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Irene Maiorino presenta la serie Minerva a Giffoni Film Festival: “Ho voluto portare umanità e femminilità nella divisa”

irene maiorino

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Tra gli ospiti del Giffoni Film Festival anche Irene Maiorino, che ha presentato Minerva, la nuova serie Netflix ambientata in un liceo militare. L’attrice ci ha raccontato il ruolo della vicecomandante Teresa, il rapporto con i giovani protagonisti e il modo in cui ha voluto portare umanità e femminilità all’interno di un contesto fortemente legato alla disciplina.

Intervista a Irene Maiorino al Giffoni

Irene Maiorino, bentornata su SuperGuidaTV. Siamo al Giffoni Film Festival per parlare di Minerva. Che esperienza è stata e chi è il tuo personaggio?

Minerva è un teen drama e i veri protagonisti sono i ragazzi. Alle loro spalle, in tutti i sensi, ci siamo io, Cristiana Capotondi e Massimiliano Gallo, che interpretiamo gli insegnanti. Nello specifico, Massimiliano è il comandante, mentre io sono la vicecomandante.

L’educazione militare rappresenta un pretesto per raccontare un contesto di cui si parla poco, ma soprattutto per esplorare l’umanità di questi ragazzi. Sono adolescenti che stanno costruendo la propria identità e la domanda è proprio questa: cosa succede quando la formazione della tua personalità incontra, o si scontra, con un sistema fatto di regole, disciplina e stereotipi come quello militare?

Il mio personaggio mi è piaciuto moltissimo perché ha una grande tridimensionalità. Si trova a metà strada tra la tradizione rappresentata dal comandante interpretato da Massimiliano Gallo e il vento di cambiamento incarnato dal personaggio di Cristiana Capotondi, che invece arriva da civile. È una sorta di ponte tra questi due mondi e, nel corso della storia, vivrà evoluzioni anche inattese. Ho cercato di portare nella divisa una femminilità autentica, chiedendomi come potesse essere declinata in un contesto come quello militare.

Quanto c’è di Irene Maiorino in Teresa? Hai portato qualcosa di tuo nel personaggio?

Sì, soprattutto dal punto di vista umano. Quando parlo di femminilità penso anche a una dimensione materna, che secondo me non dipende necessariamente dall’essere madre. È un’attitudine all’accoglienza e alla cura che ho sentito anche nel rapporto con i ragazzi sul set. Teresa è una donna giusta e credo di riconoscermi molto in questo aspetto. È una persona che non ha paura di mettere in discussione le proprie convinzioni. Le persone più intelligenti sono proprio quelle che riescono a interrogare anche le proprie idee e, in questo senso, il personaggio cambia nel corso della storia. Non volevo costruire una figura monolitica. Il copione già offriva questa possibilità, ma sentivo anche la necessità di raccontare il lato più umano di una donna che indossa una divisa. 

Se dovessi scegliere una delle storie raccontate dai ragazzi, quale senti più vicina a te?

È difficile scegliere perché sono tutte molto diverse tra loro e ciascuna racconta un percorso personale. Probabilmente ho empatizzato di più con il personaggio di Nicole, che è una delle senior, ma non posso spiegare il motivo senza fare spoiler. In generale, tutti i giovani protagonisti hanno una linea narrativa molto forte e un motivo preciso per trovarsi in quella scuola. Ed è proprio questo che rende la serie così interessante.

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