Matsby racconta Fuoricorso: “Ho trasformato il senso di essere in ritardo in un disco” – Intervista

FUORICORSO_MATSBY

Sentirsi in ritardo rispetto agli altri, vivere anni segnati dalla precarietà e trasformare esperienze personali, relazioni e fragilità in musica. È da questa dimensione che nasce Fuoricorso, il nuovo album di Matsby, un progetto profondamente personale attraverso il quale l’artista prova a raccontare una sensazione sempre più comune: quella di non essere esattamente dove si pensava di dover essere a una determinata età.

Nell’intervista Matsby ripercorre la genesi del disco e racconta alcuni dei brani più significativi, da Godere, nato pensando a una cara amica, ad Anni Bastardi, fotografia di una generazione alle prese con instabilità e precarietà. Spazio anche al live del 13 novembre a Genova, pensato come una vera celebrazione dell’uscita dell’album, e al tema dell’intelligenza artificiale, rispetto al quale l’artista mantiene un atteggiamento prudente: «Nella musica non la uso».

Tra scrittura, vita quotidiana e futuro della musica, Matsby racconta così un album nato dal bisogno di dare un nome a quella sensazione di essere “fuori tempo” e, forse, di trasformarla in qualcosa di cui andare fieri.

Intervista a Matsby

Matsby, benvenuto su SuperGuidaTV. Partiamo dal tuo nuovo album, Fuoricorso. Come nasce questo progetto e, soprattutto, da dove arriva il titolo?

Fuoricorso nasce dall’idea di sentirsi in ritardo nella vita. Ho usato la metafora universitaria perché, in qualche modo, dava un po’ un’unità di misura alla sensazione di sentirsi così. Però il concetto che sta dietro al disco è che ci si può sentire in ritardo anche in altri ambiti: nel lavoro, nelle relazioni, anche con gli amici che partono, prendono e vanno. Mi piaceva fare luce su questa sensazione che ho sentito tanto, soprattutto due anni fa, quando è nato il disco. Ho quindi deciso di realizzare un album che mi rappresentasse e nel quale potessi rispecchiarmi.

“Godere” è forse il brano più intimo all’interno dell’album. Come è nato?

Godere mi fa sorridere, perché è un brano che ho dedicato a una mia amica che era stata la mia coinquilina quando ancora vivevo a Genova. Lei mi parlava da mesi di questa relazione un po’ in bilico e io magari parlavo con lei, mi confrontavo, le davo consigli, però non funzionavano. A un certo punto ho scritto una canzone e ho pensato: “Magari con i consigli di questa canzone può farcela”. Ecco, invece…

C’è poi “Anni Bastardi”, che racconta gli anni della precarietà. Come è nato questo brano e quanto c’è della tua esperienza personale?

Sono anni in cui, diciamo, c’è poca stabilità. Penso al fatto che io vivo in camera con un mio amico: viviamo in due in una stanza, ma in casa siamo comunque in quattro. Quindi l’instabilità è presente, così come lo è il tema della qualità della vita. Sono anni sicuramente instabili, ma sono anche convinto che tra cinque o dieci anni li ricorderemo con un sorriso. C’era quindi la volontà di fare una fotografia di questi anni così, ed è nato Anni Bastardi.

Il 13 novembre porterai per la prima volta l’album dal vivo a Genova. Come immagini questa data?

Me la immagino con grande entusiasmo e grande gioia. Ogni volta che ascolto questo disco, ma anche quando lo canto e lo canticchio, sono molto contento e orgoglioso. È una cosa alla quale ho tenuto tanto, perché il banco di prova quando scrivevo questo disco era sempre lo stesso: “Se lo faccio ascoltare alle persone che ho vicino e mi vergogno, vuol dire che non va bene e devo riscriverlo”. Quindi, soltanto se sono orgoglioso significa che le canzoni ci sono. Abbiamo continuato a scriverlo fino a quando non era pronto, seguendo proprio questo criterio. Per questo me la immagino come una grande celebrazione dell’uscita del disco. Ci sarà una band inedita perché, oltre alla formazione classica, aggiungeremo altri elementi. Ci sarà una scaletta inedita, perché sarà la prima volta che lo canteremo tutto, e ci sarà anche un merchandising pensato appositamente per la data.

Si parla molto di intelligenza artificiale nel mondo della musica. È qualcosa che ti spaventa? La utilizzi? Che rapporto hai con questa tecnologia?

Sicuramente è un tema molto centrale perché, diciamo, la usiamo un po’ tutti. Per la musica, però, secondo me devo ancora rifletterci. In questo momento non sono tanto a favore, poi vedremo un po’ il da farsi. Quello che posso dire è che a me piace proprio scrivere con la mia mano, pensare alla parola, prendermi anche del tempo e riflettere su quello che sto scrivendo. L’intelligenza artificiale, invece, ha sempre una risposta pronta che però, in realtà, è una statistica. Quindi, insomma, non c’è molta umanità. Sicuramente è un tema delicato. Potremmo stare qui veramente a parlarne per tanto tempo. Quello che posso dire è che in questo momento sono in una fase di osservazione, però nella musica non la uso.

Avatar for Nunzio Zeccato
Giornalista freelance e content creator, mi occupo di spettacolo, televisione, musica e cultura pop. Nel corso degli anni ha realizzato interviste e approfondimenti con protagonisti del panorama televisivo, musicale e cinematografico italiano, seguendo da vicino eventi come il Festival di Sanremo e le principali produzioni entertainment. Nel mio lavoro cerco sempre di raccontare storie e curiosità con uno stile diretto, autentico e vicino al pubblico.