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Oltre la soglia, serie tv non molto pop? Per ora ascolti tiepidi e il rischio di una trama troppo “clinica”

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Oltre la soglia è una serie tv moderna, ma non molto pop? Per ora gli ascolti registrati sono stati tiepidi (11,3% di share e meno di 2,5 milioni di spettatori medi) e la trama della fiction sembra, al momento, meno spettacolare rispetto alle precedenti serie di Canale 5, anche se “onesta” dal punto di vista del racconto “clinico”.

Con la serie tv Oltre la soglia, Mediaset porta gli spettatori di Canale 5 verso una nuova trama

Con Oltre la soglia, Mediaset pare voler portare gli spettatori di Canale 5 al di là della barricata della solita narrazione televisiva generalista. Lì dove in passato hanno regnato scene un po’ banali ed eventi salienti trattati in maniera sensazionalistica, ora sembra si voglia comunicare un racconto meno morboso e meno stereotipato dei sentimenti e delle emozioni.

Lì dove ti aspetti la “pistola fumante” di Rosy Abate ci sono la “testa pensante e agente” di Tosca Navarro, con tutti i suoi “sforamenti”, più o meno legittimi, dovuti tanto alla schizofrenia, quanto al fatto di essere semplicemente una persona umana. La serie, è vero, ne perde in mordente, ma ne guadagna in riflessività, con un punto di vista nuovo, anche se forse più di nicchia e meno nazional – popolare.

Lì dove ti aspetti di vedere la macabra scena del tentato suicidio di Jacopo (Ludovico Tersigni), assisti invece ad una canzone che normalizza, per quanto possibile, quell’episodio drammatico, facendolo vivere al telespettatore anche dal punto di vista del paziente. Lì dove cerchi di inquadrare il ricoverato di turno con la categoria mentale della malattia, scopri invece che il ragazzo non è malato, ma soltanto un genio incompreso.

Lì dove cerchi di capire sin da subito chi è davvero l’alter ego di Tosca, la sua allucinazione visiva che un po’ la ricorda e un po’ no, i dubbi vengono alimentati e diventano possibilità narrative altre, senza per forza cadere nel giallo o nella scontatezza di una risposta già prevedibile. Un po’ come le macchie del Test di Rorschach, anche lo spettatore vede nella malattia di Tosca tutti i suoi fantasmi

Oltre la soglia, un racconto moderno della malattia mentale

Oltre la soglia sembra portare “oltre” chi la guarda, anche dal punto di vista “clinico”. Cerca di interrogare lo spettatore sul significato della malattia. Cerca di fargli vedere che la terapia non è più il lettino freudiano dove si strizzano i cervelli, ma che oggi consiste in: lavoro creativo e organizzativo in team; confronto tra professionisti con idee diverse (c’è chi vuole risolvere tutto coi farmaci, chi capisce che il problema è dinamico); resistenze mentali alla ricerca di una soluzione calata nel contesto; un mix di conflitti tra burocrazia e inconscio, che si mescolano continuamente. In questo senso, la componente risolutiva della clinica la offre un’immagine precisa vista nella prima puntata della fiction: nel caso di Dora, che quasi sembra ispirato dal vero Caso di Dora di Freud, Tosca fa distruggere la telecamera “spia” alla ragazza, in qualche modo aiutandola a sbarazzarsi dei suoi sintomi anche sul piano simbolico – mentale. 

Quella stessa terapia, che però a volte Tosca rifiuta. La sua malattia esiste ancora, non passa. Tanto meno, in Oltre la soglia, le pillole vengono descritte come bacchetta magica risolutiva di un problema. La sua malattia è dunque anche l’opportunità del brillare lavorativo della protagonista, che continua a dire: “Ci convivo“, invece che “mi curo” o “sono guarita“.

Questo stesso elemento lo si ritrova quando, chiuso il caso di turno, Tosca sottolinea sempre che il percorso non è finito, che mancano sedute faticose da fare, magari con la famiglia. Come a dire che non bastano due chiacchiere tv per risolvere un problema serio e radicato. Insomma, siamo forse di fronte ad una rappresentazione televisiva più realistica della malattia mentale, anche se col rischio di una minore “resa” in termini di ascolti tv.

I sintomi di Tosca, la vera incognita di Gabriella Pession

La vera incognita, dunque, che potrebbe dare una svolta interessante già dalla seconda puntata, sono i sintomi complessi di Tosca, visti poco e nulla nella puntata “zero” (chiamiamo così il debutto della serie), se non in termini di quella allucinazione visiva, forse per il momento risultata poco chiara alla gran parte dei telespettatori di Canale 5. Un’immagine che per forza di cose disorienta, ma è questa la sua vis, e che il pubblico rischia di non capire del tutto, perché quasi continuamente sembra costretto a chiedersi “è lei o non è lei”.

Per concludere, a voler usare un linguaggio dai tratti un po’ psicologici, questa nuova serie tv con protagonista Gabriella Pession sembra né schizofrenica né paranoide: è ben coerente col racconto clinico che si vuole fare, ma forse non basta un volto pop, la cui recitazione – sia chiaro – è impeccabile, per rendere popolare un tema che risulta non sempre così di immediata lettura.

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  • Nella fiction Oltre la Soglia a mio avviso mancano gli Educatori. Nella realta non tutti i casi si risolvono subito e non tutti possono tornare a casa, ma per un periodo necessita per loro accoglienza in comunità per minori gestite da Educatori. L'educatore è una figura nuova nata dalla rivoluzione in ambito psichiatrico fatta da Franco Basaglia. Io sono Educatore ho lavorato in un Centro (che esiste ancora) con minori tipo quelli della fiction a stretto contatto con un team di Neuropsichiatri.