Bear, commesso in un negozio di strumenti musicali, è un ragazzo timido e sensibile, innamorato della collega e amica d’infanzia Nikki. Fino a quel momento non ha mai trovato il coraggio di dichiararle i propri sentimenti e, quasi per gioco, acquista un cosiddetto “bastoncino del desiderio” che, una volta spezzato, promette di realizzare ogni aspirazione. Il protagonista di Obsession ignora però che l’oggetto funzioni per davvero.
Una sera, dopo aver accompagnato la giovane a casa, lo rompe nella speranza di conquistarne le attenzioni. Pochi istanti dopo, Nikki rientra in macchina chiedendogli ospitalità per la notte, ma inizia presto a manifestare comportamenti sempre più strani e ambigui nei suoi confronti. Il sortilegio sembra essersi compiuto alla lettera, ma il ragazzo scoprirà ben presto quanto possa essere rischioso giocare con l’amore.
Obsession: un film che parla dell’oggi – recensione
Da qualche tempo a questa parte sembra che il percorso obbligato per diventare un autore horror passi obbligatoriamente per il mondo dei social, quasi un rito di passaggio che certificherà il futuro successo sul grande schermo. Tra gli ultimi registi che hanno fatto questa gavetta troviamo Curry Barker, noto su YouTube per il canale That’s a Bad Idea sul quale ha pubblicato il cortometraggio slasher Milk & Serial.
Un trampolino di lancio che ha poi portato alla realizzazione di Obsession, prodotto con soltanto ottocento mila dollari e in grado di incassare in tutto il mondo la cifra monstre di 400 milioni. Un successo esagerato non soltanto di pubblico, ma anche la critica ha apprezzato non poco il taglio piacevolmente satirico di un’operazione che sfrutta il genere con piglio ironico come riflessione sulle difficoltà di mantenere una relazione sana nel mondo contemporaneo.
I sogni son desideri, ma anche gli incubi
Non è certo la prima volta, e ovviamente non sarà l’ultima, che il cinema di derivazione fantastica si trova ad affrontare il tema del desiderio che, esaudito, si trasforma in un incubo. Qui la paradossale premessa si innesta però su un terreno squisitamente universale, quello delle dinamiche sentimentali e delle relative derive tossiche, tipiche della Gen Z ma non solo. Amare senza amore in un vortice che trascina i malcapitati protagonisti nella follia, sia chi si è trovato ad esprimere in prima persona quanto voleva sia chi ne è stata suo malgrado vittima, in un gioco delle parti che si tinge di tocchi tragicomici e surreali che sfondano porte aperte.
Obsession ha il grande merito di non porsi mai come un trattato sociologico, di cercare profondità dove non c’è, ma ansi analizza con lucidità le idiosincrasie più estreme tramite l’arma, per nulla scontata, della leggerezza. Leggerezza che si accompagna, in una miracolosamente armoniosa danza macabra, alla pura, agghiacciante, suspense di genere, con una manciata di sequenze dall’anima gore – ma sempre in ottica “divertente” – che spruzzano ulteriormente la nevrotica atmosfera a tema.
Il principale punto di forza è proprio in quella sceneggiatura – curata dallo stesso Barker, che ha anche montato la pellicola – capace di virare dalle risate al terrore nel giro di pochi istanti, con un controllo tonale che si affida ai suoi protagonisti, in particolare al ghigno folle di Inde Navarrette, attrice della quale sentiremo parlare parecchio nei prossimi anni. Per un’operazione che riesce a mantenere un miracoloso equilibrio e a intrattenere un pubblico più eterogeneo del previsto.
Conclusioni finali
Curry Barker dimostra di possedere la capacità di far ridere e di spaventare nello stesso respiro, senza che l’anima più leggera tradisca la verve orrorifica. Una premessa paradossale, nella quale un desiderio d’amore viene esaudito, diventa il pretesto per raccontare le relazioni tossiche del mondo di oggi, in un film dove l’ossessione è un vero e proprio incubo.
D’altronde un titolo come Obsession è già portatore di inquiete suggestioni, parlando alla propria generazione con uno sguardo satirico e tagliente al contempo, che non assolve né giudica i suoi personaggi, diametralmente opposti ma entrambi complementari vittime di una maledizione che trasforma l’amore in terrore, l’ambiguità in dolore e l’ironia in arma di critica sociale.









