La quinta onda – Opinioni e recensione del film

La quinta onda film

La quinta onda (The 5th Wave) è un film del 2016 di genere Avventura/Fantascienza, diretto da J Blakeson, con protagonisti Chloë Grace Moretz, Nick Robinson, Alex Roe, Liev Schreiber, Maika Monroe, Maggie Siff. Il film ha una durata di circa 125 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

Opinioni e recensione sul film

La Terra è stata vittima di una colonizzazione aliena che ha decimato gran parte della popolazione mondiale. L’invasione è avvenuta a ondate, con eventi climatici o impulsi elettromagnetici che hanno messo a dura prova l’umanità, e all’alba del quinto fenomeno distruttivo, le cui conseguenze sono ancora ignote, l’adolescente Cassie si trova a lottare da sola per la sopravvivenza dopo aver assistito alla brutale uccisione del padre e alla reclusione forzata del fratellino da parte dell’esercito, il quale ha arruolato, sotto il comando dell’integerrimo Colonnello Vosch (Liev Schreiber), con la forza e con l’inganno solo gli individui di giovane età.

Pronta a tutto pur di salvare il piccolo, la protagonista (interpretata da Chloe Grace Moretz) trova un insperato aiuto nel misterioso Evan (Alex Roe), un ragazzo di qualche anno più grande che nasconde un incredibile segreto: dalla loro missione potrebbe dipendere il futuro dell’intera razza umana.

Tra atmosfere post-apocalittiche di ambientazione sci-fi e derive young-adult, l’adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo, primo di una trilogia, di Rick Yancey è un blockbuster poco ispirato nel quale convivono, in un mal oculato equilibrio narrativo, diverse anime.

La sceneggiatura si rivela infatti forzata e ricca di incongruenze e sviluppi poco verosimili, pur contestualizzati al genere di appartenenza, e l’insieme risulta confusionario e privo della necessaria carica empatica per creare un reale coinvolgimento, con solo un paio di colpi di scena (parzialmente intuibili) a tentare di imprimere potenziale verve al racconto.

La sensazione di trovarsi in un mondo prossimo alla fine non è mai palpabile, anche per via di un’esposizione rapida del background narrativo tramite i flashback e lo zelante voice over del personaggio di Cassie, e gli intrecci romantici, con la prevedibile love-story, e sentimentali che hanno luogo nella seconda metà di visione appesantiscono ulteriormente una sceneggiatura schiava dei cliché fino all’ovvio epilogo aperto.

I bassi riscontri della critica internazionale e l’incasso worldwide appena discreto sembrano però aver chiuso qualsiasi continuazione della saga sul grande schermo, con il secondo capitolo finito, ad oggi, nel dimenticatoio.

Effetti speciali e sequenze d’azione senza infamia e senza lode, da tsunami di immani proporzioni che distruggono intere metropoli alla caduta improvvisa di aerei di linea, confermano l’impressione di una confezione leggera che rischia, suo malgrado, di scadere in un approccio involontariamente caricaturale, con l’anima da survival-movie e i rimandi ai classici del cinema di fantascienza qui miscelati in un ibrido rivolto per la maggior parte ad un pubblico di teenager: non è un caso che le ultime speranze per la sopravvivenza sulla Terra siano nelle mani di bambini / ragazzini costretti a crescere troppo in fretta, con buona pace della verosimiglianza quando dei pargoli delle elementari vengono allenati per diventare macchine da guerra ed essere inviati a combattere ed uccidere.

La quinta onda si adagia così sui topoi base del filone e l’anonimia della colonna sonora ribadisce ulteriormente quel senso di sufficienza messo in campo in fase produttiva. Spiace constatare che la regia del britannico J Blakeson, autore all’esordio dietro la macchina da presa del sorprendente thriller drammatico La scomparsa di Alice Creed (2009), finisca per scimmiottare i kolossal a tema in maniera incolore e priva della minima personalità.

mm
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here