Uscito oggi, venerdì 20 marzo, “io Individuo”, il decimo album di nayt, tra gli artisti più apprezzati e introspettivi della sua generazione. L’album arriva a un anno e mezzo di distanza da “Lettera Q” ed è una riflessione, profonda e senza filtri, sui vari aspetti che vanno a costituire l’identità di un individuo. 13 pezzi e che ci regalano un’analisi sull’individuo all’interno della società. Una riflessione necessaria, perché solo ponendo l’attenzione su certi meccanismi è possibile far nascere un dialogo e di conseguenza una possibile evoluzione.
Nayt presenta l’album “io Individuo”
Nell’album è inserito anche il delicato e profondo “Stupido pensiero” feat. Elisa: un incontro artistico tra due anime che sfocia in un pezzo emozionante. All’interno dell’album sono compresi anche il brano sanremese “Prima che” e “Un uomo”, uscito lo scorso ottobre, e perfetta sintesi del tema centrale del progetto, con la sua domanda esemplificativa: “com’è che si fa ad essere un uomo?”.
La cover dell’album è un quadro acrilico su tela 120x120cm dipinto a mano dall’artista Ozy e ispirato dalla fotografia “De Schimmel” (1992), scattata dall’iconico fotografo tedesco Hannes Wallrafen. Da oggi nayt sarà impegnato in un tour instore, mentre a novembre 2026 sarà protagonista di Noi Individui Tour, che lo vedrà protagonista nei palasport delle principali città italiane.
La citazione dell’Italia e il riferimento all’astronauta: come sono nati?
La citazione sull’Italia è arrivata in modo spontaneo mentre scrivevo. Fa parte di quel tipo di scrittura che contiene sia critica che ironia su certe dinamiche. L’Italia, da questo punto di vista, è quasi un “culto”, quindi il collegamento è venuto naturale. Per quanto riguarda l’astronauta, è stata un’idea di Zef. Mi ha fatto sentire una bozza con un campionamento di Briciole e ne sono rimasto entusiasta. Ho iniziato a scriverci sopra e la cosa bella è che sono riuscito a unire il mio testo con quello originale, dando un nuovo senso al brano.
Che bilancio fai dell’esperienza a Sanremo e del riscontro del pubblico?
Sono uscito da Sanremo molto felice e soddisfatto. Sono riuscito a portare la mia musica e la mia poetica su un palco così importante. Credo sia stato significativo perché non è scontato che un brano così rap e complesso riceva quel tipo di riscontro. Questo mi rende davvero felice.
Ci parli degli interludi presenti nel disco?
Gli interludi parlano da soli. Mi piace dare spazio alle voci degli altri nei miei dischi. Nel primo c’è mia madre, nel secondo una persona molto importante per me, una sorta di mentore. Parliamo di devozione, contraddizioni e del culto dell’idolo. Il disco in generale nasce da una domanda: come si fa a stare insieme e restare insieme? Analizzo relazioni di ogni tipo: affettive, sociali, professionali, il rapporto con il pubblico e con l’industria musicale.
Com’è nata la collaborazione con Elisa?
È nata completamente in studio. Ci siamo incontrati la mattina e siamo rimasti fino a notte fonda a lavorare da zero. È stata un’esperienza incredibile. Elisa è una maestra, sia umanamente che artisticamente. Il brano che è uscito è uno di quelli di cui vado più fiero.
Nel disco c’è un percorso tra “Un uomo”, “Origini” e “Punto d’incontro”: cosa rappresenta?
È un percorso personale. Mi pongo continuamente la domanda su cosa significhi essere un uomo. “Origini” invita a capire da dove veniamo. “Punto d’incontro” sembra parlare a una donna, ma in realtà è rivolto al mondo femminile. Non do risposte: cerco un avvicinamento, una comprensione. Evito il giudizio, o se lo esprimo poi metto in discussione me stesso.
Che rapporto hai con il pubblico, anche rispetto al tema delle foto?
Non è che non mi piacciano le foto. Non mi piace mettermi su un piedistallo. Preferisco il contatto diretto, parlare con le persone. Non voglio essere un simbolo da idolatrare: voglio che l’attenzione sia sulla musica. Io e il pubblico siamo in uno scambio continuo. Senza di loro non esisterei artisticamente.
C’è una contraddizione tra questo pensiero e il fatto di stare su un palco?
No, perché il palco è per la musica, non per esaltare me stesso. Io porto uno show. Non salgo sul palco per “farmi bello”, ma per condividere qualcosa.
Ci parli dell’estetica del disco e dei visual?
Nel disco precedente c’erano i fiori, qui invece gli animali. È un modo per ricordarci la nostra natura. Cerco di togliere le sovrastrutture sociali per arrivare all’essenza.
Come è nata la copertina?
È frutto di una lunga ricerca con l’artista Ozzy. Siamo rimasti colpiti da uno scatto di Hans Wolff e abbiamo deciso di reinterpretarlo. Il simbolo del cavallo bianco che irrompe in uno spazio artificiale mi affascinava molto. Tutto è stato realizzato in modo analogico, senza uso di intelligenza artificiale.
Che ruolo ha la tua generazione oggi?
La mia generazione può fare da ponte tra chi è cresciuto senza tecnologia e chi nasce oggi con essa. Siamo in mezzo, e questo crea confusione ma anche opportunità. Dobbiamo prenderne consapevolezza e usarla per qualcosa di positivo.
Che rapporto hai con la fotografia e con l’estetica visiva?
Cerco di creare esperienze immersive a 360 gradi. Gli specchi e la ripetizione rappresentano la realtà frammentata e gli algoritmi che ci chiudono in bolle. Scatto in analogico da anni, iniziando in Giappone. Inserire le mie foto nel disco è stato un modo per mostrare il mio sguardo sul mondo.
Come hai vissuto il Festival di Sanremo artisticamente?
Meglio di quanto immaginassi. Non avevo aspettative precise. Non credo di essermi snaturato, e penso che anche altri artisti non lo facciano. Sono contento che il mio modo di fare rap sia stato compreso e apprezzato.
Senti di essere cambiato come artista?
Sì, ho più consapevolezza e maturità. Ho sviluppato un linguaggio più complesso ma anche più fluido. Però continuo a cercare: ogni disco finisce con nuove domande.
Che riflessione fai sul modo in cui la società racconta le donne?
Credo che ci sia un problema nel modo in cui vengono raccontate. Non serve aggiungere altro.
Il dialogo con il mondo femminile nel disco da dove nasce?
Nasce dalla mia vita personale. È un interesse profondo che inevitabilmente entra nella musica. Credo sia importante che un uomo, un rapper, affronti questi temi oggi.
Perché scrivere “individuo” in minuscolo?
Per spostare l’attenzione sul concetto e provare a decostruire l’ego.









