L’Otello’ con Giorgio Pasotti e Giacomo Giorgio porta il pubblico a riflettere su femminicidi e razzismo: la recensione

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Possono il dubbio, l’incertezza e la gelosia far breccia nelle fragilità di un essere umano portandolo a compiere gesti estremi? Giorgio Pasotti risponde a questa domanda portando in scena l”Otello‘ di William Shakespeare e lo fa in una chiave moderna, con una scenografia essenziale e monologhi che fanno riflettere. Un viaggio nei sentimenti più oscuri dell’animo umano, dall’invidia alla gelosia, con un finale che lascia l’amaro in bocca. Scopriamo la recensione dell’Otello di Giorgio Pasotti.

‘Otello’ di Giorgio Pasotti con Giacomo Giorgio: la recensione

Al Teatro Diana di Napoli, mercoledì 21 ottobre 2026, è andata in scena la prima dell”Otello’ con Giacomo Giorgio nei panni del protagonista, Giorgio Pasotti in quelli di Iago e la drammaturgia di Dacia Maraini. Desdemona è invece Claudia Tosoni, compagna nella vita reale di Pasotti. Un’ora e 40 di spettacolo in cui oltre alla gelosia e l’invidia del classico shakespeariano, compaiono anche la xenofobia, la misoginia e la manipolazione psicologica.

Centrale è la figura di Otello (interpretato da Giacomo Giorgio), il Moro di Venezia che deve fare i conti con chi lo reputa un estraneo, uno straniero. Nonostante la sua forza e valore militare, viene definito un ‘meticcio’, dato che sua madre è africana, e un ‘portatore di infezioni’. Iago, a sua insaputa, più volte lo chiama ‘negro’ e sparge la voce che Desdemona sia stata sedotta da lui. La donna però lo difende e spiega come: ‘Per l’amore tutti i cuori sono uguali’.

Dall’amore alla gelosia: la trama dell’Otello di Pasotti

Ed è proprio l’amore a cambiare Otello. Quello che poteva essere un idillio con Desdemona (che abbandona tutto, dote e famiglia per lui), si trasforma in tragedia. All’inizio la donna rappresenta la salvezza, colei che ‘ha addomesticato la bestia che è in me‘ ma ben presto subentra ‘il mostro dagli occhi verdi‘. Iago lo convince che Desdemona lo tradisca con il suo luogotenente Michele Cassio. La gelosia si insinua nella mente di Otello con emicranie e allucinazioni acustiche, in una escalation di violenze fisiche e insulti verso la donna che ha amato.

L’uomo è combattuto e si domanda: “Come farò a stringere quell’esile collo che ho baciato tante volte?”. Desdemona però resta lì: allontana il padre corso per salvarla e si illude che Otello non possa farle nulla perché lo ama. Ma la delusione di essere stato tradito sia da lei che da quello che considerava un amico è troppo grande. Solo dopo aver commesso il delitto, capisce che è stato raggirato da Iago e togliendosi la vita dice a Cassio:

“Le cose che non sai ma credi di sapere ti rovinano la vita; non ricordatevi di me come uomo ma come il vostro generale. Io sono la più abominevole creatura dell’universo”.

Un grande Pasotti interpreta Iago: un personaggio invidioso e misogino

Se Otello rappresenta la vittima, l’uomo dalle mille fragilità, il suo carnefice è Giorgio Pasotti nei panni di Iago. Pasotti firma anche la regia di questo spettacolo che vuole portare il pubblico a riflettere sul ruolo della donna nella società moderna. È lui il cuore narrativo della storia e forse l’intero cast non regge la sua bravura.

Il suo disprezzo verso il genere femminile esplode nelle parole rivolte alla moglie Emilia, ridotta a ‘gallina prepotente e fannullona’. Per lui: “tutte le donne sono uguali e cercano solo un uomo ricco e sciocco“.

Alla domanda finale sul perché abbia ucciso Emilia e Roderigo (che lo bacia mentre viene pugnalato da lui), al fango gettato su Cassio e alla morte di Desdemona e Otello, risponde: “Perché vi odio, vi detesto tutti“.

Scenografia e musiche dell’Otello: dagli specchi ai Queen

Dal punto di vista visivo, lo spettacolo si avvale di una scenografia d’impatto dominata da grandi specchi inclinati, capaci di moltiplicare visivamente i dubbi, le paranoie e l’ambiguità dei personaggi. Sul pavimento vengono posizionati dei tappeti che riflettendosi sugli specchi mostrano un cambio di scena: il mare, il prato con le margherite, Cipro, il palazzo.

Accanto alle musiche originali di Patrizio Maria D’Artista compaiono brani più moderni come ‘Black Beatles‘ fino a ‘I Want to Break Free‘ dei Queen, forse con un volume un po’ troppo alto che spesso copre la voce dei protagonisti e fa distogliere l’attenzione dai dialoghi. Specialmente nelle scene più drammatiche che perdono di carica emotiva.

Il finale con il pubblico affidato al Doge: “Siamo tutti complici”

Per tutto lo spettacolo, l’unica figura che stonava rispetto alle altre era quella del Doge: un personaggio fuori dagli schemi che balla, canta e rompe la quarta parete. Una scelta che vuole alleggerire la tensione drammatica ma che porta il pubblico a riflettere.

La scena finale è infatti del Doge (interpretato da uno splendido Salvatore Roncatore) che girando in monopattino si rivolge direttamente alla platea:

“Siamo tutti complici di Iago e di Otello. Colpevoli loro, colpevoli noi se tornando a casa credete che tutto ciò non vi riguardi. Errore. Non ci sarà limite all’orrore… Avete capito? No”.

Un finale che vuole scalfire le coscienze e porre fine all’indifferenza sociale che spinge molte persone a non denunciare. Perché Desdemona, ma anche Otello, potevano essere salvati.

L’Otello con Giorgio Pasotti e Giacomo Giorgio è in scena al Teatro Diana di Napoli fino al 1 novembre 2026.

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Giornalista professionista con oltre 15 anni di esperienza. Analizza l’evoluzione della TV e dello spettacolo con un focus particolare sui nuovi social e sulle novità introdotte dell'AI nel settore. Come video giornalista e content creator, racconta il cambiamento del panorama audiovisivo attraverso formati multimediali e linguaggi digitali.