Si intitola “Commedia Musicale” ed è il nuovo album di Michele Bravi, uscito venerdì 17 aprile. Un lavoro in cui l’artista coniuga la musica pop al teatro, altra sua grande passione.
Michele Bravi presenta il suo album “Commedia Musicale”
“Questo è un disco molto particolare, – racconta Michele Bravi alla presentazione del disco – nato da un’idea che avevo da tempo: unire il mio amore per il teatro con la musica pop. Per molto tempo non ho avuto né il coraggio né la presunzione di iniziare a scriverlo, perché sapevo sarebbe stato un progetto divisivo, molto netto nelle sue scelte. All’inizio non pensavo nemmeno di pubblicarlo: era qualcosa che tenevo lì, tra appunti e idee, senza una destinazione precisa”.
“La svolta è arrivata quando ho incontrato Atterizio Poletti e Carlo Di Francesco. Con loro il disco ha preso forma davvero. Questa idea ha trovato una credibilità anche al di fuori del mio sguardo, ed è diventata una sfida condivisa. È un disco “presuntuoso”, perché prova a unire la commedia musicale — quindi un linguaggio teatrale — con una scrittura pop”. – Aggiunge il cantante.
“Commedia Musicale” è un disco che lo stesso Bravi definisce “contraddittorio” e “sperimentale”: “Il risultato è un disco volutamente contraddittorio, quasi “psichedelico” in senso grottesco. In alcuni passaggi sembra non avere logica. C’è molta orchestra sinfonica, utilizzata in modo atipico rispetto al pop. Anche la scrittura è diversa dal mio solito: più libera, più dialogica. Pur mantenendo il mio amore per la poesia — similitudini, metafore, sinestesie — questo è soprattutto un disco di dialogo”.
Al centro del progetto, tra i temi trattati c’è quello della genitorialità: “Il disco ruota attorno al tema dell’essere genitori, ma osservato da chi cresce e cambia prospettiva. C’è anche una componente satirica: l’idea del genitore come figura perfetta viene messa in discussione. Questa riflessione nasce anche da un confronto personale con mia madre. Ho capito solo crescendo che lei, quando era madre, era anche semplicemente una ragazza di 22 anni”.
“Da piccoli vediamo i genitori come figure invincibili. Crescendo capiamo che stavano improvvisando. Quando chiedi loro come hanno fatto, ti rispondono: “Abbiamo fatto del nostro meglio con quello che avevamo”. Ed è una consapevolezza piena di tenerezza”.
“Se me lo avessero chiesto anni fa, avrei escluso l’idea di avere figli. Oggi non ho una risposta definitiva, ma accetto che sia diventata una domanda. Accetto che la genitorialità sia una possibilità nella mia vita. Parlare di genitorialità è complesso, quindi la satira diventa necessaria. Una domanda centrale del disco è: è giusto che un desiderio così intimo debba passare attraverso il giudizio di altri? Nel mio caso, alla domanda “voglio essere padre?” si aggiunge: “mi è permesso esserlo?”. E la risposta, oggi, è che non è affatto semplice, tra limiti e burocrazia”.
Il rapporto con la Chiesa e la libertà individuale e il caso Papa e Trump
Del suo rapporto con la Chiesa Michele Bravi dice: “Non mi riconosco in una figura religiosa come il Papa, ma rispetto il suo ruolo per molti credenti. Nel disco rifletto sul fatto che la Chiesa contribuisce a creare un pensiero comune che, a volte, può limitare la libertà individuale”.
A chi gli chiede del confronto tra Trump e il Papa, l’artista risponde: “Riguardo al confronto tra Trump e il Papa, ho avuto una reazione molto istintiva. Mi è sembrata un’occasione persa per prendere posizione. Credo che oggi ogni voce — da quella di un artista a quella di un leader religioso — possa contribuire a indicare una direzione, invece di lasciare spazio a derive pericolose nella politica internazionale”.
L’esperienza nel cinema e la presenza al Festival di Cannes
Michele Bravi, in veste di attore, porterà anche un pezzo di Italia al prossimo Festival di Cannes – nelle Proiezioni di Mezzanotte – con ‘Roma Elastica’, film di Bertrand Mandico, la cui trama ruota attorno a un’attrice (Marion Cotillard) che sta per girare il suo ultimo film a Roma negli anni ’80:
“Questo è il secondo o terzo film che faccio, ma il primo con un ruolo più centrale. È un’esperienza surreale. Lavorare con registi come Bertrand Mandico e in una produzione italo-francese è stato sorprendente. L’Italia è rappresentata non solo dal cast, ma anche da tanti professionisti dietro le quinte. Non credo che il problema del cinema italiano sia la mancanza di creatività. Il vero limite è lo spazio: negli ultimi anni i tagli hanno bloccato molte produzioni e, di conseguenza, anche le opportunità per i giovani talenti. Non mancano le idee, manca la possibilità di realizzarle. È una questione di sistema e di priorità politiche”.