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Panic, la recensione della serie teen su Prime Video

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Se c’è una categoria di prodotti originali sui quali le piattaforme streaming investono da sempre alla grande, quelli sono le serie a sfondo adolescenziale. Netflix è la prima ad aver fatto irruzione con questo tipo di racconti, e di storie a stampo young adult – teen drama ne abbiamo visti davvero molti. Pensiamo solo a nomi come Skam Italia , The End of the F***ing World, Elite, Sex Education e compagnia cantante. È sotto la luce del sole quanto questa tipologia di narrazioni sia in grado di catturare una vastissima fetta di pubblico. Anche Prime Video non si tira fuori dalla corsa, dove è in streaming Panic, serie statunitense che segue alla lettera i principi cardine del genere di riferimento e li mette in scena con una formula sì pulita, ma per niente innovativa. Una stagione da dieci episodi dalla durata dei canonici tre quarti d’ora, adattati a partire dall’omonimo romanzo di Lauren Oliver che per la serie veste i panni anche di produttrice e showrunner.

La trama di Panic

Le premesse della serie sono quantomeno interessanti: siamo catapultati nell’anonimato di una piccola cittadina texana, Carp, dove un gruppo di ragazzi ha da poco conseguito il diploma di maturità. Si apprestano quindi ad affacciarsi su quel vuoto esistenziale che per molti è rappresentato dall’arrivo della vita adulta, dalle sue tante incertezze e problematiche.

C’è chi ha già prenotato un biglietto di sola andata per il college, chi quello per seguire le non edificanti orme di famiglia e magari finire dritto in prigione (Ray Nicholson, figlio del celebre Jack), chi invece suda sette camicie nel tentativo di mettere qualcosa da parte e fuggire da questo polveroso buco in mezzo al niente. Fin qui, nulla di nuovo. A spezzare questi equilibri prestabiliti c’è però un’anomalia: il torneo di Panic, ovvero una sorta di campionato clandestino composto da più prove durante le quali i partecipanti, adolescenti locali appena diplomati, si cimentano in pericolose prove di coraggio.

Si passa dal saltare da una scogliera a camminare sospesi per aria, mentre si accumulano punti per arrivare al ricco premio finale che per molti rappresenta il lascia passare per cambiare vita una volta per tutte. In mezzo a queste sfide scellerate si ritrova inaspettatamente anche Heather (Olivia Welch), obbligata dagli eventi nonostante sul torneo gravino gli spettri di due giovani coetanei che hanno perso la vita durante lo svolgimento dell’edizione precedente.

Perché guardare Panic

E’ ben presto evidente come le gare di Panic siano in realtà solo il pretesto per parlare d’altro. Ci si accosta a quell’orizzonte vacuo dell’adolescenza che sta scemando e lascia spazio a qualcos’altro che appare ancora più indecifrabile, ancora più spaventoso. Le prove del torneo occupano a dire il vero uno spazio marginale e si presentano come un filo conduttore che unisce la costruzione delle dinamiche di potere all’interno dei rapporti instaurati tra i vari giovani.

Ci sono le consuete distinzioni in classi di reddito e rilevanza sociale, di tipizzazione di quelli che sono considerati “cool” e di quelli che invece vengono additati come “loser”. E ovviamente la serie non manca di far interagire a livello sentimentale tutte le varie parti, mentre sotto la superficie tesse una rete di misteri da sbrogliare (alcuni in maniera più interessante di altri), sulla falsa riga del percorso della sottotrama legato alla polizia del posto che tenta di fermare gli eventi in corso.

Panic, perché non guardare la serie

La narrazione di Panic però non si sbottona mai e sceglie di camminare comodamente sul seminato del genere di riferimento. Se sembra esserci una leggera marcia in più nella tiepida accelerazione che Panic vive nel corso della seconda parte di stagione, bisogna tener presente come questa però non sia mai realmente uno sbalzo di ritmo rispetto al livello al quale ci si abitua durante il corso degli episodi. Non aiuta nemmeno la grande verbosità che contraddistingue il racconto, che in più di un frangente raffredda il motore quando sta prendendo un po’ di giri nella fasi di investigazioni o di gara.

Insomma, non stiamo parlando di un prodotto da cestinare senza dargli una chance, ma di certo non siamo di fronte nemmeno al nuovo standard di riferimento della categoria. Panic è esattamente in linea con quello che si può aspettare chi si avvicina alla serie, ideale per una visione senza impegno o grandi aspettative.

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