Lienkie viene lasciata all’altare dal futuro sposo…ma non in un modo canonico. Scopre infatti poco prima del fatidico sì che colui destinato a essere la sua dolce metà la sta tradendo con una ragazza più giovane. Questo impedirà alla protagonista di partecipare al fatidico concorso a tema La sposa dell’anno, che sogna di vincere fin da quando era soltanto una bambina.
Invece di elaborare il dramma e crogiolarsi nel proprio dolore, decide di vendicarsi a modo suo non appena scoperto che il mancato marito è prossimo a convolare a rapidissime nuove nozze con l’amante, nella speranza di vincere comunque la gara. Lienkie decide allora di “noleggiare” un fidanzato, con la scelta che ricade su un piccolo ladruncolo dal cuore d’oro, con il quale lei stessa aveva avuto dei piccoli problemi in passato: lei gli permetterà di uscire dal carcere in cambio della sua partecipazione all’inganno. Ma con lo scorrere del tempo, anche il vero amore rischia di far capolino tra i due.
La sposa dell’anno: risate e sentimenti di routine – recensione
La sceneggiatura di La sposa dell’anno non reinventa nulla e non lo pretende nemmeno, mantenendo ampiamente riconoscibili tutti gli ingredienti tipici del genere, ampiamente riconoscibili soprattutto quando si limita a richiamare produzioni ben più famose. Il finto fidanzato con cui scocca la scintilla, la gelosia tra gli ex, la dinamica degli opposti che si attraggono e un discreto cast di supporto a complicare le cose alla principale love-story.
La vicenda procede con una leggerezza dichiarata, che non concede pause eccessive e si affida ai canonici momenti di commedia fisica e simil-slapstick: Lienkie è il tipo di personaggio che trasforma ogni situazione ordinaria in una catastrofe improbabile, potente contare sull’esplosiva simpatia di Carine Rous, nota più lieta di un cast altrimenti anonimo.
Tutto come previsto, o quasi
Peccato che il film sconti quei limiti strutturali che sembrano inerenti alla genesi produttiva, con una messa in scena di marchio televisivo, senza guizzi stilistici degni di nota e con una narrazione che non ha paura di osare su territori potenzialmente più ambigui. L’ultimo atto si affretta inoltre verso la definitiva risoluzione / resa dei conti con una velocità che rischia di sacrificare alcuni sviluppi intermedi e rende poco credibile e naturale l’evoluzione romantica che vede coinvolti i protagonisti.
La sposa dell’anno finisce così per affidarsi però esclusivamente alla formula del proprio impianto comfort, lasciando raramente il segno per rifugiarsi continuamente nella sua rassicurante prevedibilità di fondo. Il triangolo emotivo, la ex suocera invadente, il rivale troppo perfetto per essere insidiato, le figuracce pubbliche e le svolte sentimentali arrivano esattamente quando uno se li aspetta, in un racconto che non intende mai realmente mettere in discussione gli stereotipi del filone.
Conclusioni finali
Voice-over d’ordinanza ad aprire questo film televisivo di produzione sudafricana, dove i protagonisti sono tutti bianchi come il vestito che indosserà la vincitrice del concorso La sposa dell’anno, riconoscimento tanto agognato dalla protagonista, puntualmente “abbandonata” all’altare.
Abbandonata per usare un eufemismo, in questa storia di tradimenti, vendette romantiche e nuovi amori (in)attesi, racchiusa in una confezione da rom-com prevedibile sul piano narrativo e piatta a livello stilistico, nonostante la simpatia della volenterosa Carine Rous nel ruolo principale.