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Corrida dos Bichos – La legge del branco, un gioco mortale – Recensione

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In un prossimo futuro Rio de Janeiro si è trasformata in una metropoli in rovina, profondamente segnata dalle disuguaglianze sociali. Il programma più seguito è una brutale competizione nella quale venticinque corridori, ciascuno associato a uno spirito animale, rischiano la vita per conquistare un premio milionario. La regola è tanto semplice quanto spietata: per partecipare ogni concorrente deve offrire una persona amata come garanzia e soltanto chi trionferà potrà riaverla indietro.

Il protagonista di Corrida dos Bichos – La legge del branco è Mano, un ragazzo profondamente idealista da sempre schierato contro quella barbarie che si trova costretto a rinnegare i propri principi quando scopre che la sorella è stata offerta come ostaggio. Per salvarla decide così di partecipare alla corsa, stringendo un patto con una delle organizzatrici e ritrovandosi ad affrontare avversari sempre più crudeli, in una società regolata dalla violenza.

Corrida dos Bichos: una corsa per la vita – recensione

Se City of God (2002) rappresentava una fotografia del Brasile ancorata al presente, con tutte le idiosincrasie insite in quel meraviglioso quanto problematico Paese, Corrida dos Bichos – La legge del branco prova a immaginarne un futuro vittima di quelle stesse contraddizioni, adottando il concept di una distopia dal sapore post-apocalittico. Non è un caso che dietro la macchina da presa, a condividere la regia a sei mani, sieda Fernando Meirelles, autore proprio di suddetto cult candidato a quattro premi Oscar.

Qui Il mare si è ritirato a causa di una catastrofe ambientale e la metropoli è ridotta ad un agglomerato di macerie: al centro della trama troviamo il celebre jogo do bicho, storica lotteria clandestina indigena che si è evoluto in un gioco mortale.

Ricchi e poveri, ancora una volta, con la lotta di classe che viene declinata in una sorta di young-adult più maturo del solito, con le influenze dalla saga di Hunger Games a far capolino pur in un contesto prettamente figlio del folklore locale. Si riflette così su un mondo dove l’intrattenimento è diventato l’ennesimo strumento di oppressione sociale, pronto a trasformare il dolore altrui in spettacolo per incrementare lo share e le entrate economiche.

Tutti contro tutti

Se non è un vero e proprio Battle Royale – ai partecipanti è sempre data una possibilità di scelta, per quanto soggetta a condizioni ben precise – poco ci manca e quanto accade nelle due ore di visione può contare su un efficace world-building. Il mondo narrativo è frutto dell’idea del co-regista Ernesto Solis, che ha firmato la sceneggiatura (anche questa in collaborazione), e non di un romanzo come spesso accade. L’intenzione era quella di dar vita a un vero e proprio colosso brasiliano del genere, un’impresa riuscita soltanto a metà.

Nelle sue due ore di visione Corrida dos Bichos – La legge del branco non manca infatti di spunti interessanti, con le scene d’azione che vivono su quell’anima parkour carica di adrenalina, dove i protagonisti saltano e corrono tra vicoli e palazzi popolari cercando di arrivare prima di tutti, costi quel che costi. Risulta parzialmente derivativo invece nella gestione dei vari personaggi, con diverse forzature e altri situazioni riciclanti parentele inaspettate o love-story proibite, un qualcosa di già visto nelle sue reiterazioni alquanto archetipiche. Lo stesso cast, per quanto funzionale ai ruoli, sembra figlio di tale concezione, quasi che nell’intento di intercettare un pubblico internazionale si sia scesi a calcolati compromessi.

Conclusioni finali

Un Brasile da incubo, un City of God distopico che vanta la mano del medesimo regista, Fernando Meirelles, impegnato insieme ai colleghi Rodrigo Pesavento ed Ernesto Solis a dar vita a un futuro credibile nelle sue storture catastrofiche, fondato su regole ben precise e su una società dove un reality show illegale diventa la sola possibilità di riscatto da una vita di povertà.

Corrida dos Bichos – La legge del branco avvince nella sua anima puramente action, con corse sfrenate in stile parkour tra le strade di una Rio de Janeiro in rovina, mentre risulta parzialmente timido nella scontata gestione dei personaggi, pur immersi in un contesto credibile e sfaccettato che avrebbe forse meritato maggiori sfumature emotive e caratteriali.

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