Gli inquilini di un condominio nel centro di Madrid si riuniscono nel salotto di Alberto per quella che dovrebbe essere La riunione di condominio in cui discutere del rinnovo del vano ascensore. Tutti sono d’accordo nel cambiarlo e la discussione, senza nessun pare contrario, si chiude in in batter d’occhio. O almeno così pensavano tutti…
Alberto infatti annuncia che affitterà il suo appartamento a Joaquín, un collega informatico che partecipa a un programma di reinserimento lavorativo, in quanto affetto da un disturbo mentale non meglio specificato. Da quel momento, i proprietari degli altri alloggi cominciano a temere che il nuovo arrivato possa causare problemi più o meno gravi alla sicurezza e alla quiete comune, cercando di scoprire di più sull’effettivo handicap di Joaquin e cominciando a litigare progressivamente tra loro. Perché, chi più chi meno, tutti nascondono uno scheletro nell’armadio…
La riunione di condominio: nessuno conosce nessuno – recensione
Il regista Santiago Requejo, qui al suo terzo lungometraggio, ha pienamente compreso come il palazzo – nel senso di edificio abitato da diverse persone – sia il veicolo metaforico più semplice e al contempo potente per redigere un ritratto grottesco della società. Dietro ogni porta si nascondono esistenze delle quali spesso gli altri vicini sanno poco o nulla e proprio su quest’ovvia ignoranza, tra privacy e disinteresse, si muovono le fila narrative de La riunione di condominio.
Un film contenitore, dove tutto esplode all’interno di un singolo appartamento, potenziale nuova dimora di quell’elemento esterno che rischierebbe di modificare uno status quo a cui ormai tutti si erano abituati. Ma non solo: il fatto che l’affittuario possa essere una mina vagante mette in moto i pregiudizi più o meno espliciti dei vari personaggi, che vengono progressivamente alla luce nella sempre più concitata e caotica discussione.
Un film feroce e ironico
Discussione che domina l’ora e mezzo di visione di un film verboso ma non barboso, capace di reinventarsi con intelligenza, pur ricorrendo a qualche forzatura qua e là per unire i vari puntini di questa sceneggiatura tonitruante e ricolma, tra ritmo sostenuto e dialoghi al fulmicotone.
Sceneggiatura nata da lontano e da un fatto di cronaca ben preciso: un amico psichiatra del regista gli raccontò il caso di una paziente con diagnosi di schizofrenia paranoica che, seguita regolarmente e in buone condizioni, aveva trovato un appartamento in affitto nel centro della città. Il proprietario, informato dai vicini della condizione della futura inquilina, rescisse il contratto prima ancora che lei potesse effettivamente traslocarvi.
Questo aneddoto diventò nel 2021 il cortometraggio Votamos, quindici minuti che valsero una nomination ai Goya e una preselezione agli Oscar nella relativa categoria, nonché un’opera teatrale con diverse tournée in tutta la Spagna. Era inevitabile che Requejo tornasse perciò sul luogo del delitto, allungando il progetto in ciò che è diventato La riunione di condominio.
Un film che si svolge in tempo pressoché reale, in un’unica ambientazione dove otto personaggi si fronteggiano apertamente, insultandosi e venendosi incontro, smascherandosi a vicenda in questo piccolo ma diabolico gioco di inganni e verità taciute, perfetto ritratto di un’umanità dove spesso si ignora chi sia veramente il dirimpettaio o chi abbiamo di fronte.
Conclusioni finali
Un cinema che si fa, come spesso accade, strumento di critica sociale, racchiuso in un microcosmo domestico dove le brutture del mondo trovano incarnazione in sette personaggi giudicanti, con un ottavo come potenziale new entry in grado di riplasmare un equilibrio ormai consolidato. La riunione di condominio non è quasi mai all’insegna della leggerezza, ma questo film spagnolo ne esaspera toni e dinamiche, trasformando gli inquilini in una feroce giuria mossa da pregiudizi e paure più o meno giustificate.
Si smontano certezze attraverso furberie narrative talvolta forzate, in un’ora e mezza in cui vengono svelati altarini e messi in mostra i lati più oscuri dell’animo umano, tra razzismo e misoginia, scontri generazionali e l’incognita dell’handicap mentale, presenza a venire invisibile ma ingombrante, percepita come un babau da accettare o respingere ciecamente.