Noemi inaugura una nuova fase del suo percorso artistico con “Tu cosa fai questa sera”, il nuovo singolo che racconta passione, libertà e consapevolezza attraverso sonorità coinvolgenti e un’atmosfera dal sapore teatrale. In questa intervista rilasciata a noi di SuperGuidaTV, la cantante si racconta tra musica e vita privata, parlando del cambiamento che ha attraversato negli ultimi anni, del videoclip ispirato al tango, del rapporto con i social e del momento particolarmente felice che sta vivendo, sia dal punto di vista artistico che personale.
Intervista a Noemi: “Vi presento tu cosa fai questa sera”
“Tu cosa fai questa sera?” segna una nuova fase del tuo percorso musicale. Come nasce questa canzone? C’è qualcosa di autobiografico?
«Innanzitutto sono molto contenta di questo nuovo pezzo. È nato dalla collaborazione con Paolo Antonacci e Vito Salamanca, due autori e produttori bravissimi. C’era da parte mia il desiderio di raccontare la passione e una dimensione più sensuale e coinvolgente. Mi ha colpita subito la prima strofa, che è venuta fuori in maniera molto teatrale e drammatica. Io sono una persona molto teatrale anche nel modo in cui vivo e interpreto le canzoni, quindi ho sentito immediatamente che questa collaborazione avrebbe fatto emergere una parte diversa di me. Dentro il brano ci sono tante anime. Nel ritornello sento moltissimo anche Raffaella Carrà. Ho cercato di riportare un po’ il suo modo di parlare, quella sua inflessione particolare. Ci ho messo una voce più flautata proprio per richiamarla. Avendola conosciuta e avendoci lavorato insieme, sono molto affezionata a lei. Per me rappresenta una donna iconica: consapevole, libera, leggera.»
Negli ultimi anni hai raccontato donne molto diverse tra loro. Cosa aggiunge questa protagonista al tuo universo femminile?
«Io racconto sempre qualcosa che sento mio. Difficilmente canto qualcosa in cui non mi riconosco. Questa protagonista aggiunge un racconto più legato alla passionalità e alla sensualità, alla possibilità di vivere un rapporto con maggiore leggerezza e libertà, anche senza pensare necessariamente che sia la storia della vita. Questa attrazione tra due persone l’abbiamo raccontata anche nel videoclip, che amo molto. L’ho girato insieme a Nikita Perotti e con le coreografie di Marcello Sacchetta. Abbiamo utilizzato il movimento per raccontare questa storia. Il tango, che è stata la disciplina di riferimento per il video, mi ha insegnato molto. È una danza che implica vicinanza e contatto, mentre io sono una persona che tende a mantenere le distanze. Mi ha aiutato a esplorare la mia dimensione più sensuale e femminile. Consiglio a tutti di fare una full immersion nel mondo del tango: insegna davvero molto su se stessi.»
Il titolo è una domanda semplice ma molto diretta. Nella vita privata sei una che fa il primo passo?
«Oggi sì. Sono abituata ad andare a prendermi le cose. Da ragazza ero molto timida, insicura e chiusa. Poi la vita mi ha insegnato che bisogna esserci, essere presenti nel momento. Se questo significa esporsi e rischiare, va bene. Meglio rischiare che restare immobili. Altrimenti rimane sempre il pensiero: “Avrei potuto fare…”. No, bisogna fare. La vita va avanti. Quando ero più giovane avevo sempre l’impressione che ogni scelta fosse definitiva. Oggi invece ho capito che non è così.»
Hai parlato di una versione più audace e consapevole di te stessa. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di mostrarti in modo diverso?
«Assolutamente sì. C’è stato un momento in cui mi sono resa conto che quello che ero diventata non rappresentava più la mia essenza. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche nel modo in cui percepivo me stessa e nel rapporto con ciò che desideravo raccontare. È stato forse il momento più difficile della mia vita, ma anche quello più importante. Mi ha dato la spinta per cambiare e per capire che dovevo fare qualcosa.»
Anche dal punto di vista estetico stai proponendo un’immagine rinnovata. Cosa racconta questo cambiamento?
«In realtà il cambiamento estetico è solo la punta dell’iceberg. Tagliarsi i capelli spesso è il gesto finale di qualcosa che è già cambiato dentro. Racconta una nuova leggerezza, una maggiore freschezza. Anche questa canzone rappresenta una dimensione più dinamica e meno ancorata ai miei punti di riferimento storici. Io resto molto legata al cantautorato, alle ballad e alla teatralità. In questo pezzo ci sono comunque poesia e teatro, ma con una leggerezza diversa, più consapevole. Forse è anche questo che mi ha ricordato la Carrà. Questa canzone, scherzando, mi ha fatto venire il caschetto.»
C’è una Noemi che il pubblico ancora non conosce?
«Secondo me c’è una Noemi che ancora non conosco nemmeno io. Probabilmente è nel futuro e sono pronta a incontrarla.»
Com’è stato lavorare con Nikita Perotti e Marcello Sacchetta?
«Bellissimo. Attraverso le prove ho scoperto molto di me. Il lavoro sul corpo e sul movimento è un viaggio nell’inconscio. Mi sono accorta, ad esempio, di essere una persona che fatica a toccare gli altri. La danza ti mette in posizioni e situazioni che normalmente non vivresti e ti permette di percepirti in modo diverso. Quando abbiamo finito il videoclip avevo una consapevolezza nuova del mio corpo. Ho capito che è bello sentirsi donne, vivere la propria femminilità senza distaccarsene. Di questo devo ringraziare molto Nikita e Marcello.»
Arrivi dopo il successo di “Bianca”. Hai la consapevolezza di stare vivendo uno dei momenti più belli della tua carriera?
«Sì, sono molto felice di come stanno andando le cose. “Bianca” racconta tanto di me. Inoltre c’è stata la collaborazione con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Condividiamo un grande amore per Gaetano Curreri e per Lucio Dalla. Anche nella scrittura di “Bianca” ci siamo ispirati a quel mondo. Sono contenta che sia diventata una canzone importante della mia carriera, anche per il messaggio che porta. Oggi sui social tutti giudicano tutto col senno di poi. Mi sembrava interessante raccontare questa realtà.»
A proposito di social, che rapporto hai con il pubblico della rete?
«Mi piacciono, ma sono anche un campo minato. Finché non verrà affrontata seriamente la questione dell’identità digitale, continuerà a esserci una certa maleducazione e una mancanza di empatia che mi preoccupano. Allo stesso tempo i social hanno dato agli artisti una grande libertà di raccontarsi. Forse oggi siamo un po’ troppo concentrati sull’immagine e meno sui contenuti, ma credo che sia una fase. Come diceva Giambattista Vico, ci sono corsi e ricorsi storici.»
C’è anche un tour con due date speciali a Milano e Roma. Che rapporto hai con queste città?
«Sono due anime fondamentali del nostro Paese. Io sono romana, quindi sono di parte. Di Roma amo la storia e la sua capacità di generare continuamente idee. Di Milano invece adoro la velocità, l’energia e la passione per il futuro. È una città dove spesso i sogni riescono a trasformarsi in realtà.»
Se potessi scrivere un messaggio alla Noemi del 2009, quella di X Factor, cosa le diresti?
«Le scriverei: “Tieni duro, perché ne vedrai delle belle. Imparerai tantissime cose, ma soprattutto ti divertirai”.»
Ti ricordi cosa ti sei regalata con il primo guadagno della tua carriera?
«Sì, e un po’ me ne vergogno (ride). Il mio primo lavoro è stato come corista nello spettacolo di Andrea Cirielli. Con quel compenso mi comprai una Vespa Special degli anni Ottanta. Era arancione, dell’81, con il faro quadrato. Mi dava un grande senso di libertà e avevo una vera passione per le Vespe di quell’epoca.»
Ultima domanda: prendendo spunto dal titolo del singolo, Noemi, tu cosa fai questa sera?
«Questa sera? Forse mi mangio una pizza! Scherzi a parte, mi godo la serata perché sta per partire il tour.»









