La vicenda di Andrea Spezzacatena, il ragazzo di 15 anni che si è tolto la vita dopo essere stato bersaglio di bullismo e cyberbullismo, debutta per la prima volta a teatro con il musical “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, in scena in prima assoluta da venerdì 20 febbraio al Teatro Sistina. Lo spettacolo è diretto da Massimo Romeo Piparo, che cura anche l’adattamento insieme a Roberto Proia, già autore della sceneggiatura dell’omonimo film di grande successo prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films. Il progetto teatrale prende forma come juke-box musical, intrecciando la narrazione con celebri brani del pop-rock italiano, scelti per accompagnare e rafforzare i momenti chiave della storia. Le canzoni, inserite come parte integrante del racconto, sembrano dialogare in modo naturale con i temi affrontati. Al centro della colonna sonora c’è “Canta ancora” di Arisa, resa famosa dal film e vincitrice del Nastro d’Argento come miglior canzone originale. Accanto a questo brano trovano spazio numerosi successi molto amati dal pubblico, tra cui 100 messaggi, A modo tuo, Gigante, Il filo rosso, La fine, Sogna ragazzo sogna Sanremo, Una musica può fare e Volevo essere un duro.
“Il ragazzo dai pantaloni rosa – Il musical”, intervista esclusiva a Rossella Brescia
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Rossella Brescia. La ballerina veste i panni di Teresa Manes, ruolo che nel film era stato affidato a Claudia Pandolfi: “Il personaggio raccontato è reale e, purtroppo, lo è anche la sua storia: questo rende l’ingresso emotivo più doloroso, ma è proprio la finalità del progetto ad avermi colpito di più. Quando Massimo Romeo Piparo mi ha proposto questo musical, ho capito subito che l’obiettivo era molto alto: parlare apertamente del bullismo, un problema attuale e profondo, e farlo attraverso l’arte. Portare questo tema a teatro, soprattutto coinvolgendo tanti ragazzi che possono sentirsi direttamente chiamati in causa, può aiutare tutti a fermarsi e riflettere. Lo spettacolo induce a pensare perché non è costruito solo sul dolore, ma contiene anche forti messaggi di speranza. Emblematico, in questo senso, è il finale del primo atto con Sogna, ragazzo, sogna di Vecchioni e Alfa: la ripresa collettiva sul palco diventa un simbolo potente, un invito a ripartire proprio da lì”.
Anche nel mondo della danza dove c’è la competizione esiste il bullismo. Lo ha detto la Brescia ai nostri microfoni: “Esiste eccome: per esempio, quando ero piccola, la danza classica non era così diffusa e non c’erano molti bambini che la praticavano. Spesso gli altri facevano tutt’altro e questo ti portava a sentirti isolata, etichettata come quella “strana”, quella un po’ diversa. Ancora oggi, soprattutto nella danza, la situazione non è del tutto cambiata, in particolare per i ragazzi che si avvicinano a questo ambiente. In una classe di danza classica ci sono spesso venti ballerine e a malapena un ballerino. Perché succede? Qual è il motivo? Credo che ci sia ancora davvero tanto lavoro da fare su questi temi”.
A Rossella Brescia abbiamo chiesto anche di commentare una notizia di questi giorni che riguarda la proposta di vietare l’uso dei social agli under 15. La ballerina e conduttrice ha dichiarato: “Secondo me il problema va affrontato alla radice, partendo dalla famiglia e dall’ambiente in cui cresce un ragazzo o una ragazza. È da lì che bisogna ricominciare, perché anche se si possono imporre delle regole, esistono sempre modi per aggirarle. Oggettivamente passare troppo tempo sui social fa male, c’è poco da discutere. Io sono adulta e ne sono consapevole: succede anche a me di farmi prendere, non lo nego, ma quando mi accorgo che è passata mezz’ora mi fermo e mi chiedo cosa sto facendo, perché intorno c’è un mondo reale che merita attenzione. Un ragazzo o una ragazza più giovani, però, spesso non hanno questa consapevolezza. Proprio per questo credo che bisognerebbe intervenire prima, educando e accompagnando fin dall’inizio”.