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Lizard: un cortometraggio visionario nella Nigeria degli anni ’90 – Recensione

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Lagos, Nigeria, primi anni Novanta. La protagonista di Lizard è Juwon, una bambina di otto anni che ha il dono, o meglio la condanna, di individuare il pericolo prima che questo si manifesti apertamente. In una domenica mattina di sole e caldo opprimente, la piccola viene espulsa dalla scuola domenicale del complesso religioso di Heaven’s Gate, frequentato dalle famiglie più benestanti della zona.

Costretta dal professore a restare inginocchiata in penitenza fuori dall’aula, scorge una lucertola che si muove lungo il perimetro della chiesa e decide di seguirla, ignara di dove questo strano incontro la condurrà. In quel luogo dove fede, denaro e fanatismo convivono in un ibrido mediatico carico di ambiguità, Juwon scoprirà quello che gli adulti si affannano a nascondere e cosa vi sia realmente dietro quell’immagine di facciata. Fino a quando…

Lizard: tra delirio e dramma – recensione

Il regista Akinola Davies Jr. ha dichiarato pubblicamente che questo cortometraggio è fortemente autobiografico: tutto ciò che accade, tranne la surreale lucertola che a un certo punto assume dimensioni gargantuesche, lo ha visto protagonista in prima persona quando aveva otto anni, inclusa la rapina a mano armata all’uscita dalla chiesa. Lizard è stato un modo per elaborare finalmente il tutto e fare pace con quel trauma della propria infanzia.

Un’opera piccola ma preziosa, filtrata dalla grammatica del realismo magico in un inedito contesto nigeriano e osservata dallo sguardo fanciullesco della piccola protagonista. Davies non separa il meraviglioso dalla realtà: per lui, regista che si è formato tra due culture crescendo tra la sua terra natale e Londra, il rettile è al contempo presagio simbolico e monito, avvertimento e giudice di un microcosmo che cela oscuri segreti dietro un’affabile finzione divina.

Misticismo e tragica realtà

Esiste un proverbio yoruba – vasto gruppo etnico-linguistico di circa 50 milioni di persone diffuso nell’Africa occidentale – che recita: tutte le lucertole si sdraiano a pancia in su, ma nessuno sa quale di esse abbia realmente mal di pancia. Un detto che metaforicamente ben rappresenta l’ipocrisia in cui si muovono questi pseudo-predicatori, pronti a ingannare chi di dovere e a prendersela con chi “sgarra” dal seminato, anche se soltanto una bambina.

L’ambientazione diventa uno spazio che oscilla tra lo sguardo documentaristico e il sogno visionario, con affascinanti giochi di luci e ombre e la sensazione di calura opprimente che travalica la camera, assumendo contorni percepibili. Palcoscenico quasi claustrofobico di un breve ma intensissimo, e tesissimo, coming-of-age sulla perdita dell’innocenza.

Vincitore del Grand Jury Prize al Sundance Film Festival, primo titolo nigeriano a conquistare tale riconoscimento nella storia della manfiestazione statunitense, Lizard è una sorta di succoso antipasto di quanto il regista avrebbe fatto qualche anno più tardi con il suo primo lungometraggio My Father’s Shadow (2025), premiato a Cannes e anch’esso ispirato alla storia della sua famiglia. Entrambe le opere sono disponibili su MUBI e nel relativo canale su Amazon Prime Video.

Conclusioni finali

Il viaggio di una bambina all’interno di un microcosmo apparentemente protetto, quel complesso religioso cattolico nella Lagos anni Novanta, permette di scavare a fondo nelle ipocrisie lì vigenti, fino a quell’epilogo che riporta tutto a una drammatica realtà. Realtà che rimaneva fuori ma che d’altronde segnava la complessità sociale di una Nigeria scossa dalla presenza di movimenti armati e dalla violenza nelle strade.

Lizard è un cortometraggio visionario, esteticamente affascinante e carico di inaspettati simbolismi, in diciotto minuti dove niente avviene per caso e il caldo soffocante penetra nel cuore del pubblico, così come lo sguardo innocente, prossimo a un brusco risveglio, di un’Alice dalla pelle d’ebano in un Paese che non è certo quello delle meraviglie.

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