Stati Uniti, tre anni da ora nel futuro. In un Paese sempre più bigotto, è entrata in vigore una legge che impone il divieto assoluto a rapporti sessuali tra individui non sposati per 364 giorni all’anno. Soltanto in una determinata notte, per un tempo massimo di dodici ore, i single possono finalmente darsi alla pazza gioia, prima di tornare alla quotidiana, assurda, astinenza imposta dal governo. Astinenza controllata tramite tatuaggi elettronici, con pene severe per chi trasgredisce alle regole.
In One Night Only è finalmente arrivato quel fatidico dì, e conosciamo così i protagonisti. Owen è un pizzaiolo convinto di trascorrere quei momenti di passione con la fidanzata Malika, ignara che questa sia pronta a confessargli che farà sesso con un altro. Allie è invece un’aspirante cantante che si guadagna da vivere tramite jingle in spot pubblicitari, una ragazza romantica che sogna di incontrare la sua anima gemella. Pur andando in cerca di una passione più o meno effimera, le strade dei due finiranno per incrociarsi inevitabilmente.
One Night Only: una notte indimenticabile – recensione
La premessa è paradossale ma a suo modo si fa satira di un’America contemporanea dove ci si può aspettare veramente di tutto e dove il fanatismo, religioso e non, è tornato a dominare l’agenda politica, con conseguenze visibili anche a chi non vive in quei lidi. Partendo da questo spunto provocatorio, tragicomica distopia sul controllo dei corpi e conseguentemente delle menti, il film segue la scia lanciata dalla saga ad alta tensione de La notte del giudizio, dove lì per un giorno intero era la violenza a essere legalizzata.
Qui invece il regista Will Gluck – lo ricordiamo tra gli altri per Easy Girl (2010) e il recente Tutti tranne te (2023) – ha optato per una strada dichiaratamente leggera, seguendo le classiche dinamiche della commedia romantica degli equivoci e delle incomprensioni, contestualizzata per l’appunto in questo prossimo futuro carico di incognite, dove trovare l’amore diventa una questione quanto mai complicata. Il tutto in una New York quale frenetico palcoscenico della nascente relazione tra i protagonisti, sempre sul punto di incendiarsi salvo andare incontro a nuovi ostacoli.
Un amore da conquistare
Monica Barbaro e Callum Turner si muovono in questa girandola di situazioni più o meno forzate e la chimica tra loro funziona discretamente, permettendo ad alcuni passaggi di essere effettivamente convincenti dal punto di vista emozionale. Peccato che One Night Only sembri tirare un po’ troppo la corda, affidandosi a una certa ciclicità nella gestione delle gag e nei vari intoppi che sembrano voler allontanare quell’epilogo che tutti si aspettano.
Allo stesso modo il fatto che la parola d’ordine sia “leggerezza”, una scelta ben precisa già a monte sia chiaro, impedisce alla sceneggiatura di addentrarsi con profondità nelle numerose contraddizioni sociali insite nel proprio universo narrativo. Perché se è vero che l’amore ha bisogno di tempo e di affinità reali, come d’altronde il genere ci insegna da tempo immemore, lo è altrettanto che una realtà nella quale l’intimità viene regolata da governi autoritari possedeva sulla carta materiale per riflessioni ben più scomode. Il film preferisce invece andare sul sicuro nella sua anima pop rivolta al grande pubblico, risultando però a conti fatti più banale di quanto ipotizzabile.
Conclusioni finali
Una notte all’anno per dare sfogo alle proprie voglie, salvo dover tornare alla castità assoluta per i giorni rimanenti: un futuro da incubo per i single quello di One Night Only, distopia tragicomica che, dietro la sua apparente futilità, avrebbe potuto nascondere sfumature ben più incisive e satiriche. E invece il film preferisce il certo all’incerto, seguendo le dinamiche di una rom-com relativamente classica, pur adattate a tale, paradossale, contesto.
La buona chimica tra i protagonisti Monica Barbaro e Callum Turner permette di chiudere un occhio su una sceneggiatura che si affida a soluzioni facili e risapute, non prive di una certa monotonia nel susseguirsi di ostacoli e incomprensioni che ritardano l’amore in divenire, salvo poi ricordarci che, per trovare l’anima gemella, vale anche la pena aspettare il momento giusto.