Roma si prepara ad accogliere l’edizione 2026 del Pride, in programma sabato 20 giugno, con una grande manifestazione dedicata ai diritti, all’inclusione e alla libertà di espressione. Il corteo prenderà il via alle ore 15 da Piazza della Repubblica e attraverserà le principali strade della Capitale fino a raggiungere Viale delle Terme di Caracalla, dove è stata allestita da tempo l’area destinata agli eventi e agli spettacoli della manifestazione. Gli organizzatori prevedono la partecipazione di oltre 15mila persone provenienti da tutta Italia per prendere parte alla tradizionale sfilata arcobaleno. Dopo la presenza, nelle scorse edizioni, di artiste molto amate dal pubblico, quest’anno il ruolo di ambasciatrici ufficiali dell’evento sarà affidato a Levante, Francesca Michielin e Margherita Vicario, che sosterranno con la loro presenza i valori promossi dal Pride.
Roma Pride 2026, Francesca Michielin, Levante e Margherita Vicario attaccano Vannacci
Oggi alla conferenza stampa che si è svolta presso l’Nhow Hotel Michielin, Levante e Vicario hanno spiegato cosa significa per loro essere madrine del Roma Pride. “Mi considero una transfemminista e quindi amo il pensiero e l’azione di poter vivere il contesto delle persone trans e queer e ho sempre la sensazione che la comunità Lgbtqia+ soffra di una sorta di geolocalizzazione, come se al di fuori di contesti importanti come Roma e Milano, fosse invisibile al resto del Paese”, ha detto Levante.
Francesca Michielin ha sottolineato come la parola inclusività sia ormai da considerarsi superata: “Credo che dovremmo forse smetterla con il termine inclusione, che suggerisce una visione normocentrica, come se ci fosse qualcuno che ha deciso ‘ah sì, ti accetto lo stesso’, invece noi conviviamo nella diversità, con una moltitudine di persone, ognuno con la sua storia e identità”.
Nel corso della presentazione del Roma Pride, gli organizzatori e le tre ambassador dell’edizione 2026 hanno commentato le recenti dichiarazioni del generale Vannacci riguardo alla comunità LGBTQIA+.
Il portavoce della manifestazione, Mario Colamarino, ha espresso forte preoccupazione: “Le parole di Vannacci sono davvero inquietanti. Non si tratta di semplici provocazioni: parliamo di una figura che raccoglie un consenso significativo e che potrebbe avere un peso importante negli equilibri politici futuri. Quando si parla di remigrazione, cioè di deportazione, è necessario rispondere con una forte battaglia culturale per contrastare queste idee”.
Anche Francesca Michielin ha preso posizione, dichiarando: “Le affermazioni di Vannacci non trovano alcun riscontro nella realtà. Dicono tutte stronzate, non riesco a definirle diversamente. Credo che l’arte e la musica abbiano il compito di affrontare temi sociali e stimolare riflessioni”.
Sulla stessa linea Margherita Vicario, che ha aggiunto: “Più che idiozie o stronzate, le considero idee violente. Sono pensieri che attecchiscono su persone fragili, disinformate o in difficoltà e che meritano di essere contrastati con consapevolezza e dialogo”.
Intanto Keshet Italia, associazione della comunità ebraica impegnata contro le discriminazioni verso le persone LGBTQIA+, prenderà parte al Roma Pride di domani dopo settimane di tensioni con l’organizzazione. Inizialmente, lo scorso 25 maggio, gli organizzatori avevano escluso la partecipazione del carro dell’associazione, caratterizzato dalla bandiera arcobaleno con al centro la stella di David, dichiarando che non sussistevano le condizioni per la presenza.
Alla base della decisione vi sarebbe stata la mancata disponibilità, da parte delle realtà coinvolte, a prendere le distanze da quanto definito “il genocidio in corso a Gaza”. La scelta aveva generato un acceso dibattito e una fase di stallo tra le parti. Nei giorni successivi è intervenuto il Comune di Roma per favorire un dialogo, aprendo un tavolo di confronto.
Nel corso della conferenza stampa, Mario Colamarino, ha annunciato la presenza di Keshet Italia: “In questi giorni abbiamo avuto delle interlocuzioni con l’associazione ebraica LGBTQIA+ Keshet, grazie al Comune di Roma che ha svolto un importante ruolo per far incontrare le due parti. Per raggiungere un obiettivo in ottica di senso di responsabilità per il movimento tutto, si è trovato un punto di incontro. Domani Keshet sarà presente nella parata. La questione era sul carro, perché per il documento politico che abbiamo fatto sulla parola genocidio, il carro è un principio per cui se uno partecipa aderisce a quella piattaforma. Per questo Keshet parteciperà in uno spezzone a piedi”.









