno a gonfie vele, nonostante alcune piccole – o meno piccole – differenze. Differenze che però diventano insostenibili col passare del tempo e che trasformano la loro amicizia in qualcosa d’altro

Rommmates: sangue del suo sangue – recensione

Con l’uscita di I Like Movies (2022) la regista canadese Chandler Levack si era dimostrata capace di trasformare la nostalgia cinefila in materia emotiva palpabile, con uno stile spigoloso e tagliente che ha fatto molto discutere. Un film che ha colpito molto Adam Sandler, il quale tramite Happy Madison, la sua casa di produzione, ha deciso di ingaggiarla per questo teen-movie nel quale il ruolo principale è affidato alla figlia Sadie, al primo ruolo da protagonista.

Nepotismo? Date le premesse, la critica è ovvia e legittima, ma va detto che la primogenita di famiglia se la cava più che discretamente, dando vita a un credibile e alchemico gioco degli opposti con l’altra figura principale, interpretata da Chloe East. Figure agli antipodi che a lungo andare non possono far altro che esplodere, in una sceneggiatura che dietro un intreccio base parzialmente prevedibile nasconde alcune soluzioni originali.

Amiche come prima

Roommates possiede un qualcosa di universale nella rappresentazione delle amicizie femminili ai tempi dell’adolescenza, con quella specifica tossicità passivo-aggressiva che raramente il cinema di genere riesce a ritrarre senza scivolare nella caricatura fine a se stessa. Caratterizzazioni sopra le righe per parlare di argomenti più profondi dell’apparenza, anche se va detto questo fragile equilibrio a tratti rischia di sbilanciarsi eccessivamente sulla sua indole leggera e pseudo-demenziale.

La sceneggiatura ad opera di Jimmy Fowlie e Ceara O’Sullivan – duo proveniente dal Saturday Night Live – oscilla tra un narcisismo calcolato e lo smarrimento genuino, tra la manipolazione consapevole e il bisogno disperato di legami, dando in pasto alla camera due “ragazze interrotte”, ognuna alle prese con problemi e lati oscuri inizialmente celati.

D’altronde, e sembra sottolinearlo nella scena in cui la televisione passa le immagini dell’iconica serie originale di Beverly Hills 90210, gli anni Novanta sono passati da un pezzo e così anche quegli amori e amicizie giovanili, qui messi alla prova dalla sopportazione reciproca.

Conclusioni finali

Per larghi tratti Roommates funziona, grazie all’attenzione rivolta alle sue protagoniste, una volta tanto non bamboline inermi figlie dello young adult contemporaneo, e alla capacità di sfumare contesto e situazioni senza cedere all’anima demenziale o pseudo tale. Poi qualcosa va fuori controllo e il film perde il proprio asse, con la mano produttiva dell’Adam Sandler più leggero che si fa sentire.

La narrazione si sfalda e la convivenza tra lo stile più ricercato e nostalgico della regista Chandler Levack e quella verve comica maggiormente gratuita, pensata come veicolo per la figlia d’arte Sadie Sandler – comunque apprezzabile, così come l’amica-antagonista Chloe East – diventa forzata e difficilmente gestibile, in cento minuti comunque più interessanti del previsto.