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La ferrovia sotterranea, la recensione della miniserie in streaming su Prime Video

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Arrivata un po’ in sordina nel 2021 su Prime Video e poi probabilmente mai davvero giunta davanti agli occhi del grande pubblico, La ferrovia sotterranea è un’opera cinematografica in dieci atti. La crea e la dirige per intero Barry Jenkins a partire dall’adattamento dell’omonimo romanzo di Colson Whitehead, che tracciando una linea dall’oscura pagina dello schiavismo statunitense sviluppa una storia ucronica che presto si trasforma in una lunga epopea per i suoi protagonisti.

La trama de La ferrovia sotterranea

La ferrovia sotterranea è la storia di un lungo viaggio. Oggi lo chiameremmo un viaggio della speranza, un’annosa fuga da una condizione terribile, passando per situazioni e luoghi estremamente pericolosi con l’obiettivo di raggiungere un altrove dove ci sia una migliore possibilità di vita, una libertà.

La serie di Barry Jenkins, così come il romanzo prima di essa, è il racconto di un gruppo di persone che tentano una fuga dalla schiavitù negli Stati Uniti meridionali del XIX secolo. Cora (Thuso Mbedu) e Caesar (Aaron Pierre), i due principali protagonisti tra i tanti volti che si avvicendano nella storia, utilizzano una rete immaginaria di passaggi, gallerie e aiuti esterni che prendono appunto il nome di ferrovia sotterranea e che attraversa per intero gli USA sotto gli occhi e atteggiamenti brutali di schiavisti e cacciatori di uomini, tra cui Arnold Ridgeway (Joel Edgerton).

Perché guardare La ferrovia sotterranea

Nell’attuale panorama del black cinema – quella corrente cinematografica che negli ultimi anni sta indagando in maniera sempre più insistita e puntuale la condizione del popolo afroamericano, ma non solo – Barry Jenkins è uno dei nomi più affermati. Nonostante abbia all’attivo solamente tre film, tra questi spicca Moonlight, vincitore del premio Oscar alla Miglior sceneggiatura nel 2017.

Con La ferrovia sotterranea Jenkins è tornato con forza a ribadire il suo interesse nell’analizzare un contesto culturale e sociale che non ha mai davvero fatto i conti con il suo passato. La discussione attorno al razzismo sistemico è negli Stati Uniti all’ordine del giorno e purtroppo anche della cronaca, cosa che evidenzia la necessità di ingaggiare il fenomeno dalle diverse prospettive in cui questo è nato e si è alimentato nel corso dei secoli.

La serie risale il fiume fino al XIX secolo, si ricongiunge a un passato così tremendamente vicino raccontando con una crudezza che non fa sconti le bestialità di uomini e intere comunità che hanno tentato di soggiogare, reprimere e uccidere (spesso riuscendo in tutte queste cose) un intero popolo. La chiave vincente del racconto è allacciarsi a questa vicenda di lacrime e sangue attraverso la cerniera di un realismo magico che ammanta il doloroso viaggio di Cora, che ne accompagna il percorso verso un punto di fuga che piega la storia nel tentativo di donare una luce al termine di questa galleria sotterranea.

La ferrovia sotterranea, perché non guardare la serie

La ferrovia sotterranea è tra le migliori opere seriali degli ultimi anni e forse tra i contenuti originali di maggiore qualità in streaming su Prime Video. Non è di semplice approccio: i suoi dieci episodi, che portano quasi tutti nel titolo i territori che Cora attraversa con tanta fatica, durano un’ora l’uno e si affidano a un ritmo molto contemplativo, a un tempo dilatato di riflessione ed elaborazione.

Allo stesso tempo non bisogna farsi spaventare. La ferrovia sotterranea non è pensata per il binge wathcing, è anzi quasi depotenziata nella sua efficacia se si dovesse scegliere di guardarla tutta insieme. Una visione ideale della serie richiede tempo, richiede di accogliere lo stile che Barry Jenkins ha pensato per lei e per chi vuole porsi dall’altra parte dello schermo.

E’ davvero quasi come se si fosse chiamati a confrontarsi con l’intera storia di un popolo deportato e svilito sotto la scure di una barbare insensata, illogica, quindi come se si fosse posti nella condizione di affrontare una lunga veglia funebre alla fine della quale però la morte non dimenticata serve da catarsi a un nuovo avvenire.

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