Primitive War, la guerra ai dinosauri è iniziata – Recensione

Primitive War

Vietnam, 1968. Un plotone di berretti verdi in missione segreta scompare in una valle remota e inesplorata nel cuore della giungla. Il colonnello Jericho richiama in servizio la Vulture Squad, un’unità di ricognizione guidata dal sergente Baker, affinché si rechi sul campo per scoprire cosa sia accaduto alla precedente spedizione.

In Primitive War quello che i militari trovano al loro arrivo va contro ogni logica. Dopo essersi imbattuti in un’impronta gigante di origine sconosciuta, vengono infatti attaccati da un branco di velociraptor e scoprono come l’intera fauna locale sia stata sostituita dalle più svariate specie di dinosauri. L’incontro con la paleontologa Sofia Wagner, ricercatrice russa che ha partecipato all’esperimento che ha riportato ai giorni nostri le creature preistoriche, sarà soltanto il preambolo di una serie di situazioni sempre più pericolose e fuori controllo

Primitive War: c’era una volta – Recensione

Soltanto pochi giorni fa abbiamo pianto la scomparsa di Sam Neill, attore leggendario che il grande pubbilco ha conosciuto soprattutto per l’iconico ruolo del professor Grant in Jurassic Park (1993). Ed eccoci ora qui a parlare di un film che ha preso ispirazione proprio dal cult di Spielberg, trasportando il tutto in un contesto bellico a tutta azione, caratterizzante due ore e dieci di visione a tratti fin troppo rocambolesche e a grado zero di intelligenza.

Produzione australiana, Primitive War non sa mai se prendersi sul serio o buttarla sull’autoironia e proprio in questa decisione paga limiti concettuali non da poco. I discorsi sulla guerra del Vietnam e i massacri della popolazione civile restano nell’ombra, con una trama che non fa che sottolineare più o meno marcatamente l’eroismo dei soldati yankee e la minaccia sovietica, in una sorta di Guerra Fredda quasi parodica ma non del tutto involontariamente.

Il primo incontro con i sauri avviene di notte e in spazi stretti, impedendo di comprendere appieno la qualità degli effetti speciali, che comunque si mostrano poco dopo a pieno regime: realizzati col digitale, si muovono comunque in set reale, una soluzione che pur apparendo a tratti finta riesce a risultare superiore a molte produzioni omologhe a medio-basso budget. D’altronde il film è costato appunto 7-8 milioni di dollari ed era difficile chiedere più dal punto di vista estetico da questo punto di vista.

La storia che fa acqua

Le maggiori riserve come detto riguardano perciò il comparto narrativo, risultante in più occasioni dozzinale, con dialoghi ad oggi irricevibili e situazioni di sacrificio ed eroismo quanto mai telefonate, fino ad una resa dei conti che diventa grottesca nelle sue palesate esagerazioni, con decine e decine di creature che assediano i sopravvissuti arrivati fino a tal punto. Tra questi spiccano volti noti del piccolo schermo come l’attrice/supermodella Tricia Helfer – la ricorderanno i fan di Battlestar GalacticaJeremy Piven (Entourage) e Ryan Kwanten (True Blood), ognuno di loro alle prese con personaggi funzionali al racconto ma mai memorabili in senso stretto.

Qualche gratuita scena in slow-motion ed esplosioni in serie a decimare la minaccia preistorica, soverchiante nel numero, spingono quasi lo spettatore a tifare paradossalmente proprio per i dinosauri, con l’interventismo americano che non si comprende venga ridicolizzato o esaltato dalla regia di Luke Sparke, anche co-sceneggiatore insieme a Ethan Pettus, autore del libro omonimo del quale Primitive War non è però, come si potrebbe pensare date le premesse, un fedele adattamento.

A dispetto della firma di chi l’ha scritto, lo script infatti si distacca parecchio dall’opera originaria, abbandonando le atmosfere drammatiche e orrofiche scritte su carta in favore di un approccio da action rumoroso e senza tregua. Una scelta che ha mostrato più vizi che virtù.

Conclusioni finali

Gli effetti digitali non sarebbero nemmeno poi così malvagi, ma quando si decide di esagerare il troppo stroppia e la sensazione di finzione aumenta a dismisura, evidenziando tutti i limiti di questa produzione a medio budget che arriva dall’Australia, nonostante l’ambientazione vietnamita e la presenza di soldati americani al centro del racconto.

La sceneggiatura tradisce il romanzo alla base, snaturando i personaggi in bambolotti stereotipati, pronti a gesti di gratuito eroismo e a sparare contro tutto ciò che si muove nel cuore di una giungla invasa da dinosauri di ogni tipo: terrestri, acquatici o volanti. La tensione viene meno quando il gioco narrativo si limita a un corri-corri boom-boom, e la pretesa di prendersi sul serio in un B-movie ideologicamente guerrafondaio rischia di essere il classico passo più lungo della gamba.