Un film che affronta uno dei fenomeni più discussi degli ultimi anni: l’esposizione del corpo sulle piattaforme digitali a pagamento e le conseguenze che queste scelte possono avere sulla vita delle nuove generazioni. In occasione della presentazione di Blue, opera prima alla regia di Eleonora Puglia, il cast composto da Alexia Cozzi, Shaen Barletta e Rocco Siffredi ha raccontato il lavoro svolto sui personaggi, riflettendo sui temi al centro della pellicola: consapevolezza, identità, mercato dell’immagine e precarietà nel mondo dello spettacolo.
Intervista al cast di “Blue”, Roco Siffredi: «Un tema scomodo che riguarda le nuove generazioni»
Alexia Cozzi e Shaen Barletta, i vostri personaggi si espongono molto, anche fisicamente, attraverso una piattaforma online. Come avete affrontato questo lavoro dal punto di vista emotivo e fisico?
Alexia Cozzi: «Personalmente sono partita dall’aspetto emotivo, dalle fragilità, dalle luci e dalle ombre del personaggio. Solo successivamente sono arrivata alla componente fisica. È stato un percorso molto profondo. Come attrice mi sono preparata guardando tanto cinema italiano e internazionale, rendendomi conto che non ero né la prima né sarò l’ultima ad affrontare scene di questo tipo. Non c’era quindi nulla da temere. Anzi, l’esposizione fisica è diventata uno strumento importante per comprendere meglio il personaggio e avvicinarmi alla sua interiorità.»
Shaen Barletta: «Per interpretare Vicky mi sono documentata molto perché è un personaggio forte, trascinatore, che doveva conoscere bene il mondo in cui si muove. È stato un lavoro impegnativo e avere accanto una compagna di viaggio come Alexia è stato fondamentale. Mettersi completamente a nudo davanti alla macchina da presa non è semplice. Recitare è già difficile di per sé, farlo senza alcuna protezione lo è ancora di più.»
Rocco Siffredi: «Per me, invece, è stato più difficile recitare vestito. (ride) Ognuno ha le proprie difficoltà. C’è chi si sente più a proprio agio in un modo e chi in un altro.»
Rocco, quanto è importante per te, in questa fase della tua carriera, prendere parte a progetti come “Blue”?
«Molto importante. Da almeno quindici anni sostengo che stiamo crescendo una generazione di pornostar. Lo dicevo già quando iniziavano a diffondersi i siti gratuiti e molti mi prendevano poco sul serio. Nel frattempo la tecnologia ha fatto il suo percorso e oggi tutto è diventato più facile e immediato. Sono nate piattaforme estremamente efficaci, ma quasi nessuno spiega ai ragazzi i pro e i contro di queste scelte.
Ed è proprio di questo che parla il film: della consapevolezza. Nel film il personaggio di Alexia prende una decisione per aiutare il fidanzato, ma nella realtà spesso è diverso. Molti ragazzi e ragazze si avvicinano a queste piattaforme con l’idea di guadagnare soldi facili e sicuri. La verità è che non sono né facili né sicuri.
Ogni giorno si aprono migliaia di nuovi profili in tutto il mondo. La concorrenza è enorme, si guadagna molto meno di quanto si pensi e spesso si finisce per fare sempre di più pur di attirare attenzione. A quel punto bisogna chiedersi se ne valga davvero la pena. Se non c’è una passione autentica, come quella che avevo io per il mio lavoro, tutto diventa molto più complicato.»
Eleonora Puglia, perché hai scelto proprio questa storia per il tuo esordio alla regia?
«Credo che il cinema, come settima arte, sia uno dei mezzi più potenti per far arrivare un messaggio. Per questo sento l’esigenza di raccontare tematiche scomode, argomenti di cui spesso si parla poco o male. Personalmente ritengo che questo tema dovrebbe essere affrontato anche nelle scuole. Dove non arrivano le famiglie dovrebbe arrivare l’educazione. Molti giovani che si avvicinano a queste piattaforme sono il sintomo di una mancanza di strumenti e di consapevolezza.
Vorrei anche fare una distinzione importante tra il mondo del cinema per adulti e quello delle piattaforme digitali. Nel primo caso esiste una produzione, una struttura, una squadra che lavora attorno a un progetto. Nelle piattaforme, invece, il rapporto è diretto tra il creator e il pubblico e spesso il corpo diventa una merce.
Sono temi che meritano di essere affrontati senza ipocrisie. Anche nei miei lavori precedenti ho scelto spesso argomenti complessi perché credo che il cinema debba avere il coraggio di interrogare la società.»
Siffredi interviene nuovamente sulla differenza tra pornografia tradizionale e piattaforme online.
«Nel cinema per adulti esistono registi, sceneggiatori, produzioni, festival e premi internazionali. Esiste un’industria strutturata.
Sulle piattaforme, invece, il rapporto è diretto con gli utenti. Sono loro a chiederti contenuti sempre più specifici. All’inizio può sembrare semplice, ma col tempo si rischia una saturazione psicologica. E quando si vorrebbe cancellare quel materiale, spesso è troppo tardi perché è già ovunque.
Questa differenza andrebbe spiegata soprattutto alle ragazze più giovani. Molte pensano che aprire un profilo appena compiuti diciotto anni sia una strada semplice. Se conoscessero davvero vantaggi e conseguenze, probabilmente molte farebbero scelte diverse.»
Parliamo di precarietà nel mondo dello spettacolo. Qual è il vostro punto di vista?
Il cast: «L’arte è sempre stata un settore precario. Se guardiamo al passato esistevano figure come i mecenati che oggi non ci sono più. Questo vale per il cinema, ma anche per la pittura, la scultura e per tutte le forme artistiche. È una precarietà che fa parte anche del fascino di questo lavoro: non si tratta di entrare ogni mattina in ufficio e ripetere le stesse azioni. Oggi però in Italia esiste un problema evidente di star system. È difficile emergere e ancora più difficile mantenere una continuità professionale. Per gli attori è un momento complesso.»
«Uno dei problemi principali è proprio la mancanza di un vero sistema che valorizzi e sostenga gli artisti. In altri Paesi esistono forme di tutela che permettono agli artisti di continuare a creare anche nei periodi di inattività. In Italia si stanno sviluppando esperienze interessanti, come le residenze artistiche, ma spesso non bastano. Credo inoltre che il problema sia più ampio. Oggi la società tende a misurare il successo quasi esclusivamente in base al denaro. Si chiede prima quanto guadagni e solo dopo chi sei. Questo produce conseguenze in molti ambiti, compreso quello culturale.»
«Stiamo vivendo una sorta di Medioevo culturale, ma senza la straordinaria creatività che caratterizzò il vero Medioevo. Un Paese che non investe nella cultura e non sostiene i propri artisti è un Paese che rischia di spegnersi. È anche da questo vuoto culturale che nascono fenomeni come quelli raccontati in Blue: si fugge dalla complessità, si evita la profondità. Ma se l’essere umano perde empatia e profondità, perde una parte essenziale di se stesso.»
Blue, diretto da Eleonora Puglia e interpretato da Alexia Cozzi, Shaen Barletta e Rocco Siffredi, sarà nelle sale dal 23 luglio distribuito da PiperFilm. Il film racconta la storia di Luce, una ventenne che, per aiutare il fidanzato in difficoltà economiche, decide di aprire un profilo su una piattaforma di contenuti erotici, scelta che finirà per cambiare radicalmente la sua vita.









