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Gianluca Gazzoli al Giffoni Film Festival: “Il Basement sembrava impossibile, oggi è una delle cose più belle della mia vita. Sui social serve educazione, non divieti”

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Gianluca Gazzoli è stato protagonista di un incontro con i giovani al Giffoni Film Festival, dove si è raccontato parlando del percorso che lo ha portato al successo, dal podcast Basement alla radio, passando per la televisione, il Festival di Sanremo e il doppiaggio di Toy Story.

Intervista a Gianluca Gazzoli al Giffoni

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Gianluca Gazzoli. Parlando del tema del Giffoni di quest’anno “Le cose impossibili”, ha dichiarato: “Devo dire che sicuramente il Basement fa parte di una di quelle cose. Quando ho iniziato e cercavo di spiegare quello che volevo fare, quello che mi sarebbe piaciuto succedesse, in tanti mi dicevano che era impossibile. Poi vedere tutto quello che è accaduto successivamente e quello che sta succedendo oggi mi fa pensare proprio a una di quelle cose che sembravano impossibili e che invece si sono verificate”.

Parlando del successo del podcast, arrivato in un periodo in cui il fenomeno dei podcast non era ancora esploso, Gazzoli ha individuato una parola chiave: autenticità. “Secondo me la chiave è proprio l’autenticità. Il Basement, quando è nato, non era un trend e non era una moda: nasceva da una mia esigenza personale, quella di incontrare persone, chiacchierare con loro e tirare fuori qualcosa che fosse utile sia per me sia per il pubblico. Quando qualcosa nasce in modo spontaneo e autentico funziona. Quando invece è costruito o fatto in modo artificiale per raggiungere altri obiettivi, prima o poi qualcosa si inceppa”.

Ripercorrendo gli anni del podcast, Gazzoli ha spiegato che sono stati tanti gli incontri capaci di lasciargli qualcosa: “Ci sono state moltissime interviste che mi hanno colpito. La cosa bella non è soltanto la singola puntata, ma il fatto che, mentre sto facendo altre cose nella vita, mi tornano in mente frasi dette dagli ospiti. Alberto Angela, Charles Leclerc, Valentino Rossi, Gianluigi Buffon, Paolo Bonolis e tanti altri, pur arrivando da mondi completamente diversi, mi hanno lasciato una piccola lezione che poi è tornata utile in altri ambiti”.

Tra gli incontri che lo hanno fatto maggiormente riflettere, Gazzoli ha citato quelli con esperti e personalità provenienti da mondi diversi: “Ci sono state interviste con psicoterapeuti, filosofi e persone che mi hanno aiutato a guardare le cose da prospettive diverse. Anche quella con Cesare Cremonini mi è rimasta particolarmente impressa. È difficile sceglierne una sola”. L’anno appena trascorso è stato ricco di nuove esperienze: dalla partecipazione al Festival di Sanremo al doppiaggio di Toy Story.

Un periodo che Gazzoli descrive come un momento di grande consapevolezza: “Sto cercando ancora di capirlo, ma è sicuramente un momento bello. È il periodo in cui inizio a vedere i puntini che si ricollegano. Tante cose fatte negli anni, quando magari ti chiedevi ‘ma perché sto facendo questo? Ne varrà la pena?’, oggi trovano un senso. È bello vedere che tutti i mondi che mi incuriosiscono stanno andando avanti e, soprattutto, vedere l’affetto delle persone. Questa è la soddisfazione più grande: capire che, anche attraverso strumenti diversi come la televisione, la radio, Radio Deejay o il Basement, qualcosa arriva alle persone”.

Spazio anche al tema dei giovani e dei social network, dopo il dibattito sul divieto francese per gli under 15. Da padre e da persona che lavora quotidianamente con le piattaforme digitali, Gazzoli ha spiegato la sua posizione: “Secondo me vietare non serve a niente. Fare una regola in cui semplicemente proibisci l’accesso non funziona, perché i ragazzi cercheranno comunque altri modi per entrare”. La soluzione, secondo lui, passa dall’educazione: “Bisogna educare, dedicare molto più tempo a questo aspetto, dare valori e una bussola per capire come muoversi in questi territori. La cosa che farei davvero è legare l’iscrizione ai social network a un’identità verificata, come una carta d’identità. Su questo sarei disposto anche a scendere in piazza, perché oggi stiamo vedendo gli effetti di un mondo difficile da controllare. Io sono il primo a utilizzare social e piattaforme, cercando di farlo in modo responsabile, ma bisogna lavorare sulle fondamenta”.

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