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“Lol – Chi ride è fuori 6”, intervista a Paola Minaccioni, Francesco Mandelli e Valentina Barbieri 

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Dal 23 aprile prende il via su Prime Video la sesta stagione di “Lol – Chi ride è fuori” che vedrà protagonisti Carlo Amleto, Valentina Barbieri, Giovanni Esposito, Barbara Foria, Sergio Friscia, Francesco Mandelli, Paola Minaccioni, Scintilla, UfoZero2 e Yoko Yamada, tutti pronti a darsi battaglia a suon di gag e improvvisazioni con un unico obiettivo: restare seri per sei ore consecutive. La competizione metterà a dura prova la loro capacità di autocontrollo, trasformando ogni sorriso trattenuto in una vera impresa. In palio c’è un premio di 100.000 euro, che il vincitore destinerà a un ente benefico scelto personalmente. A supervisionare il gioco dalla control room torneranno Alessandro Siani e Angelo Pintus, confermati come arbitri e padroni di casa del format. A loro si aggiungeranno due novità assolute: Federico Basso e Andrea Pisani, pronti a entrare in scena come elementi sorpresa per destabilizzare i concorrenti. Il loro compito sarà quello di aumentare la difficoltà della gara, cercando di strappare risate nei momenti più inaspettati. Tra strategie, sketch e colpi di scena, lo spettacolo promette ritmo e divertimento.

“Lol – Chi ride è fuori 6”, intervista esclusiva a Paola Minaccioni, Francesco Mandelli e Valentina Barbieri

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Paola Minaccioni, Francesco Mandelli e Valentina Barbieri. Paola Minaccioni ha confidato che per lei è stato difficile non ridere: “Per me è stato molto più complicato mantenere un’espressione ferma, perché ho un volto molto espressivo e spesso faccio movimenti del viso di cui non mi accorgo. All’inizio ero davvero tesa, quasi terrorizzata. Avevo anche voglia di far ridere gli altri, ma da spettatrice avevo studiato il format di LOL e avevo capito che i comici “cadono” soprattutto quando vengono coinvolti e sorpresi nel gioco, più che per le esibizioni vere e proprie. Infatti quella dinamica si è rivelata molto pericolosa. All’inizio non la temevo, ma poi mi sono resa conto di quanto potesse essere insidiosa. In realtà entrambe le fasi sono state difficili, ma mi preoccupavo soprattutto di non ridere io, perché alla fine i veri spettatori, al di là della gara, sono quelli da casa”. Francesco Mandelli ha spiegato di aver cercato di trovare il giusto equilibrio per non farsi autogol: “È un po’ come quando si gioca in una squadra: è più difficile fare gol o non subirlo? È un equilibrio continuo. Devi restare concentrato e aspettare il momento giusto per inserire qualcosa che possa far ridere gli altri, ma allo stesso tempo rimanere sempre “coperto”. Questo è ciò che fa chi gioca bene. Io, in questo caso, ho giocato proprio una partita molto attenta”. Anche Valentina Barbieri ha condiviso lo stesso pensiero: “Una cosa assolutamente vera è l’importanza di non “farsi l’autogol”. Può capitare infatti di dire o fare qualcosa di improvvisato che, in quel momento, a te fa ridere tantissimo. Il problema è proprio quello: rischi di lasciarti andare, anche solo con un sorriso o un accenno di risata, e poi la situazione ti scappa di mano”. 

I tre comici hanno poi rivelato qual è stata la strategia che hanno adottato: “Io ho giocato con l’improvvisazione ma ho anche messo in pratica i cavalli di battaglia. E poi, nelle fasi in cui ognuno doveva fare il proprio pezzo, tutto nasceva sul momento: eravamo tutti in ascolto e pronti a reagire. Alla fine è stato davvero un mix, quasi un minestrone di situazioni ed energie diverse”, ha detto la Barbieri. La Minaccioni ha spiegato: “I cavalli di battaglia, più o meno, li avevamo già in mente. La vera difficoltà, però, è farli in quel contesto specifico: da spettatrice ho capito che la differenza la fa il divertimento che provi sul momento, più che ciò che stai eseguendo. Quindi mettere insieme questi elementi non è semplice, perché pur avendo le battute pronte devi saperle adattare alla situazione e alle persone, restando in relazione con gli altri. Alla fine è sempre un mix e in parte anche improvvisazione”. 

Abbiamo poi chiesto loro di raccontarci un episodio personale, un momento preciso della loro vita in cui hanno realizzato che la comicità non era solo un gioco, ma un vero e proprio talento in grado di coinvolgere e divertire chi li circondava. Paola Minaccioni ha rivelato: “Me lo ricordo perfettamente: avevo undici anni e il prete del mio oratorio mi scelse per una recita. Eravamo sette ragazzini insieme a un uomo più grande, l’attore di Osnago del mio paese. In quell’occasione il pubblico rideva tantissimo e, quando finì, capii di aver trovato il mio posto nel mondo. Da quel momento il paese mi guardò in modo diverso e fu una sensazione illuminante. Ricordo anche le riunioni scolastiche del liceo, quando facevo le imitazioni dei professori: lì ho avuto per la prima volta la percezione di essere vista davvero. Poi c’è stato anche un episodio più complesso, quasi un piccolo trauma. In vacanza a Ronciglione, in provincia di Viterbo, durante la fiera di fine estate con la sfilata di Miss, venivano selezionate tutte le ragazze del posto: presero mia sorella, le mie amiche, le mie cugine. Quando toccò a me mi dissero che non ero adatta perché “facevo ridere”, sapendo che imitavo Anna Marchesini in spiaggia. In quel momento mi sono sentita esclusa, come la “diversa” del paese. Nonostante questo, salii comunque per la prima volta su un palco davanti a circa mille persone, insieme a un amico, per mettere in scena degli sketch che ricordavamo della Marchesini. Ero terrorizzata, così tanto da non sentire più le gambe, ma proprio lì qualcuno mi chiese se volessi fare l’attrice. Risposi di sì. Ed è stato l’inizio di tutto: un percorso nato tra paura, scoperta e la prima vera consapevolezza del mio talento”. 

Per Valentina Barbieri l’epifania della comicità è arrivata mentre frequentava l’università: “Non ho un momento preciso in cui ho capito che potevo far ridere gli altri. Ricordo però che all’università, dove studiavo ingegneria, una facoltà piuttosto impegnativa, nei momenti di pausa ero quella un po’ più “cazzeggiona” rispetto agli altri. I miei compagni mi dicevano spesso che “portavo il sole”, perché cercavo sempre di alleggerire l’atmosfera e sdrammatizzare. Poi, con la crescita dei social, ho iniziato a fare le mie prime parodie e mi sono accorta che funzionavano davvero. Da lì è scattata ancora di più la consapevolezza che forse valeva la pena approfondire questa strada”. 

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