È il produttore dei record, 34 dischi di platino, 28 dischi d’oro e oltre 1 miliardo di stream globali. Collaborazioni con Olly, Emma, Ultimo e tanti altri. Juli presenta il suo primo album “Solito Cinema” in uscita il 24 aprile. All’interno collaborazioni con Fabio Concato, Tommaso Paradiso, Bresh, Franco 126, Biagio Antonacci, Coez, Emma, Elisa, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro e Olly. Ed è proprio con quest’ultimo che Juli ha vinto Il Festival di Sanremo con il brano “Balorda Nostalgia”. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato Juli, che ci ha parlato del suo lavoro e delle paure e dei rischi che questo lavoro comporta. Con il noto produttore abbiamo anche parlato della vittoria a Sanremo con Olly, della loro amicizia e di come è nato l’album “Solito Cinema”.
Intervista a Juli – “Solito Cinema”
Juli, benvenuto su SuperGuidaTV. Partiamo dal titolo del tuo album, “Solito Cinema”: come mai questo titolo? E che genere di film sarebbe, se fosse un film?
Allora, come genere di film sarebbe un bel casino, nel senso che è un film imprevedibile. Potrebbe essere un film d’azione, sicuramente con mille imprevisti. A parte tutto, nasce da una frase che ripeto da parecchio tempo: “che cinema”. Mi capita spesso, spessissimo negli ultimi tre anni, dopo una successione di tantissime cose che mi sono successe, di ritrovarmi a casa la sera e dirmi: “che cinema che ho vissuto oggi”. Anche quando racconto le cose ai miei amici: “raga, oggi è successo questo… che cinema!”. E quindi “che cinema, che cinema, che cinema” è diventato “Al solito cinema”.
Hai dichiarato che è nato in maniera ingenua questo album: cosa intendi?
Ingenua perché è una cosa che non ho mai visualizzato prima di arrivare quasi alla fine del disco. Non l’ho mai pensato davvero. Ho sempre avuto un po’ di timore nel fare un disco da produttore, perché l’ho sempre visto come un tassello molto importante nella carriera di un artista. Quando dico che è stato un disco ingenuo è perché è venuto da sé: mi sono ritrovato a fine novembre con sei o sette brani sul computer e, quando li ho ascoltati, mi sono reso conto che c’era un filo conduttore tra tutti. Lì mi si è accesa una lampadina: ho pensato “ok, mi sa che ce l’ho qui davanti agli occhi, devo solo finirlo”.
Hai messo insieme artisti molto diversi tra loro: come li hai scelti e chi ti ha sorpreso di più?
Il bello è che non li ho scelti. Sono artisti che ho incontrato nel mio percorso, che ho avuto modo di conoscere, chi per un motivo chi per un altro. Ho avuto la fortuna di condividere con loro non solo le sessioni di lavoro per il disco, ma proprio dei momenti di vita, di conoscerli davvero. Il fatto che poi sia nata una canzone finita nel disco è stata solo la ciliegina sulla torta del nostro rapporto. Chi mi ha sorpreso di più? Tutti, in realtà. Non è scontato che, quando un produttore fa un album, gli artisti siano così sereni, contenti di esserci e di metterci la faccia. Mi hanno sorpreso tutti allo stesso modo e li ringrazio tanto.
Sei la “firma musicale del momento”: questa etichetta ti pesa o ti stimola?
Non suscita grandi emozioni in me, nel senso che è una cosa che mi fa un piacere estremo. La metto tra quelle cose che descrivo con “che cinema”, perché è impensabile se penso al me di qualche anno fa. Mi riempie di felicità, mi fa anche un po’ paura. Però è “la firma del momento” per i risultati: il mio modo di fare musica è lo stesso di qualche anno fa e credo rimarrà lo stesso per sempre. Quindi spero di essere la mia firma per sempre, non solo del momento.
Hai lavorato a brani enormi, anche con Olly: quanto c’è di Juli dentro gli altri artisti?
A modo mio c’è sempre tanto di me. Ogni volta che produco un brano, che scrivo una canzone, che faccio anche solo un arrangiamento, ci metto quello che sono io. Metto i miei gusti e cerco sempre di fare musica che piaccia a me. Di conseguenza, se mi piace, vuol dire che dentro c’è quello che sono io. È una cosa che viaggia pari passo.
Hai contribuito al brano vincitore di Sanremo: te lo aspettavi? E per un produttore Sanremo è più una vetrina o una gara?
Per un produttore, Sanremo è anche un traguardo. È quella settimana in cui tutto il mondo della musica si ferma: siamo tutti lì, chi col cuore, chi con le penne, chi con le orecchie. Io ho avuto la fortuna di parteciparci per tre anni di fila ed è sempre stata un’emozione incredibile, ogni volta diversa. La vittoria? Impensabile. Non me lo sarei mai aspettato, soprattutto con Olly. Con lui abbiamo iniziato insieme e condividere un traguardo così grande è stato davvero incredibile.
Tornando al disco: qual è il brano che più ti rappresenta?
Il brano che più mi rappresenta è quello con 13 Pietro, perché è il mix perfetto tra un testo molto riflessivo, serio, e delle sonorità che, pur facendoti pensare, ti fanno anche muovere e ballare. “Piangere ballando” è sempre stata una metafora che mi è piaciuta tanto.
Un artista con cui sogni di collaborare?
Ho realizzato tantissimi sogni, davvero. Ho fatto collaborazioni che sembravano impossibili: se il me di cinque anni fa avesse visto la tracklist di questo disco, si sarebbe messo a ridere. Però ti direi Vasco, anche se è scontato. Per me è il numero uno in Italia e poterci passare anche solo una giornata in studio sarebbe la cosa più bella della mia vita.
Qual è invece la cosa che più ti spaventa di questo lavoro?
La paura più grande è che non ci sono garanzie, non c’è stabilità. Anche se ora è un bel momento, non mi dimentico la strada fatta per arrivare qui. La storia insegna che è difficile salire quanto è facile cadere. Un po’ di paura c’è sempre, ma è anche quella che ti tiene sveglio, attento. È il prezzo da pagare.
A chi ti senti di dire grazie oggi?
A tutti, davvero. Non c’è una persona sola: nel mio percorso ho incontrato tantissime persone e ognuna mi ha lasciato qualcosa. Un grazie va a chi si accolla la mia testa ogni giorno, a chi si sorbisce le mie paranoie, a chi ascolta mille provini. Grazie davvero a tutti.