Si appresta a debuttare sul piccolo schermo il terzo capitolo della fortunata saga investigativa che vede protagonista il commissario e profiler Teresa Battaglia, l’amato personaggio nato dalla penna di Ilaria Tuti ed impersonato da Elena Sofia Ricci. La nuova stagione, dal titolo “Figlia della Cenere“, firma la regia di Kiko Rosati ed è frutto della collaborazione tra Rai Fiction e Publispei. La programmazione prevede quattro prime serate su Rai 1 a partire da lunedì 12 ottobre, per un totale di otto puntate, precedute dal debutto in streaming su RaiPlay dal 10 ottobre.
La narrazione si riallaccia agli eventi precedenti a cinque mesi di distanza dai fatti di “Ninfa Dormiente”. Al fianco della protagonista tornano i fidati collaboratori Massimo Marini (interpretato da Giuseppe Spata) e Giacomo Parisi (Gianluca Gobbi). La vicenda prende il via con una scoperta agghiacciante: un cadavere che presenta la mutilazione post-mortem delle falangi e lo sfondamento del torace. Questo macabro delitto si rivela presto il primo di una catena di omicidi firmati da un unico spietato serial killer. Analizzando la logica dell’assassino, Teresa intuisce che le vittime condividevano un legame invisibile: ognuna celava un’oscura colpa per la quale il killer ha deciso di condannarle a morte. Come se non bastasse, la vita privata di Teresa viene scossa dalla riapparizione di Sebastiano (Maurizio Donadoni), l’ex coniuge violento tornato a Udine, il quale la ritiene ingiustamente responsabile di una serie di intimidazioni indirizzate a lui ed alla sua nuova partner.
“I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere”, intervista esclusiva a Giuseppe Spata
In occasione dell’uscita della serie, noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Giuseppe Spata, che ci ha raccontato l’evoluzione del suo personaggio, il lavoro sul set ed il suo punto di vista su temi sociali di stretta attualità. Sul suo personaggio ha dichiarato: “Nel corso della passata stagione sono venute a galla diverse insicurezze, timori e ferite profonde del mio personaggio. Massimo ha preso delle decisioni importanti e categoriche, e in queste nuove puntate si ritrova nella condizione di doverle portare avanti a tutti i costi. Nella quotidianità si tende spesso a mostrare un’apparente fermezza per nascondere il fatto di non avere il controllo della situazione o di brancolare nel buio: è un filtro sociale che ognuno di noi adotta, anche in modo inconsapevole, e che appartiene pure a Massimo. Tuttavia, nel rapporto con Teresa, questo scudo difensivo finisce per incrinarsi, lasciando emergere liberamente tutti i suoi punti deboli e le sue inquietudini”. Sulla somiglianza con Massimo ha ammesso: “Sarei davvero felice di possedere lo stesso carattere di Marini, una figura capace di rimanere salda anche nelle circostanze più scomode e complesse, senza mai cedere alla tentazione di fuggire. Non sono del tutto sicuro che nella vita reale saprei dimostrare un analogo livello di coraggio.”
Ancora una volta Giuseppe si è trovato a lavorare al fianco di Elena Sofia Ricci sul set: “È stato un percorso d’insegnamento straordinario. Fin dai primi passi di questa avventura, osservare il suo modo di lavorare e di muoversi sul set con grande naturalezza ha rappresentato e continua a rappresentare un’opportunità eccezionale di crescita personale ed artistica. Si è instaurata tra noi una bellissima intesa umana che si riflette positivamente anche nella resa professionale.”
La terza stagione affronta il tema della violenza domestica. A tal proposito, l’attore ha fatto una riflessione importante: “Credo sia fondamentale che un prodotto televisivo spinga il pubblico a interrogarsi su certe tematiche. Al giorno d’oggi abbiamo imparato a curare la forma e il linguaggio che utilizziamo, eppure le strutture del sistema patriarcale sono rimaste del tutto inalterate. Ogni volta che accendo la TV e apprendo di un nuovo fatto di cronaca mi rendo conto che il confine dell’orrore si sposta sempre più in là: per questa ragione parlarne non è più sufficiente, servono azioni concrete partendo dalle scuole attraverso percorsi dedicati all’educazione affettiva e sessuale”.








