Un anno da ricordare sotto ogni punto di vista. Giulia Salemi si gode un momento speciale della sua vita: da una parte la gioia della maternità, dall’altra una stagione professionale ricca di soddisfazioni. Dall’esperienza accanto ad Amadeus a The Cage fino al ruolo di inviata di Pechino Express, passando per il successo del podcast Non lo faccio per moda, l’influencer e conduttrice racconta a SuperGuidaTV il suo periodo più felice, il rapporto con il lavoro, la sfida di conciliare carriera e famiglia e il tema della precarietà nel mondo dello spettacolo.
Intervista a Giulia Salemi al BCT Festival
Giulia, che momento stai vivendo della tua carriera?
Sicuramente questo è stato, dal punto di vista lavorativo, l’anno più bello della mia vita. In realtà lo è stato anche dal punto di vista personale, perché sono diventata mamma. È un periodo ricco di soddisfazioni. Ho avuto l’opportunità di realizzare 250 puntate di The Cage sul Nove accanto ad Amadeus, di diventare, dopo dieci anni da concorrente, inviata di Pechino Express al fianco di Costantino della Gherardesca e sono arrivata alla terza stagione del mio podcast Non lo faccio per moda. Non faccio il podcast per seguire una moda del momento: credo che quest’anno siamo riusciti a consolidarne davvero l’identità. Inoltre ho ricevuto diversi riconoscimenti dagli addetti ai lavori. Sappiamo bene che i complimenti non sono mai scontati e, per quanto mi riguarda, non sono mai stati regalati. Per questo motivo tutto ciò mi ha resa davvero felice.
Com’è stato lavorare con Amadeus?
Lavorare con Ama è stato bellissimo. Lo definisco sempre un “maestro involontario”, perché non è una persona che ti dice cosa fare o come imparare. Semplicemente io lo osservavo. Ho avuto la fortuna di stargli accanto ogni giorno per un anno intero. Credo di aver visto più lui che la mia famiglia. Essendo una sua grande estimatrice e avendo seguito la sua carriera per tanti anni, quando ho saputo di essere stata scelta per The Cage ero al settimo cielo.
La cosa più bella è che mi ha permesso di essere me stessa. Al provino sono arrivata senza costruzioni o personaggi: hanno visto questa ragazza un po’ matta e hanno deciso di prendermi. Questo mi ha fatto sentire accolta. Più che un semplice programma, è stata una vera famiglia. Tutto il team era fantastico: dagli autori alla produzione, passando per Chiara, Fausto e tutti gli altri. Non so se in tutti i programmi si respiri un’atmosfera simile, ma noi abbiamo avuto la fortuna di sostenerci a vicenda fino all’ultima puntata. Siamo arrivati alla fine sempre con il sorriso e io conservo ricordi meravigliosi di quell’esperienza.
Parlando del tuo podcast Non lo faccio per moda, qual è stata l’intervista più inaspettata?
Quest’anno il podcast mi ha regalato enormi soddisfazioni perché abbiamo ospitato persone molto diverse tra loro. Siamo passati da una campionessa olimpica come Stefania Lollobrigida al re dei podcast Pablo Trincia, dal mondo della politica con Francesca Pascale alla televisione con le sorelle Parodi, che non si vedevano insieme da anni, fino ad arrivare a una supermodella e icona come Bianca Balti. Per questo faccio fatica a scegliere una puntata in particolare. Tutti gli ospiti mi hanno lasciato qualcosa. Ogni chiacchierata si concludeva con un senso di stupore e gratitudine.
Credo che il segreto di un podcast capace di lasciare davvero qualcosa sia la sincerità degli interlocutori. Dal canto mio, sono un’intervistatrice un po’ particolare: spesso racconto molto anche di me stessa. Quest’anno però i miei ospiti si sono messi completamente in gioco e questo ha fatto la differenza. Abbiamo inoltre rivoluzionato il format con giochi, tier list, il “chi butti giù dalla torre” e il “Processo al Pop”. Non era più la classica intervista e questo ha aiutato gli ospiti a sentirsi subito a proprio agio. Si aspettavano una chiacchierata più leggera e brillante e si sono raccontati con grande autenticità. È stato davvero bellissimo.
Da quando sei diventata mamma sono cambiati molti equilibri. Come riesci a conciliare vita privata e lavoro?
L’equilibrio non è mai stato il mio punto forte. Nemmeno fisicamente: faccio fatica persino a stare in piedi sui tacchi! Credo che spesso le persone cerchino di mostrarsi sempre perfette, mentre io preferisco essere sincera. Ci sono giorni in cui riesco a gestire tutto benissimo e altri in cui faccio più fatica. A volte mi sento piena di energia, altre volte sopraffatta dalla stanchezza. In certi momenti riesco persino a sorprendermi e a sentirmi una super mamma e una super lavoratrice, in altri l’umore cala. La maternità è un percorso fatto di alti e bassi, una meravigliosa montagna russa. Del resto, che noia sarebbe una vita sempre uguale? A me piace svegliarmi ogni giorno con la curiosità di una bambina. Sto scoprendo il mondo insieme a mio figlio e, allo stesso tempo, sto imparando a essere mamma. Nessuno ti insegna davvero come si fa. Ascolto consigli, certo, ma poi cerco di restare me stessa. Forse sono anche un po’ permissiva.
A volte pubblico storie su Instagram in cui facciamo piccoli disastri e qualcuno mi scrive che dovrei essere più rigida. Io però voglio vivere questi momenti con mio figlio. Crescerà in un attimo e non voglio perdermi nulla. Anche sul tema delle regole spesso vado controcorrente. C’è chi dice che non si dovrebbe dormire con il proprio bambino, ma io voglio godermi ogni istante. Mi piace seguire il mio istinto. Dal punto di vista lavorativo è stato un anno intenso e totalizzante. Quando lavoro, mio figlio mi manca tantissimo. Allo stesso tempo sono orgogliosa perché un giorno potrà essere fiero della sua mamma. Sono una donna che si è costruita da sola.
Vengo da una città di provincia, senza particolari aiuti, e in questi dieci anni ho sempre lavorato duramente. Ho fatto provini, studiato e cercato di conquistarmi ogni opportunità con impegno e trasparenza. Quest’anno ho percepito un riconoscimento che forse in passato non avevo ricevuto. Anche un semplice “brava” per me ha un valore enorme, perché so quanto lavoro c’è dietro. Me lo sono goduto fino in fondo, ma so che il percorso continua. Bisogna studiare, migliorarsi e alzare sempre l’asticella. Sono una vera stacanovista.
Molti artisti raccontano la precarietà del mondo dello spettacolo. Tu come la vivi?
Quando mi chiedono che lavoro faccio, rispondo sempre “libera professionista”, perché è la definizione più corretta. Questo è un settore molto altalenante. Dal mio punto di vista sono stata fortunata perché, grazie ai social, sono riuscita a costruire anche un’attività parallela. Continuo a coltivare il sogno televisivo — quello di diventare una conduttrice di successo — perché è ciò che mi rende davvero felice e mi appaga. Allo stesso tempo sono cresciuta insieme al mondo digitale e mi viene naturale comunicare attraverso i social, raccontarmi nelle storie, creare contenuti e dialogare con la mia community.
Ho la fortuna di avere un pubblico molto affezionato: alcuni mi seguono fin dagli inizi sul web, altri mi hanno conosciuta attraverso la televisione. Si è creata una grande famiglia e questo sicuramente aiuta ad affrontare i periodi più difficili o incerti. Non nego che la precarietà esista, ma io continuo ad amare profondamente la televisione. Si parla spesso di crisi del settore, ma spero che la TV continui a essere centrale. Forse sono all’antica, ma credo ancora nel valore della televisione. Ai ragazzi dico sempre: guardate la TV ogni tanto, non solo i social. Facciamo salire gli ascolti!