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Intervista esclusiva a Cristiana Pedersoli, figlia di Bud Spencer: “Prima di Don Matteo Terence e mio padre stavano lavorando ad una serie televisiva”

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Il suo amore immenso per il padre l’ha spinta a scrivere un libro in cui sono raccolti aneddoti e ricordi. Un padre famoso, un’icona del cinema mondiale, venuto a mancare qualche anno fa ma che è rimasto vivo nel ricordo dei suoi tanti fan. Cristiana Pedersoli, la figlia di Bud Spencer, ha reso omaggio al padre nel suo libro “Bud, un gigante per papà” (Giunti Editore). Un libro nato dalla necessità di compiere un viaggio interiore per condividere con il pubblico lati inediti di Carlo Pedersoli padre. In questa intervista, rilasciata in esclusiva a SuperGuida Tv,Cristiana ci ha svelato qualche curiosità in più sul suo rapporto con il padre. Bud non amava litigare tanto che gli scontri si contano sulle dita della mano, ci ha rivelato Cristiana. A proposito poi di cinema, la figlia di Bud ci ha raccontato la sua emozione ogni volta che andava a trovarlo sul set: “Papà mi ha portato spesso sul set. I film prima duravano anche tre mesi e pertanto lui trascorreva tanto tempo fuori casa. Ad un certo punto abbiamo imparato ad organizzarci con mamma e a volte assieme ai miei fratelli ci assentavamo da scuola portandoci le insegnanti sul set. Lui era contento di portarci e noi felici di andare con lui“. A proposito poi di Terence Hill, Cristiana ci ha parlato della sua infatuazione adolescenziale e della gelosia del padre: “Era una infatuazione. E’ sempre un sogno per le giovani poter incontrare un bel ragazzo e io ce l’avevo a portata di mano. Non gliel’ho mai detto a papà anche perché lui era molto geloso“. Parlando poi della serie “Don Matteo”, abbiamo scoperto una cosa interessante. Cristiana ci ha infatti rivelato che Terence Hill e Bud Spencer avevano dato vita ad una serie pilota: “C’era stato un progetto ed era stato girato un episodio pilota. Mi sembra si chiamasse “Padre speranza” con papà che faceva il prete. Evidentemente poi per non accavallare le due cose hanno portato avanti il progetto di Terence. Terence e papà erano portatori sani di valori positivi sia nel cinema che nella vita. Anche questo è stato il segreto del loro successo perché sono riusciti a portare loro stessi sullo schermo con la loro semplicità e umiltà“. Sulla vicenda che ha riguardato la rimozione della statua di Bud Spencer dal lungomare di Livorno Cristiana ancora non riesce a vederci chiaro. Parla infatti di disguidi politici e di un immenso dispiacere provato dalla famiglia per questa vicenda: “Non è stata una vicenda piacevole e secondo me credo che ci siano stati dei disguidi a livello politico. Ci ha ferito molto questa cosa e anche mia madre è rimasta molto dispiaciuta del fatto che l’abbiano rimossa. Fossi stata in loro avrei cercato di superare le diatribe personali perché credo che non abbia giovato neanche a loro nei confronti dell’opinione pubblica. Non so se la statua sia stata restituita all’autore ma chiederò perché è una triste storia“. A pochi giorni dall’anniversario della scomparsa del padre, Cristiana parla di una eredità importante: “L’eredità che ha lasciato papà sono i milioni di fan che continuano ad inondarci di affetto e a mantenere vivo il suo ricordo. Durante il lockdown un fan che ha un mulino ha mandato a mia mamma dei sacchi di farina. E poi l’insegnamento più grande che ci ha lasciato è di accettare la vita come viene cercando di trasformare il negativo in positivo senza mai compatirsi“. Bud era un uomo dal pugno duro e dal cuore grande di cui oggi si sente tanto la mancanza. Un gigante vulcanico che dietro ai cazzotti per i cattivi nascondeva sempre una carezza. Ci manchi tantissimo Bud.

Intervista esclusiva a Cristiana Pedersoli, figlia di Bud Spencer

Cristiana, dal 17 giugno è uscito in libreria il libro “Bud, un gigante per papà”. Come è maturata l’idea di scrivere questo libro?

E’ maturata molto lentamente e infatti ci ho messi due anni per scriverlo. Ho sentito la necessità di fare un viaggio interiore e di mettere per iscritto un po’ di ricordi e di momenti trascorsi assieme a mio padre. Mi sono resa conto con il tempo che la figura di Bud Spencer è stata predominante in questi anni. Io volevo tirare fuori delle parti di mio padre che nessuno conosceva. Parti che riguardavano il Carlo Pedersoli papà. 

Si dice spesso “tale padre, tale figlio”. Vi assomigliavate?

Tra di noi c’era una bellissima affinità e come ripetono spesso mia madre e mio fratello io e papà avevamo lo stesso carattere. Anche papà riscontrava delle similitudini. Infatti mi diceva “io e te siamo uguali e ci possiamo capire”. 

Ti portava con lui sui set?

Papà mi ha portato spesso sul set. I film prima duravano anche tre mesi e pertanto lui trascorreva tanto tempo fuori casa. Ad un certo punto abbiamo imparato ad organizzarci con mamma e a volte assieme ai miei fratelli ci assentavamo da scuola portandoci le insegnanti sul set. Lui era contento di portarci e noi felici di andare con lui. 

Avete mai avuto qualche scontro?

Era difficile avere degli scontri con lui perché per carattere odiava litigare. Ne abbiamo avuti pochissimi che si ricordano sulle dita di una mano. Una volta io e mio fratello avevamo litigato e lui gli ha assestato una pacca e lo ha sgridato. Poi un’altra volta durante il periodo adolescenziale risposi male ai miei genitori che non mi avevano permesso di uscire. Papà mi sgridò ma dopo dieci minuti tornò il sereno. Lui non sopportava tenere il muso. 

C’è un aneddoto che non hai mai rivelato su tuo papà e che ci vuoi raccontare?

Dopo aver scritto il libro me ne sono venuti in mente tanti. Te ne racconto uno. Quando andò per la seconda volta in Sud America andò a fare il bagnino in un albergo molto importante a Caracas. Conobbe il campione venezuelano di nuoto e altri bagnini che conoscevano il suo trascorso organizzarono una sfida ingannando il povero campione che non sapeva nulla. Nella piscina dell’albergo papà batté il campione venezuelano che fece una figura barbina. Lui si divertiva molto a raccontare questa scena. 

Papà è stato un attore di fama mondiale eppure nonostante la popolarità sentiva di essere snobbato in Italia. Aveva dichiarato: “In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival”. Come te lo spieghi?

L’ho chiesto anche a Walter Veltroni l’altro giorno. Lui mi ha dato ragione spiegandomi anche che purtroppo i critici cinematografici si basano sulle teorie che fanno parte del loro modo di pensare. Anche i grandi come Totò e Alberto Sordi all’inizio non erano stati compresi ed erano stati snobbati. Ti racconto un aneddoto che mi ha raccontato nel corso di una cena il figlio di un grande intellettuale. Mi disse che il padre si nascondeva nel suo studio per vedere i film di mio padre. Evidentemente non voleva far sapere di guardare dei film che reputava commerciali ma che nel profondo gli regalavano spensieratezza. 

Immagino che papà non la prendeva bene. Si sentiva osteggiato? Come la viveva?

Papà non ha mai provato sentimenti negativi come la rabbia e l’invidia. Lui perseguiva la strada della gioia e della felicità in tutti i modi. Era stupito del fatto che la critica lo snobbasse però allo stesso tempo se ne fregava. I fan lo adoravano e se ne faceva una ragione. Era molto sicuro di se stesso. 

Quello con Terence Hill è stato un sodalizio importante. Ricordi la prima volta che l’hai conosciuto? 

Ho dei ricordi vaghi di quando ero ragazzina. Andavo sul set e lo osservavo. Al contrario di papà Terence è sempre stato molto perfezionista. Lui aveva studiato per diventare attore e ripeteva le scene e le battute in continuazione. Papà era un autodidatta e improvvisava sul set anche a scapito di Terence che spesso si trovava a fare cose diverse da quelle riportate sul copione. Tra di loro c’era una bella sinergia. 

L’hai seguito in “Don Matteo”? Ce lo vedi con la tonaca?

L’ho visto molto bene con la tonaca perché era il personaggio che lui avrebbe sempre voluto interpretare. 

Qualche anno fa tuo padre dichiarò che gli sarebbe piaciuto partecipare alla serie. E non sembrava scherzare.

Questo non lo sapevo. Comunque posso dirti che ce l’avrei visto e sarebbe stata un’idea carina. C’era stato un progetto ed era stato girato un episodio pilota. Mi sembra si chiamasse “Padre speranza” con papà che faceva il prete. Evidentemente poi per non accavallare le due cose hanno portato avanti il progetto di Terence. Terence e papà erano portatori sani di valori positivi sia nel cinema che nella vita. Anche questo è stato il segreto del loro successo perché sono riusciti a portare loro stessi sullo schermo con la loro semplicità e umiltà. 

Hai dichiarato che a 10 anni ti eri innamorata di lui. A papà hai confessato quel piccolo segreto?

Era una infatuazione. E’ sempre un sogno per le giovani poter incontrare un bel ragazzo e io ce l’avevo a portata di mano. Non gliel’ho mai detto a papà anche perché lui era molto geloso. Alcune volte quando ero piccola passando tante ore sul set mi sarebbe piaciuto fare delle piccole parti. Mi sarei divertita ma papà non voleva saperne. Un po’ la timidezza e un po’ papà è andata così. 

Hai raccontato recentemente che per tua madre non è stato facile stare accanto a tuo padre. In che senso? Ha dovuto rinunciare a qualcosa per amore?

Si è trattato di una rinuncia totale. Mio padre è stato un uomo meraviglioso però come marito era difficile da gestire. Era uno spirito libero e difficilmente riuscivi a tenerlo chiuso a casa nel focolaio domestico. Era abituato alla libertà, a mangiarsi la vita, ad inseguire i suoi sogni e ad affrontare le continue sfide con se stesso. Solo una donna posata e quadrata come mia madre ha potuto resistere accanto ad un uomo così vulcanico ma anche inafferrabile. Non tutte le donne amano rimanere sole. 

Considerando che papà era uno spirito libero come avrebbe affrontato questo duro periodo se fosse stato ancora in vita?

Negli ultimi anni papà si muoveva di meno e forse sarebbe stato più semplice tenerlo a casa. Lui ha sempre accettato la vita e tutte le cose che gli arrivavano. Ha vissuto il periodo della guerra e dei bombardamenti da giovane. Della vita fanno parte non solo le cose belle ma anche quelle brutte e lui diceva sempre che era importante reagire e trovare la forza per affrontarle. Anche in questo caso avrebbe usato quella resilienza che era insita in lui per trasformare il negativo in positivo. 

Tra pochi giorni sarà l’anniversario della morte di papà. Quale eredità ha lasciato?

L’eredità che ha lasciato papà sono i milioni di fan che continuano ad inondarci di affetto e a mantenere vivo il suo ricordo. Durante il lockdown un fan che ha un mulino ha mandato a mia mamma dei sacchi di farina. E poi l’insegnamento più grande che ci ha lasciato è di accettare la vita come viene cercando di trasformare il negativo in positivo senza mai compatirsi.  

L’anno scorso la statua di papà è stata rimossa dal lungomare di Livorno. Però mi sembra ci sia stato un giallo intorno a questa scelta. Ci puoi spiegare cosa è successo? Si è trattato di un problema di permessi?

Anche io ancora oggi non ho capito cosa sia successo. Non è stata una vicenda piacevole e secondo me credo che ci siano stati dei disguidi a livello politico. Ci ha ferito molto questa cosa e anche mia madre è rimasta molto dispiaciuta del fatto che l’abbiano rimossa. Fossi stata in loro avrei cercato di superare le diatribe personali perché credo che non abbia giovato neanche a loro nei confronti dell’opinione pubblica. Non so se la statua sia stata restituita all’autore ma chiederò perché è una triste storia. 

I tuoi figli intendono seguire le orme del nonno?

Mio figlio, Niccolò, è un bravissimo manager e lavora in finanza. Mia figlia studia Scienze della Comunicazione ma per il momento non ha voluto intraprendere questa strada. Mio nipote, Sebastiano, è attore e ha già partecipato ad un film di Guadagnino e ad una serie televisiva. Ho anche altri due nipoti da parte di mio fratello. Uno è un grande sportivo mentre l’altro è un grafico. 

Perché hai scelto di vivere una vita nascosta, fuori dalla notorietà?

Credo che sia una timidezza caratteriale che mi porta a comportarmi in questo modo. Sono più tranquilla nella mia nicchia e non mi piace apparire. 

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