Conosciuto in tutto il mondo come il “Re dei Paparazzi”, Rino Barillari continua a raccontare con la stessa passione una professione che ha contribuito a rendere celebre. Ospite del Magna Graecia Film Festival, il fotografo ha ripercorso oltre sei decenni di carriera, spiegando come il suo lavoro sia sempre stato strettamente legato ai grandi cambiamenti della società italiana.
Intervista a Rino Barillari
C’è una fotografia o un artista che hanno cambiato la sua carriera?
«Più che una singola fotografia, è stata la storia dell’Italia a cambiare il mio lavoro. Fino al 1967 c’era il periodo della Dolce Vita: era un mondo straordinario, pieno di entusiasmo e di personaggi che hanno fatto la storia del cinema e dello spettacolo. Poi, tra il 1967 e il 1968, il Paese ha iniziato a cambiare.»
Barillari ricorda gli anni delle contestazioni studentesche, delle manifestazioni di piazza e delle tensioni sociali.
«C’erano gli studenti che protestavano ogni giorno, gli scontri con la polizia, il clima nelle università. Era un’Italia diversa, che stava cercando di cambiare. Poi sono arrivati gli anni del terrorismo, dei sequestri di persona, della violenza politica, sia di destra sia di sinistra. Successivamente abbiamo attraversato altre fasi della nostra storia, fino agli anni di Berlusconi e all’Italia di oggi. Io ho fotografato tutto questo. Nel bene e nel male, ho cercato di raccontare quello che accadeva davanti ai miei occhi.»
Un mestiere che, spesso, gli è costato caro.
«Sono finito in ospedale 164 volte. Mi hanno distrutto 78 macchine fotografiche, mi sono rotto undici costole e sono stato anche accoltellato. Fa parte del lavoro che ho scelto e che continuo ad amare. Oggi posso guardarmi indietro e dire di aver vissuto 65 anni di carriera raccontando la cronaca del nostro Paese.»
Chi è oggi il personaggio più ricercato da un paparazzo?
«Non esiste un personaggio che vale sempre più degli altri. Conta la notizia. Il personaggio importante è quello che, in quel preciso momento, è al centro dell’attenzione. Se tutti parlano di lui e tu sei l’unico ad avere la fotografia, allora hai fatto uno scoop.»
Poi racconta, con il suo consueto tono ironico, quale ritiene sia uno dei “segreti” del mestiere.
«Un buon paparazzo deve essere completamente libero. Io scherzo sempre dicendo che non dovrebbe sposarsi, perché questo lavoro richiede una disponibilità totale: devi poter uscire in qualsiasi momento, seguire una pista, aspettare ore per una fotografia. È un mestiere che assorbe completamente la tua vita.»
Infine, Barillari riflette su quanto la tecnologia abbia trasformato profondamente il mondo della fotografia.
«Oggi, con i telefonini, è cambiato tutto. Chiunque può scattare una fotografia in qualsiasi momento. Questo ha reso molto più difficile il lavoro del paparazzo tradizionale. Lo scoop esiste ancora, ma bisogna conquistarlo in modo diverso. Rimane fondamentale una cosa: essere nel posto giusto, al momento giusto.»









