Il Diavolo veste Prada 2 arriva su Disney+: la recensione del sequel

Il diavolo veste prada 2

Il Diavolo Veste Prada 2, il sequel dell’acclamato film del 2006 con Anne Hathaway, Meryl Streep, Emily Blunt e Stanley Tucci, arriva in streaming su Disney+ dal 29 luglio. A distanza di 20 anni dal primo capitolo, questa pellicola vede il ritorno degli iconici protagonisti, volti ormai entrati nella cultura cinematografica e particolarmente amati anche dagli appassionati di moda. Il mondo, però, è completamente cambiato. Anche le regole dello scintillante universo della moda infatti, devono fare i conti con le trasformazioni della contemporaneità, tra crisi del cartaceo, rivoluzione del digitale e nuove dinamiche lavorative. Di seguito, vi raccontiamo di più su questo sequel.

Il Diavolo veste Prada 2 arriva su Disney+: la recensione del sequel

Dopo tanti dal primo film, era inevitabile che questo secondo portasse tanta gente in sala. Il film infatti si è rivelato un grande successo al botteghino, arrivando a incassare quasi 32 milioni di euro al box office italiano e portando il franchise a superare la soglia del miliardo di dollari di incassi complessivi. Numeri altissimi che confermano, ancora una volta, quanto le operazioni nostalgia dedicate a titoli iconici del passato riescano a coinvolgere il pubblico e portarlo in sala.

Il film è una commedia che riprende i personaggi già conosciuti e amati, inserendoli però in un contesto profondamente diverso rispetto a quello del 2006. Andy è infatti ormai un’acclamata giornalista, che viene però licenziata improvvisamente, e si ritrova di nuovo a Runway. Miranda, dal canto suo, deve invece sostenere la crisi dell’editoria tradizionale e le difficoltà di mantenere rilevante una rivista di moda in un panorama mediatico dominato dal digitale.

L’analisi della società contemporanea che emerge tra le righe è uno degli aspetti più interessanti del film. Il sequel mette infatti in risalto le difficoltà del mondo giornalistico di oggi, raccontando un settore sempre più precario e mutevole. Tuttavia, il film perde mordente rispetto al primo capitolo.

Tra vecchi e nuovi personaggi

Il Diavolo Veste Prada, oltre a mostrare il mondo glamour della moda, è stato anche un racconto sulle complessità del mondo del lavoro con le sue gerarchie disfunzionali, le dinamiche completamente tossiche, le ambizioni personali e le ingiustizie costanti.

Anche questo sequel affronta argomenti molto interessanti e simili sull’aspetto professionale, aggiornandoli ai problemi del presente. I personaggi si ritrovano infatti ad affrontare nuove difficoltà sia al lavoro che personali, come anche Miranda, che ha perso infatti parte della sua durezza e sicurezza assoluta, un cambiamento molto evidente anche se coerente con il passare del tempo e con il contesto in cui si muove.

Accanto ai volti storici, come anche Emily e Nigel, si introducono anche nuovi personaggi, ma il loro contributo alla narrazione appare piuttosto limitato. La storyline incentrata sul nuovo compagno di Andy, Peter, risulta poco sviluppata e la chimica tra i due è praticamente assente. Anche altri personaggi secondari, come Amari, la nuova assistente di Miranda, Benji, il nuovo marito, Jay, il nuovo capo dell’azienda e Stuart, il fidanzato di Emily, avrebbero potuto essere maggiormente approfonditi.

Conclusioni

In conclusione, Il Diavolo Veste Prada 2 racconta le imperfezioni e le fragilità della vita professionale di oggi, soprattutto nel mondo del giornalismo e dell’editoria, mettendo in luce la precarietà, la possibilità di licenziamento immediato e le difficoltà economiche che caratterizzano questi settori.

Se nel film del 2006 alcune di queste tematiche erano comunque accompagnate da una forte dose di speranza e l’idea che il sacrificio avrebbe portato a nuove possibilità, qui prevale invece un maggior disincanto. Nel 2026 anche Runway, un tempo simbolo intoccabile tra le riviste di moda, fatica a stare al passo con i tempi, rischiando di perdere rilevanza se non riesce ad adattarsi alle nuove regole del sistema mediatico.

Il ritorno dei personaggi iconici, alcune battute riuscite, le immancabili sfilate e gli abiti, le location newyorkesi e le grandi tenute immerse nel verde rendono comunque la visione piacevole, soprattutto per chi ha amato il primo capitolo e si lascia trasportare dalla nostalgia di ritrovare un universo già familiare.

Pur lasciandosi seguire con piacere però, il sequel non riesce a raggiungere la stessa incisività del film originale. Rimane una commedia gradevole e capace di portare alla luce argomenti attuale, ma priva di quel mordente, di quell’ironia e di quello scintillio che, invece, ha reso Il Diavolo Veste Prada iconico per più generazioni.